‘Na specie de cadavere lunghissimo

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fotoun’idea di Fabrizio Gifuni

da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico

con Fabrizio Gifuni

disegno luci Cesare Accetta

regia Giuseppe Bertolucci

ripresa in esclusiva per il Teatro della Pergola

materiali per una drammaturgia:

da Pier Paolo Pasolini “Scritti Corsari”, “Lettere Luterane”, “Siamo tutti in pericolo” (intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell’1/11/1975), “La nuova forma della meglio gioventù”, “Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo”, di Giorgio Somalvico “Il Pecora”

Fabrizio Gifuni riprende per sei repliche in esclusiva per il Teatro della Pergola ‘Na specie de cadavere lunghissimo uno spettacolo nato quasi dieci anni fa, come scriveva il regista Giuseppe Bertolucci “dal desiderio di distillare, nell’alambicco del monologo, sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti”: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro così come i suoi versi friulani e gli endecasillabi inediti e sorprendenti del poemetto Il Pecora del poeta milanese Giorgio Somalvico che, in un romanesco crepitante e reinventato, costringe in metrica il delirio di Pino Pelosi, detto er rana, nella sua scorribanda notturna alla guida dell’Alfa GT, per le strade di Roma e di Ostia, dopo l’omicidio.

Uno spettacolo che ridisegna la sala della Pergola e riduce la capienza a soli 400 spettatori a recita, invitati a infrangere la quarta parete e condividere l’azione dai tavolini allestiti in platea, per la precisa scelta registica di realizzare un vero dialogo con il pubblico.

Sono sempre più convinto che i teatri, oggi più che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro Paese – sottolinea Fabrizio Gifuni – Non mi vengono in mente tanti altri luoghi, come il teatro, dove una comunità possa continuare a ritrovarsi, liberamente, per condividere un momento di pura conoscenza emotiva. Il corpo a corpo con lo spettatore fa del teatro un’esperienza unica e irripetibile. Il campo magnetico prodotto dall’incontro tra il corpo degli spettatori e quello dell’attore può determinare, a patto che in scena accada realmente qualcosa, un cortocircuito che non ha uguali dal punto di vista delle emozioni e della conoscenza.”

Na specie de cadavere lunghissimo è il primo capitolo di quella che è diventata negli anni “l’antibiografia di una nazione” il racconto di ciò che eravamo, di ciò che siamo diventati o di ciò che in fondo siamo sempre stati. “Per opporsi al rischio della sistematica distruzione della nostra memoria storica – dice Gifuni – era necessario ricostruire una mappa cromosomica dell’Italia e degli italiani per orientarsi meglio in un presente troppo spesso buio, opaco e pericoloso.”

Il «teorema pasoliniano» – genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo – si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione. “Il Pecora” poema in due deliri, generando i tratti identitari, le de-motivazioni profonde, ripensa quell’assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione. Una sorta di agone tragico (inteso come «scontro», ma anche come «agonia») tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e una sola voce, che de-genera, senza soluzione di continuità, da vittima a carnefice, da dottor Jekyll a mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare.

Un monologo, un atto unico di una sola ora, composto da due scene, due tempi di una stessa unica musica, un requiem lento e inarrestabile, una sinfonia di morte, un assolo di dolore. Fabrizio Gifuni dà voce al Pasolini degli ultimi giorni per poi spogliarsi dei panni dell’intellettuale e avviarsi a passi lenti, solo, nudo, al giudizio e al passaggio dalla vita alla morte, trasformandosi infine nel suo assassino per raccontare l’ultima notte e quella corsa per le strade di Ostia tragicamente spenta con quella specie di cadavere lunghissimo.

In una congiunzione ideale tra due epoche molto diverse della letteratura italiana, e tra due figure di intellettuali assai differenti tra loro, ma tutti e due in un certo senso concentrati sul loro presente quanto su un futuro che preconizzavano come preoccupante, e anche per questo “esiliati” fisicamente e moralmente, Fabrizio Gifuni concluderà la sua permanenza a Firenze con un passaggio dal Goldoni: lunedì 9 alle 17.45 (ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili) leggerà brani dal Principe di Niccolò Machiavelli così come ha fatto in un audio libro per l’edizione del classico rinascimentale pubblicata recentemente da Loescher. L’evento curato dal professor Riccardo Bruscagli, è anche l’apertura ideale della mostra La via al Principe: Machiavelli da Firenze a San Casciano che si terrà alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dal 10 dicembre al 28 febbraio 2014.

TEATRO GOLDONI

Via Santa Maria, 15 – Firenze

9 DICEMBRE, ore 18 ingresso libero

FABRIZIO GIFUNI LEGGE IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI

in occasione della mostra La via al Principe: Niccolò Machiavelli da Firenze a San Casciano (Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, 10 dicembre/28 febbraio)

con la partecipazione di Riccardo Bruscagli

Info: www.teatrodellapergola.com

Orario spettacoli: dal martedì al sabato: ore 20.45, domenica: ore 15.45.

Prezzi biglietti interi: Platea: € 30, Posto Palco: € 22, Galleria: € 15

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