Natale in casa Cupiello

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Foto di Masiar Pasquali
Foto di Masiar Pasquali

di Eduardo De Filippo
adattato, diretto e interpretato da Fausto Russo Alesi

scene Marco Rossi
luci Claudio De Pace
musiche Giovanni Vitaletti

aiuto Regia Giorgio Sangati

assistente scenografa Giulia Breno

Durata della rappresentazione 105’ circa, senza intervallo

Tommasi’, te piace’ ‘o Presebbio?” è una battuta leggendaria, cucita addosso al viso scavato di Eduardo De Filippo. Ora è un intrepido Fausto Russo Alesi ad avventurarsi, in solitaria, alla scoperta di Natale in casa Cupiello, in scena da martedì 29 ottobre 2013 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 3 novembre) al Teatro Nuovo di Napoli, grazie alla collaborazione tra Fondazione Salerno Contemporanea e il Teatro Pubblico Campano diretto da Alfredo Balsamo.

In solitaria, sì, perché è solo lui a dare la voce a tutti i personaggi di questa famosissima commedia, ironica e amara, in cui tutti sono incapaci di parlarsi apertamente e vivono, nonostante l’ombrello familiare, nella più totale solitudine.

Presentata dal Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, l’opera principe, e comunque tra le più note di Eduardo De Filippo, conosce oggi un adattamento del tutto singolare, impegnativo e al limite dell’assurdo.

Impresa faticosa, ma non impossibile, nata nell’attore da una particolare lettura del testo, magica partitura musicale di parole di cui questa recitazione solitaria rivela sfumature poetiche e note profonde di un’umanità dolente.

Fausto Russo Alesi interpreta Luca e Concetta Cupiello, i due figli Ninuccia e Tommasino, lo zio Pasqualino, Nicolino marito di Ninuccia, Vittorio amante di Ninuccia, il portiere Don Raffaele e il medico che nell’ultimo atto visita Luca in fin di vita: un pullulare di solitudini che, pur vivendo a stretto contatto, non riescono a dialogare e si esibiscono in dolorosi ed esacerbati monologhi quasi monadi di leibniziana memoria.

Di grande attualità il tema dell’incomunicabilità, che ha attraversato dolorosamente il secolo scorso, diventando protagonista di tutti gli aspetti della cultura che riguarda l’incontro/scontro generazionale, e potenzia la rete d’incomprensioni, gelosie, ambiguità, trasgressioni che creano un mondo finto in cui la verità non traspare.

«Nella famiglia di Luca Cupiello – spiega Alesi – il flusso di parole e di emozioni si è interrotto, si è creato un vuoto: non si dialoga più, si monologa. Ragionamenti che mi hanno indotto a questa rilettura ardita e attuale, in cui si rappresenta una “moltitudine di solitudini” e in cui cerco di restituire, ad ognuna, corpo, voce, dramma».

Vedremo allora il giovane Fausto dibattersi in scena fra interlocutori inesistenti, girare il capo più volte, di qua e di là, come a cercare di comunicare con i corpi immaginari di Concetta, Tommasino, Ninuccia, che, solo con la sua fisicità, crea davanti ai nostri occhi le stanze, gli intrecci, gli ambienti, l’universo di Luca Cupiello. E in quest’universo si rende conto di essersi perso. Un’immortale tragicommedia, significata da una scenografia scarna e asciutta, dalla forte valenza metaforica, che, al disvelamento della verità, si trasforma in dramma.

 

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (feriali), ore 18.30 (domenica)

Info e prenotazioni al numero 0814976267email botteghino@teatronuovonapoli.it

 

Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

presenta

Natale in casa Cupiello

 

Perché metto in scena questo testo di Eduardo

È con gioia, paura, emozionata curiosità ed una buona dose di follia, che mi avventuro alla scoperta del teatro di Eduardo De Filippo. È da molto tempo che coltivo il desiderio di accostarmi a questo grande attore-autore-regista e al suo patrimonio drammaturgico e Natale in casa Cupiello, in questa versione solitaria, mi è sembrato un modo possibile, una chiave d’accesso per incontrare la sua arte e il suo linguaggio. È difficile definire Natale in casa Cupiello, perché è un testo semplice e complesso allo stesso tempo. Semplice perché popolare, familiare e complesso perché umano, realistico sì, ma soprattutto metaforico. Quando leggo Natale in casa Cupiello, ho la sensazione di trovarmi davanti ad un meraviglioso spartito musicale, un vibrante veicolo di comunicazione, profondità e poesia.

È incredibile, a soli 31 anni Eduardo recitava la parte del vecchio padre di famiglia, antieroe-bambino, Luca Cupiello, personaggio che avrebbe interpretato credo quasi fino agli ottant’anni. È come se con questo personaggio lui ci avesse raccontato una parabola sulla vita. Questa è oltre tutto un’opera di scambio tra generazioni a confronto. E fu Eduardo stesso che arrivò a affermare che il punto di arrivo dell’uomo è la nascita, mentre il punto di partenza dal mondo e punto di partenza per le nuove generazioni è la morte.

In casa Cupiello scorre appunto la vita: la vita di una famiglia, le fatiche, la ricerca di una felicità e di una bellezza fuori della quotidianità. Anche se la cifra è quella della leggerezza e dell’ironia, dal testo emerge una vena piuttosto amara e desolante. Ci viene presentata una casa misera, distrutta, inguaiata, sotto sopra, gelata, quasi terremotata; ed è Luca che definisce sua moglie Concetta, la regina della casa, come: “Vecchia, aspra e nemica”.

È una famiglia la cui identità è alquanto precaria, non si dialoga più veramente ma si monologa, ed è per questo che credo nella sfida di attraversare questa storia in solitudine. E vorrei che questo effetto straniante di vedere un unico attore posseduto da tutte queste voci aiutasse il pubblico a vivisezionare le tematiche bellissime della tragicommedia.

I personaggi si amano, si giudicano, sbagliano, sono ambigui, gelosi, trasgrediscono; incapaci di parlarsi apertamente si nutrono di finzione, pronti a negare la realtà e a non accettare la verità, vivono di proiezioni, non detti, coperture di chi sa, ignoranza di chi non sa e omertosa solidarietà e quella che dovrebbe essere la casa delle relazioni tra gli uomini, finisce per diventare il primo luogo della mancanza di reale comunicazione.

Ho scelto di utilizzare il mio corpo come unico strumento per suonare questo dramma dell’io e della solitudine, immaginando uno spettacolo d’evocazione tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte, tra lucidità e delirio, tra memoria e presente, tra il palcoscenico e la platea, ossessionato dalle domande: “Te piace o Presebbio?”, “Addo’ sta’ o Presepio?

 

Fausto Russo Alesi

 

 

Fausto Russo Alesi

(Adattamento, regia, interpretazione)

Diplomato alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”; dal 1996 è uno dei soci di A.T.I.R. Nel 2002 ottiene il premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Nella stagione 2000/2001 è Kostja nel Gabbiano di Cechov, diretto da Eimuntas Nekrosius; per questa interpretazione e quella di Natura morta in un fosso di Fausto Paravidino, regia Serena Sinigaglia, riceve il “Premio Ubu” 2002 come miglior attore giovane.

Nel gennaio 2003 è vincitore del 21st International Fadjr Theatre Festival a Teheran (Iran), attribuito dall’I.T.IUnesco. Nel 2004 interpreta Il Grigio di Giorgio Gaber, regia di Serena Sinigaglia, ricevendo il “Premio Olimpici del Teatro” (premio ETI 2004), il premio Annibale Ruccello (2004), il premio Vittorio Gassman, la Maschera d’oro e il Persefone d’oro (2005).

È interprete e regista dello spettacolo Edeyen di Letizia Russo. Ha lavorato anche con Gigi Dall’Aglio, Ferdinando Bruni, Armando Punzo e Gabriele Vacis, con Peter Stein (I demoni di Dostoevskij) e di nuovo con Serena Sinigaglia (L’Aggancio di Nadine Gordimer).

Diretto da Luca Ronconi ha recitato in Il silenzio dei comunisti, Fahrenheit 451, Nel bosco degli spiriti, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia (nel ruolo di Shylock), La modestia di Rafael Spregelburd, Santa Giovanna dei macelli di Brecht (premio Ubu miglior attore non protagonista).

Per il ruolo di Kirillov ne I demoni e di Bottom in Sogno di una notte di mezza estate, ha vinto il Premio Ubu 2009 come miglior attore non protagonista.

Ancora al Piccolo è stato unico interprete e regista di 20 novembre di Lars Norén e, nella stagione 2010/11, ha recitato in Nathan il saggio di Lessing, diretto da Carmelo Rifici.

Tra le altri recenti interpretazioni, protagonista e regista di Cuore di cactus di Antonio Calabrò.

Per il cinema è stato diretto da Silvio Soldini in Pane e tulipani e in Agata e la tempesta; ha recitato, tra gli altri, in Le rose del deserto di Mario Monicelli, In memoria di me di Saverio Costanzo (in concorso al Festival di Berlino), in Vincere di Marco Bellocchio, in concorso al Festival di Cannes 2009, in La doppia ora di Giuseppe Capotondi, in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2009, in La passione di Carlo Mazzacurati, in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2010.

Nel 2012 compare in ben tre pellicole, Romanzo di una strage, regia di Marco Tullio Giordana; Venuto al mondo, regia di Sergio Castellitto e Il comandante e la cicogna, regia di Silvio Soldini. Per Radio Rai ha letto il romanzo Padri e Figli di Turgenev.

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