A piedi nudi nel parco

0
294
Condividi TeatriOnline sui Social Network
Foto di I. M. Coccia
Foto di I. M. Coccia

La commedia A piedi nudi nel parco di Neil Simon, commediografo americano del 1927, fu rappresentata a teatro per la prima volta nel 1963, poi nel 1967 venne realizzata la versione cinematografica con Robert Redford e Jane Fonda come protagonisti.

Esternando una vena un po’ maschilista Simon mette in evidenza la superficialità della donna che, chiusa in un mondo di bambole, non riesce a calarsi nel tran tran quotidiano e nell’incapacità di adeguarsi alla realtà rompe proprio ciò che era l’oggetto dei suoi sogni, il rapporto coniugale. Dopo sei fantastici giorni di luna di miele in una camera dell’hotel Plaza, Paul e Corie si trasferiscono in un piccolo disordinato e fatiscente appartamento al quinto piano di un vecchio palazzo senza ascensore, dove manca quasi tutto e quel che c’è non funziona (telefono, termosifone), persino il lucernario è rotto e lascia entrare la neve. Corie cerca di riordinare e far aggiustare le cose per rendere l’ambiente vivibile, s’illude di prolungare l’atmosfera romantica dei giorni passati, ma Paul, un avvocato agli inizi di carriera, pensa più al lavoro dell’indomani. Da subito quindi cominciano i dissapori, causati dalla differente visione della vita e dalla mancanza di obiettivi comuni, ma soprattutto per l’incapacità di ognuno di entrare nel mondo dell’altro, dissapori che in breve tempo portano i due sposi alla separazione. Lei caccia lui di casa e lui finisce su una panchina di Washington Square Park a ubriacarsi e camminare a piedi nudi nel parco. Questa squallida visione sconvolge Cori che alla fine capisce di amare quest’uomo stabile e fidato. Interagiscono con loro due stravaganti personaggi, che invece sanno come prendere la vita: Ethel la madre di Corie prima castigatissima poi scatenata e Victor Velasco il misterioso inquilino del sottotetto; due personaggi di contorno sdrammatizzano la situazione con la loro ironia, il tecnico del telefono e l’uomo delle consegne.

 

Foto di I. M. Coccia
Foto di I. M. Coccia

La commedia messa in scena al Teatro della Fortuna di Fano da Synergie teatrali in collaborazione il 46° Festival di Borgio Verezzi, aveva una compagnia di bravissimi attori che, sotto la guida del regista Stefano Artissunch, hanno fatto un percorso interiore per giungere al personaggio attraverso l’emotività, fino a diventare i personaggi stessi, per cui nel loro agire e nel loro parlare si nota la spontaneità e non la costruzione teatrale; la delusione, la ribellione, l’ironia, il sarcasmo, il pentimento non hanno nulla di finto, ma sono esternazione di ciò che gli attori sentono in quel momento e questi esuberanti artisti riescono ad intrecciare dramma, farsa e commedia con forza vitale ed esilarante vis comica, senza risparmiarsi neanche fisicamente. Vanessa Gravina, nelle vesti ora casual ora sexy della giovane sposa ipercinetica e iperloquace, esprime benissimo l’affanno e l’insoddisfazione di Corie e tutte le manie del suo piccolo mondo. Stefano Artissunch, nel ruolo dello sposo Paul, passa con magistrale padronanza del palcoscenico dalla compostezza dell’avvocato serio e concreto alla sregolatezza dell’uomo deluso e ubriaco. Ludovica Modugno, una caratterista espressiva e vivace, carica d’enfasi e di ridicolo le effusioni della signora Ethel, Stefano De Bernardin è un Velasco tenebroso, imponente e sicuro di sé e Federico Fioresi è un versatile e simpatico tecnico del telefono e anche l’uomo delle consegne.

L’agitazione regna sovrana fra queste squallide mura e si esprime con la concitazione della parola e del gesto e con un’energia ipercinetica incontrollabile e continua, nonostante le sei rampe di scale che fanno arrivare tutti trafelati, col fiatone e col corpo contorto e gli occhi strabuzzati dalla fatica. Le situazioni sono esilaranti e gli atteggiamenti sono caricati per creare comicità.

Una resistenza al di là del normale per questi bravissimi attori, oltre ad una naturalezza di recitazione e d’interpretazione, a cui si arriva solo dopo lungo studio e lunghe prove.

Funzionali le trasparenze delle pareti e del lucernario che lasciano vedere ciò che accade fuori scena.

Scena di Francesco Cappelli, costumi di Marco Nateri, luci di Giorgio Morgese.

Uno spettacolo da vedere, ma anche da accorciare un po’ specialmente nella prima parte.

Foto di I. M. Coccia
Foto di I. M. Coccia

 

 

LEAVE A REPLY