La festa di Montevergine, ricordando Luisa Conte

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fotoIl gesto febbrile senza mai essere eccessivo, quell’impazienza che rendevano Luisa Conte grandiosa sul palco vengono soltanto accennati da Lara Sansone, a sostituirsi è un accenno di sorriso ad ogni applauso del pubblico, felice di averli meritati forse o felice perchè indossa i panni che furono di nonna Luisa. A venti anni dalla morte di Luisa Conte le due nipotine predilette, la “bionda e la bruna”, Lara ed Ingrid Sansone portano in scena “La festa di Montevergine” di Raffaele Viviani, tre atti in cui a mischiarsi sono sacro e profano, religiosità e vizi. Lo stesso testo che la Conte portò in scena ben 25 anni fa, opera imponente per il numero dei personaggi e per i cambi di scena. Tante le novità di quest’allestimento. In primis il debutto alla regia di Lara Sansone che ha fortemente creduto in questo progetto. Il secondo è la scelta dei personaggi, molti figli d’arte, eredi di quella generazione di attori che con nonna Luisa hanno condiviso il palco. Il terzo è il totale assorbimento del pubblico nella messa in scena. Sul palco tante luminarie e in platea tavoli e sedie di legno al posto delle poltrone rosse, il teatro come una taverna con tanto di taralli e vino rosso, così da far vivere al pubblico un percorso unico, inseriti nella rappresentazione, specie del primo e secondo atto. La commedia si apre infatti su una sorta di belvedere all’esterno del santuario di Montevergine, siamo sulla “montagna” che i pellegrini scalano per chiedere la grazia alla “Madonna Schiavona”. La festa è sia un rito sacro che un momento di svago, ci si emoziona ai canti dei pellegrini, alle invocazioni di genti povere che da ogni dove (Irpinia, Molise, Lucania) giungono al tempio con ceri e devozione (gustosa e ingegnosa l’idea scenografica di far avanzare il portone del tempio per simulare l’entrata dei pellegrini durante i suggestivi canti dei pellegrini). Ma si ride anche al conoscere i protagonisti della vicenda. Sono ‘O sanguettaro e ‘A maesta, la divertentissima coppia Lucio Perri- Lara Sansone, il prototipo del marito succube e della moglie pettegola. Dall’argomento sacro si passa a quello carnale. Nel secondo atto siamo in un’osteria sulla via del ritorno, viene fuori l’intricata vicenda carnale tra Don Rafele ‘O Attunaro (Matteo Salsano), marito di Donna Vincenza (Patrizia Capuano), e Nunziata ‘A farenara (Ingrid Sansone), moglie del gelosissimo Michele ‘O vrennaiuolo (Ciro Capano). ‘A maesta prima e O’ cantante poi contribuiranno a far scoppiare il fattaccio tra gare di canti e risate, promesse di vendetta e rivoltelle. Il giorno dopo resta poco del sacro della festa e molto del profano, a cui per fortuna si trova soluzione. I tre atti di Viviani qui diventano due tempi intensi dove tra musica, canti e litanie ci si diverte e si gusta il folclore di un tempo. Repliche dal venerdì alla domenica.

 

 

Con

Adriano Poledro, Lucio Pierri, Lara Sansone, Antonio Nardiello, Gino Curcione, Rosario Giglio, Salvatore Misticone, Chiara De Vita, Christopher Vanorio, Vincenzo De Lucia, Ciro Capano, Ingrid Sansone, Corrado Ardone, Pasquale Serao, Davide Scafa, Antonio Parisi, Miriam Solla, Lucia Armonia, Rosaria Russo, Mario Aterrano, Matteo Salsano, Patrizia Capuano, Ettore Massa, Corrado Ardone, Giosiano Felaco, Lucia Armonia, Marzia di Maio, Savio De Martino

 

scene Retroscena s.r.l., coreografie Alessandro Di Napoli,

costumi Luisa Gorgi Marchese, musiche di Raffaele Viviani elaborate da Paolo Rescigno Studio 52

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