Recital del tenore Celso Albelo

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fotoRossini Opera Festival, XXXIV Edizione

Pesaro – Auditorium Pedrotti

 

(20 agosto 2013)

 

Il tenore di Tenerife inizia il recital con un omaggio alla sua terra spagnola con due serie di Lieder di Joaquín Turina (1882-1949) e di Carlos Guastavino (1912-2000).

Poema en forma de canciones” di Turina si apre con una lunga pagina melanconica con doppio tema ripetitivo e ampia melodia eseguita da Giulio Zappa al pianoforte, intitolata Dedicatoria. La musica è varia e molto bella con la tipica atmosfera spagnola. Le canzoni per voce e pianoforte (Nunca olvida, Cantares, Los dos miedos, Las locas por amor) si sviluppano nel registro centrale e il tenore le affronta con vocalità robusta, di buona grana, ammorbidendo e squillando con generosità.

El sampedrino” una dolce canzone di Carlos Guastavino permette ad Albelo di usare la pienezza e la morbidezza del suo registro medio e di esprimere sentimento; “Milonga de dos hermanos” evidenzia la sua ampiezza vocale; “Pueblito mi Pueblo”, un po’ triste, è cantata con voce ben modulata; “Ya me voy a retirar”, improntata su un’atmosfera nostalgica, ha un’intensa interpretazione; in “Pampamapa”, più mossa nella musica e con una tessitura più alta, la voce tocca tutti i registri e si esprime con dolcezza.

Vista l’atmosfera sombre di questi lieder, sarebbe sufficiente una sola serie.

Finalmente arriva Rossini con la “Canzonetta spagnuola”, ma il clima non si vivacizza molto, perché il tenore predilige i suoni gravi, ha poca fluidità nel canto di coloratura e nelle progressioni acute.

Interpreta con generosità vocale la scena e aria di Leicester “Della cieca fortuna… Saziati, o sorte ingrata” da Elisabetta, regina d’Inghilterra di Rossini, la voce è tanta e la può lanciare o dosare a suo piacimento, purtroppo canta più di forza che di cesello e gli acuti robusti e ampi sono nasaleggianti e non in maschera.

Attacchi vigorosi, suoni nasali, modo di porgere poco sciolto nel Recitativo e aria di Gennaro Partir degg’io … T’amo qual s’ama un angelo” da Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, ma, quando ammorbidisce, il suono è gradevole, una voce enorme che andrebbe gestita sul fiato e non col fiato. Introduzione sentimentale del pianoforte col tocco delicato del pianista.

Dopo un inizio morbido, canta il Recitativo e aria di EdgardoTombe degli avi miei … Fra poco a me ricovero” da Lucia di Lammermoor con fiati lunghi, buona messa di voce, acuti spinti, emissione di forza che diminuisce il valore di questa grande voce.

Nei tre bis ritroviamo il Celso Albelo noto, perché è il repertorio da lui più frequentato.

Canta molto bene “Una furtiva lacrima” da LElisir d’amore di Donizetti, con inizio delicato, espansioni acute naturali, uso della messa di voce, emissione guardinga sul fiato, linea di canto morbida.

Attacca a mezza voce il lamento di Federico “È la solita storia” da L’Arlesiana di Cilea, tiene una linea di canto intimistica e trova la giusta espansione in acuto, ma forza comunque sempre i suoni.

Baldanzoso e sicuro nell’emissione anche nel passaggio all’acuto, si cala nei panni del Duca di Mantova con “La donna è mobile” da Rigoletto di Verdi, l’irruenza c’è ma i suoni sono più liberi, lo squillo è robusto e luminoso.

Maestro accompagnatore al pianoforte il bravo Giulio Zappa.

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