Teatro della Pergola (Firenze): programmazione di dicembre

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foto26 NOVEMBRE/1 DICEMBRE

PRIMA NAZIONALE

Gli Ipocriti e Ass. REP la Compagnia di Repertorio

presentano

SERVO PER DUE

(ONE MAN, TWO GUVNORS)

di Richard Bean

liberamente tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni

tradotto e adattato da

Pierfrancesco Favino – Paolo Sassanelli – Marit Nissen – Simonetta Solder

con gli attori del Gruppo DANNY ROSE

il ruolo del servo è interpretato da

PIERFRANCESCO FAVINO

elaborazioni musicali a cura dell’orchestra Musica da Ripostiglio

musicisti

Luca Pirozzi – chitarra, voce e banjo; Luca Giacomelli – chitarra;

Raffaele Toninelli – contrabbasso e voce; Emanuele Pellegrini – batteria, percussioni e voce;

scene Luigi Ferrigno costumi Alessandro Lai luci Cesare Accetta

coreografie Fabrizio Angelini backstage e foto di Dominick Tambasco

regia

PIERFRANCESCO FAVINO e PAOLO SASSANELLI

Lo spettacolo è realizzato con la partecipazione della Fondazione Teatro della Pergola di Firenze.

Le parole della canzone Tomorrow looks good from here sono state scritte da Richard Bean e Grant Olding.

Il cast* dello spettacolo è formato da circa 22 attori del Gruppo Danny Rose che, suddivisi in due gruppi, si alterneranno nel corso della tournée.

Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Haydée Borelli, Claudio Castrogiovanni, Pierluigi Cicchetti, Ugo Dighero, Pierfrancesco Favino, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Stefano Pesce, Pietro Ragusa, Marina Remi, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Chiara Tomarelli, Thomas Trabacchi, Valentina Valsania ,Roberto Zibetti

Gli attori che andranno in scena al Teatro della Pergola di Firenze sono:

Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Ugo Dighero, Pierfrancesco Favino, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Pietro Ragusa, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Roberto Zibetti

Debutta in prima nazionale a Firenze, Servo per due l’edizione italiana del pluripremiato One Man, Two Guvnors di Richard Bean, affermato commediografo inglese, liberamente tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni. Accolto con clamoroso successo in Inghilterra, al debutto nel 2011 al National Theatre di Londra per la regia di Nicholas Hytner sono seguiti un tour nazionale, tante repliche nel West End e l’anno successivo l’esordio a Broadway.

Lo spettacolo diretto e interpretato da Pierfrancesco Favino è il risultato di un lavoro complesso, articolato e inedito realizzato con il Gruppo Danny Rose, durato oltre un anno. Nasce dalla duplice volontà di approfondire un progetto di rilettura contemporanea di un classico della commedia dell’arte e di sperimentare la possibilità di un teatro che avvicini il pubblico al suo spirito più autentico, la vita. Un teatro che consideri lo spettatore parte del processo creativo. Un teatro popolare interpretato da attori che hanno deciso di abbandonare le logiche delle produzioni tradizionali, per proporsi come compagnia allargata di repertorio: REP. Laboratori, incontri e prove hanno coinvolto oltre 22 attori che si avvicenderanno nella tournée e tutte le fasi dell’allestimento sono state raccolte in un reportage che accompagnerà le repliche nei teatri italiani. La commedia unisce alle classiche battute e colpi di scena il coinvolgimento diretto del pubblico e l’esecuzione dal vivo delle musiche dell’orchestra Musica da Ripostiglio e della canzone originale di Richard Bean e Grant Olding.

Il moderno Arlecchino di Pierfrancesco Favino vive negli anni Trenta a Rimini, si chiama Pippo, ha appena perso il lavoro e si ritrova depresso, senza soldi e senza la possibilità di poter mangiare. Disperato e ossessionato dal cibo comincia a cercare un nuovo mestiere e dopo vari tentativi accetta di lavorare contemporaneamente alle dipendenze di due diversi padroni, trovando così il modo di raddoppiare il suo salario e i suoi pasti.

Uno è Rocco, un piccolo malvivente del Nord, ora a Rimini per riscuotere una notevole somma, dopo aver concluso un affare con Bartolo, padre della sua fidanzata Clarice; l’altro è Lodovico, anch’egli noto malfattore. Essere al servizio di due padroni, significherà per Pippo avere anche un doppio carico di lavoro; dovrà ricordare quali ordini e da chi gli verranno impartiti. Dopo un po’ di tempo, frequentando le due case, Pippo scoprirà che in realtà “Rocco”, sotto mentite spoglie, non è altro che la sua sorella gemella: Rachele.

Il vero Rocco, infatti, è stato ucciso dal fidanzato di Rachele, Lodovico (l’altro suo padrone). Destino vuole che questi, ricercato dalla polizia, sia nascosto a Rimini e stia aspettando di riunirsi a Rachele. Pippo, quindi, dovrà evitare che i suoi due padroni si incontrino, al fine di scongiurare che ognuno di loro capisca che sta lavorando anche per qualcun altro…

 

Giovedì 28 Novembre, ore 18.00

Pierfrancesco Favino e gli attori della compagnia Danny Rose incontrano il pubblico. Ingresso libero

 

 

3/8 DICEMBRE

Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

Fabrizio Gifuni

NA SPECIE DE CADAVERE LUNGHISSIMO

da un’idea di Fabrizio Gifuni

da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico

con Fabrizio Gifuni

disegno luci Cesare Accetta

regia Giuseppe Bertolucci

ripresa in esclusiva per il Teatro della Pergola

 

 

materiali per una drammaturgia:

da Pier Paolo Pasolini “Scritti Corsari”, “Lettere Luterane”, “Siamo tutti in pericolo” (intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell’1/11/1975), “La nuova forma della meglio gioventù”, “Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo”, di Giorgio Somalvico “Il Pecora”

Fabrizio Gifuni riprende per sei repliche in esclusiva per il Teatro della Pergola ‘Na specie de cadavere lunghissimo uno spettacolo realizzato quasi dieci anni fa insieme a Giuseppe Bertolucci, nato dal desiderio di organizzare un grande racconto sulla trasformazione del nostro paese attraverso la voce di due grandi maestri come Pasolini e Gadda. Na specie de cadavere lunghissimo è il primo capitolo di quella che è diventata negli anni “l’antibiografia di una nazione” il racconto di ciò che eravamo, di ciò che siamo diventati o di ciò che in fondo siamo sempre stati. “Per opporsi al rischio della sistematica distruzione della memoria storica del nostro paese – dice Gifuni – era necessario ricostruire una mappa cromosomica dell’Italia e degli italiani per orientarsi meglio in un presente troppo spesso buio, opaco e pericoloso. Nella convinzione che i teatri, oggi più che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro Paese.”

Lo spettacolo che ha debuttato quasi dieci anni fa mette insieme i testi più polemici e politici di Pasolini fra cui “Scritti corsari”, “Lettere luterane” e l’ultima intervista rilasciata a Furio Colombo poche ore prima di morire e un poema di Giorgio Somalvico “Il pecora”. Gli endecasillabi del poeta milanese costringono in metrica il delirio dell’omicida, in fuga da Ostia, in un’immaginaria scorribanda notturna alla guida dell’Alfa Gt.

Grazie all’invenzione del personaggio di Piero Pastoso – racconta ancora Gifuni – («Detto Rana – e nun Pecora né Biscia / comm’ a tutti voantri ’n malafede / – ve pozzino cecà! – ve piasce crede…»), il testo dello spettacolo è in grado di operare uno scarto semantico imprevedibile, trovando nei versi di Somalvico l’indispensabile anticlimax alle parole di Pasolini.”

E così il «teorema pasoliniano» – genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo – si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione, delineando – attimo dopo attimo – i connotati dell’assassino. Generandone i tratti identitari, le de-motivazioni profonde, «pensandolo», quell’assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione. Una sorta di agone tragico (inteso come «scontro», ma anche come «agonia») tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e una sola voce, che de-genera, senza soluzione di continuità, da vittima a carnefice, da dottor Jekyll a mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare.

Un monologo, un atto unico di una sola ora, composto da tre scene, tre tempi di una stessa unica musica, un requiem lento e inarrestabile, una sinfonia di morte, un assolo di dolore. Fabrizio Gifuni dà voce al Pasolini degli ultimi giorni per poi spogliarsi dei panni dell’intellettuale e avviarsi a passi lenti, solo, nudo, al giudizio e al passaggio dalla vita alla morte, trasformandosi infine nel suo assassino per raccontare l’ultima notte e quella corsa per le strade di Ostia tragicamente spenta con quella specie di cadavere lunghissimo.

Dal 10 al 20 dicembre

Toni Servillo, Peppe Servillo, Gigio Morra, Betti Pedrazzi

LE VOCI DI DENTRO

di Eduardo De Filippo

regia Toni Servillo

con Betti Pedrazzi, Chiara Baffi, Marcello Romolo, Peppe Servillo, Toni Servillo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Mariangela Robustelli, Francesco Paglino

scene Lino Fiorito

costumi Ortensia De Francesco

luci Pasquale Mari

suono Daghi Rondanini

regista assistente Costanza Boccardi

Produzione

Teatri Uniti Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa Teatro di Roma

in collaborazione con Théâtre du Gymnase, Marseille

in occasione di Marsiglia Capitale Europea della Cultura 2013

Dopo la lunga tournée internazionale della Trilogia della villeggiatura di Goldoni, Toni Servillo torna alla lavoro sulla drammaturgia napoletana e in particolare all’amato Eduardo, a dieci anni di distanza dal successo di Sabato domenica e lunedì.

Eduardo De Filippo è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare – afferma Toni Servillo – dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. E’ inoltre l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Affrontare le sue opere significa insinuarsi in quell’equilibrio instabile tra scrittura e oralità che rende ambiguo e sempre sorprendente il suo teatro. Seguendo il suo insegnamento cerco nel mio lavoro di non far mai prevalere il testo sull’interpretazione, l’interpretazione sul testo, la regia sul testo e sull’interpretazione. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti e il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica.”

Le voci di dentro – continua Servillo – è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria “atomizzazione della coscienza sporca”, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilitò di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.”

Una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni affiancherà in scena Toni Servillo, a partire dal fratello Peppe, nel ruolo di Carlo Saporito, il fratello del protagonista.

12 DICEMBRE, ore 18, Ingresso libero

SPADONI E EDUARDO: UN’IDEA DI TEATRO, UN‘IDEA DI CITTÀ

Incontro con Toni Servillo e con alcuni protagonisti di quella stagione

A vent’anni dalla morte dell’uomo che fu per oltre sei lustri direttore della Pergola, e a quaranta dalla prima fiorentina de Gli esami non finiscono mai il racconto di una relazione intensa e complessa in una stagione di vivaci speranze culturali per Firenze, il passaggio dagli anni Settanta agli Ottanta.

28 dicembre/5 gennaio PRIMA NAZIONALE

ErreTiTeatro30 presenta uno spettacolo prodotto da Roberto Toni

In collaborazione con la Fondazione Teatro della Pergola

Chiara Francini Emanuele Salce

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA

di Natalia Ginzburg

e con Anita Bartolucci

regia di Piero Maccarinelli

scene di Paola Comencini

costumi di Sandra Cardini

Piero Maccarinelli mette in scena la più allegra commedia di Natalia Ginzburg. Una piéce sfrontata, ironica che coglie una coppia nei primi giorni del matrimonio quando la passione e l’allegria devono confrontarsi con le regole della vita matrimoniale. Una grande prova per gli attori, soprattutto per Chiara Francini, attrice fiorentina da sempre impegnata in teatro ma anche nel cinema e in popolari produzioni televisive, che approda sul palcoscenico della Pergola con lo spirito di chi gioca ‘in casa’. Palcoscenico altrettanto familiare per Emanuele Salce che lo ha visto, nel 2012, tra i protagonisti della prima produzione teatrale firmata Fondazione Teatro della Pergola. Attore talentuosissimo Emanuele Salce, ha un legame speciale con questa piéce che suo padre, il grande Luciano nel 1967 trasformò in un film con Monica Vitti e Giorgio Albertazzi. Ti ho sposato per allegria è il ritratto di un matrimonio borghese, quello tra l’avvocato Pietro e Giuliana, una giovane donna di bassa estrazione sociale conosciuta a una festa, ma è soprattutto il racconto della vita travagliata di Giuliana prima di sposare Pietro e che lui dopo le nozze non tarderà a scoprire…

Nel primo atto Giuliana racconta alla domestica Vittoria la sua vita travagliata e l’amicizia solidale con Topazia, la quale era stata legata allo stesso uomo. Giuliana e Topazia si capiscono al volo e si confidano le esperienze vissute con questo personaggio: si tratta di Manolo, il quale aveva finito per piantare in asso entrambe rinfacciando a ciascuna di loro la mancanza di classe (di una classe che, fra l’altro, avrebbe invece caratterizzato l’altra). In seguito a una gravidanza, le vicende della vita avevano poi portato Giuliana ad abortire, rinunciando al figlio di Manolo. Alla fine del primo atto, Giuliana spiega di aver conosciuto Pietro dopo essere svenuta a una festa in seguito a una sbornia.

Nel secondo atto Pietro e Giuliana si rinfacciano l’un l’altra la mancanza di sentimenti profondi che caratterizza la loro relazione: i due non si sono sposati per amore, ma per mancanza di alternative; tuttavia, il carattere gioviale e allegro di entrambi sembra tenere su il legame affettivo.

Nel terzo atto, la visita di un personaggio notevole, la madre di lui, crea tensioni e un effetto comico. Severa e bigotta, la madre di Pietro completa il ritratto familiare insieme a sua figlia, sorella di Pietro. È particolarmente scandaloso, a giudizio della suocera, il fatto che i due non si siano sposati in chiesa: a suo dire, Pietro ha deliberatamente sposato Giuliana allo scopo di darle un dolore.

La sottile ironia della commedia consiste nel raccontare in tono quasi allegro gli eventi più problematici: realtà come l’aborto, la morte, la separazione e l’incomunicabilità nei rapporti di coppia vengono in un certo senso sdrammatizzate e descritte con la massima naturalezza.

Recita del 31 dicembre ore 20.30

Platea55,00 ● Posto Palco35,00 ● Galleria25,00

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