Se mi avessero detto…

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fotodi Gianni Guardigli

con in o.a. Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Evelina Nazzari, Alessandro Pala

scene e costumi Alessandro Chiti

Luci Roberto Tamburoni

foto di Guillermo Luna

regia Giuseppe Venetucci

produzione Studio 12 diretto da Isabella Peroni e Tavole da palcoscenico

 

Un telefono squilla e la quotidianità di Clara ed Ettore si sfracella in un susseguirsi di situazioni assurde, grottesche, da non sembrare reali, da far credere ai protagonisti di vivere un incubo dal quale è impossibile uscire.

Clara, (Nunzia Greco) impiegata ministeriale ed Ettore (Piergiorgio Fasolo) piccolo imprenditore, sono sposati da diversi anni, quando una telefonata gli comunica che devono recarsi in questura: il loro unico figlio amatissimo e viziatissimo ha cosparso di benzina un senzatetto, dopo averlo derubato…

Il loro mondo crolla, le loro “certezze” vanno in fumo… e inevitabilmente si ritrovano a doversi confrontare…

In sala di attesa incontrano Orsetta (Evelina Nazzari) e Paolo (Alessandro Pala), un’attrice e un giornalista di un famoso quotidiano, sono stati convocati perché la madre di Orsetta, di oltre ottanta anni, è stata colta con le mani nel sacco!! E’ accusata di un insolito furto, nonostante sia una donna facoltosa….. Anche a loro sembra di vivere un brutto sogno…

Divertente, ironica e amara la nuova commedia di Gianni Guardigli diretta da Giuseppe Venetucci, ci racconta i nostri giorni, la nostra epoca, caratterizzata da un profondo degrado culturale e sociale.

 

Note di regia

Questo nuovo testo di Gianni Guardigli affronta in maniera grottesca e dolente la crisi dell’individuo nell’Italia di oggi e nell’Europa.

Il fascino della commedia consiste nel rapporto tra una banale realtà quotidiana e l’echeggiare di valori simbolici che la trascendono. Un affresco che mette in luce la crisi della nostra società contemporanea, imbevuta di quella che può definirsi una pseudocultura. Una gioventù abbandonata a se stessa da genitori impiegati tutti e due negli uffici, che sovente si è formata sulla pubblicità e sugli echi dei successi chiassosi nelle arti dello spettacolo, condannata alla mediocrità e che cerca di fuggire dalla noia quotidiana con un gesto clamoroso: il figlio Manfredi che tenta di dare fuoco al clochard dopo averlo derubato.

L’Autore affronta tutti temi di attualità: l’assenza totale di meritocrazia perché sono le chiavi della politica ad aprire tutte le porte, il razzismo, la tragedia della emigrazione, la guerra, la truffa e l’inganno, la malattia, l’orrore della vecchiaia, il suicidio, i servizi sociali, lo sfacelo di una società priva di punti di riferimento.

Una satira mordace con uno sguardo pieno di ironia sulle frustrazioni, sulla incomunicabilità che ci circonda, sull’inutilità della vita, sul senso del vuoto, del nulla, dove tutto è estremamente ripetitivo, la vita è come un tornante che si avvita su se stesso. Una cultura letteraria appare pur nel linguaggio spicciolo, un modesto repertorio di frasi fatte, immediato ed a volte spiritoso.

La crisi della famiglia di oggi è vissuta nel rapporto madre-figlio e figlia madre, un amore visto con humour, senso di impotenza e profonda tenerezza. Due coppie di mezza età (Clara ed Ettore, Orsetta e Paolo) vivono nella stessa via della stessa città e non si conoscono, ma un vero coup de théatre dimostra che in realtà due di essi già si erano conosciuti. Un episodio apparentemente futile mette in contatto i quattro personaggi che si abbandonano alle loro confidenze, si scontrano, si riuniscono, si separano e si ritrovano. Alla fine si intravede un flebile barlume di speranza nel futuro, si sente da lontano la presenza di Dio.

Le affinità e le insanabili contraddizioni dovute a culture e estrazioni sociali diverse creano un tessuto di impietosa ironia, ma poi le intermittenze dell’anima provocano lampi di luce che segnano tracciati verso il futuro”, così l’Autore. Una lampadina accesa in pieno giorno ci ricorda il nostro buio interiore. Il nostro sforzo interpretativo sul testo è comunicare l’interiorità, scavando nel profondo dell’anima, in cui il non detto non è mai l’indicibile. “Ci si immerge sempre più in un percorso a più livelli in cui ogni tipo di pubblico può ritrovarsi e riconoscersi”.

In scena al Teatro Belli (piazza S. Apollonia 11/a tel. 06/5894875 www.teatrobelli.it info@teatrobelli.it) dal 4 al 15 dicembre. Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30. Biglietto intero euro 18, ridotto euro 13.

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