“L’Uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello

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Un brillante Corrado Tedeschi entra in scena a luci accese e comincia a interloquire con grande nonchalance con un pubblico sconcertato e divertito che si interroga che relazione abbia con Pirandello questa sorta di divertissement. Mistero chiarito quando l’attore racconta che gli eredi di Pirandello hanno mandato due ipotetici personaggi estrapolati da sue commedie per verificare se Tedeschi fosse all’altezza e quindi in grado di entrare nel personaggio del “uomo dal fiore in bocca”. Tedeschi con garbo e ironia coinvolge un pubblico dapprima stranito poi divertito nel mondo di Pirandello sui temi del vero e del falso, dell’essere e dell’apparire.

Piccolo intervallo poi il sorriso cede alla severa attenzione che questo dramma secco e angoscioso richiede. “L’Uomo dal fiore in bocca”, è la dolente storia di un uomo che, in una stazione ferroviaria notturna e deserta, racconta ad uno sconosciuto che interviene di rado con battute ovvie e banali, la sua condizione di fuggitivo. Fugge dalla morte che lo insegue e dalla moglie le cui amorevoli attenzioni lo opprimono ed è proprio la vicinanza della morte che ha reso più lucida in lui la capacità d’indagare il mistero della vita. Nel dialogo con lo sconosciuto l’uomo – a conferma del paradosso che i beni si apprezzano solo nel momento in cui vengono a mancare – inizia con una serie di riflessioni sull’esistenza, sulla importanza della quotidianità, delle piccole cose che, in condizioni normali, sono giudicate insignificanti.Immagini normali, le vetrine dei negozi, la gente per strada, diventano il simbolo stesso della vita che scorre; monotona banale, ma viva. Ciò lo rende amaramente ironico e nel contempo consapevole che, oltre questa vanità di forme, c’è soltanto il nulla. Ma il tenace attaccamento alla vita dell’uomo non ha nulla di patetico anzi egli si affida all’ironia quando chiama “fiore” l’epitelioma che lo condanna a morte.

Tutto il dramma è dominato da un forte senso di incomunicabilità e solitudine.

Su questo scenario di pietà e dolore scende, infine, lentamente il crepuscolo, rappresentato idealmente dalle ultime parole dell’uomo:

“E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. All’alba, lei può fare la strada a piedi. Il primo cespuglietto d’erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò […]. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando […]. Buona notte, caro signore. ”

Corrado Tedeschi in grande spolvero dimostra di essere un attore eclettico, brillante, elegante, raffinato, intenso.  Bravi anche i comprimari Claudio Moneta e Roberta Petrozzi.

Ottima la regia di Marco Rampoldi.

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