Beniamino con Ennio Fantastichini

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Foto di Tommaso Le Pera
Foto di Tommaso Le Pera

Ennio Fantastichini porta in scena il grande successo internazionale di Steve J. Spears vestendo i panni di Robert O’Brien, un professore di eloquenza shakespeariana che per vivere toglie i difetti di pronuncia alle signore della piccola cittadina di Toorak in Australia.

Professionale e morigerato durante le lezioni, nel privato Robert abbandona il suo ruolo ed esprime il desiderio di essere donna. Indossa abiti femminili, si lancia in spiritosi balletti sulle note dei Rolling Stones ed intrattiene esilaranti conversazioni con due confidenti d’eccezione: Will (William Shakespeare) e Mick (Mick Jagger).

È omosessuale Robert, ma nessuno deve saperlo. Teme le malelingue, ma soprattutto teme di perdere il lavoro. Allora si nasconde dietro ad un paio di pantaloni a quadretti e una camicia da uomo, ‘vivendo’ una vita che non gli appartiene.

La quasi totale assenza di una sfera privata aiuta Robert a tenere nascosta la propria omosessualità, ma l’arrivo di Beniamino Franklin, un dodicenne con problemi di balbuzie, ha un effetto destabilizzante. Il ragazzo, dalle chiare tendenze omosessuali, attira sin da subito l’attenzione del professore, il quale finirà per innamorarsi. L’unico con cui Robert parla dei propri sentimenti è Bruce, un vecchio amico al quale confida l’eccitazione, ma anche la malinconia e la solitudine. Un crescendo di emozioni dall’epilogo drammatico.

Forte e all’avanguardia, questo monologo scritto nel 1976 si rivela ancora attuale. Diversità, omofobia e solitudine, sono infatti tematiche scottanti oggi come allora; tematiche che il regista Giancarlo Sepe trasferisce con abilità in una struttura narrativa dinamica e dal ritmo incalzante. Sul palco c’è un solo interprete, ma non ci si accorge dell’assenza degli altri personaggi. Questi vivono attraverso le parole, i gesti e gli sguardi di Fantastichini che si rivela eccelso. Un interprete versatile che si lancia in scene di grande comicità per poi abbandonarsi al dramma, interiorizzando i moti che smuovono l’animo di Robert e riuscendo a trasporli sul palco con immediatezza. La scelta delle luci (Umile Vainieri) e delle musiche (a cura di Harmonia Team) si rivela, a tal proposito, ottima nell’accompagnare l’attore nei cambi di tono, sottolineando gli stati d’animo del protagonista.

Uno spettacolo che mette in scena il dramma di un uomo che è allo stesso tempo accusato e vittima di una società che lo respinge con disprezzo. Nascostosi troppo a lungo dietro ad una maschera, Robert ha finito per perdere se stesso, ma nonostante questo non si arrende. “Io voglio vivere, voglio resistere!”, dice. Un toccante monologo nel quale, tra follia e lucidità, si mette a nudo. “Mi aiuti!”, grida. Un tono lucido, come lucida è la sua mente quando lo pronuncia. Un grido che è una disperata richiesta di aiuto, ma anche un invito a riflettere sull’importanza delle libertà individuali e sui devastanti effetti che possono scaturire dalle discriminazioni, di qualsiasi genere esse siano.

 

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