Amletò ovvero gravi incomprensioni all’Hotel Du Nord

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fotoUno spettacolo di GIANCARLO SEPE

Con

Daniele Biagini Laerte – Manuel D’Amario Re

Elena Fazio Rosencratz – Teresa Federico Gertrude

Yaser Mohamed Claudio – Mauro Racanati Guildenstern

Federica Stefanelli Ofelia – Guido Targhetti Amletò

Produzione TEATRO LA COMUNITA’ E LA COMPAGNIA TEATRO IL QUADRO

Avvolto, affascinato sin dall’inizio della mia carriera dal cinema dei “giovani turchi” (Truffaut, Rohmer, Chabrol ecc.) e dopo, a ritroso, dai maestri del realismo poetico francese, Marcel Carnè-Prevert-Trauner da scenografo) e dal poeta Jean Cocteau, di cui anni fa ho curato una messinscena de I PARENTI TERRIBILI, arrivo a questo AMLETO’ (gravi incomprensioni all’Hotel du Nord) proprio per omaggiare l’autore di Porto delle nebbie-Alba tragica-Les Enfants du Paradis e appunto di Hotel du Nord, senza dimenticare quanta influenza ha avuto su di me l’avanguardia storica dei primi del ‘900 (Vitrac, Jarry) che spesso ho messo in scena (I misteri dell’amore- Victor- Ubu Roi). Senz’altro posso dire che non avrei mai fatto questo Amleto giocato, viziato, strutturato, affabulato e scherzato senza questo riferimento al cinema francese che ha condizionato in gran parte anche la storia della tragedia shakespeariana creando ad hoc un antefatto che in qualche modo racconta e giustifica le malefatte dell’usurpatore Claudio, fratello di Amleto padre. Quindi un gioco di passioni e vendette, di amori e sospiri con sullo sfondo le musiche di Ravel, Prokofiev, Faurè e le Foglie Morte (collaborazione alle musiche di Davide Mastrogiovanni). Una scenografia alla Alexandre Trauner (Carlo De Marino e Matteo Zenardi) e una lingua che ha creato in me una vera e propria esigenza: quella di andare sulle assonanze di una lingua ‘francese’ completamente inventata, un Grammelot che ruggisce e amoreggia con i personaggi in un gioco di fonìe divertenti e drammatiche. Non avrei potuto fare altrimenti: la tragedia passa di mano dalla Danimarca alla Francia. E allora, così dev’essere: Amleto diventa AMLETO’.

Si poteva immaginare la tragedia del principino danese, angustiato e depresso, narrata nella Francia del 1939? La famiglia di Elsinore, in viaggio, che approda a Parigi e prende posto nell’hotel sul canale di Saint-Martin, così piena d’umido che non faceva rimpiangere i freddi della gelida Danimarca? Dubbia reputazione avevano gli avventori di quell’albergo alla buona che ospitava ebrei in fuga dalla Germania nazista, esiliati politici, prostitute e protettori, poeti e adolescenti col complesso edipico. La storia di Amleto come narrata da “ I Parenti Terribili “, piena di tradimenti e gelosie, rimpianti e vendette, morti violente e valzer musette, amori inconfessabili e strane apparizioni… Laerte dice alla sorella Ofelia di non innamorarsi di un ipocondriaco visionario, Amleto che sogna la morte del padre a cui aveva ‘concesso’ di amare la madre Gertrude, suo unico amore: ma che Ofelia e Ofelia… egli amava la madre e basta! La spiava mentre indossava le sue calze di seta, ricordava i balli sulla terrazza di notte, appena schiariti da un filare di lampadine colorate, guardava le foto del suo bellissimo battesimo tutto di voile bianco, e la partenza del padre per la guerra, vero eroe, ripagato ,ahimè, con il tradimento e la morte infertagli dal fratello appena rimesso piede sul suolo natìo. A quella morte Amleto reagì malissimo, girava per le stanze e le strade della città con l’ingrandimento della foto del padre, come fosse un novello San Luigi. Hotel du nord: gente che va e gente che sparisce, improvvisi duelli mortali tra contendenti amorosi, sicari maldestri, morti accidentali, e sogni tanti sogni. Letti d’amore e di morte che vagolano nella sera d’estate al chiaro di luna al suono delle voci di Arletty, Josephine Baker e di Marguerite Boule’ch più nota come Fréhel. Canzoni d’amore e di disperazione, che Amleto soffre e vive sullo sfondo di una società impazzita, che corre e balla, e che sta per svanire sotto i colpi di una guerra sanguinaria. Ama la madre che ama il fratello del marito ucciso… Claudio! Piccolo despota, ignorante e donnaiolo, che canticchia: “Où sont mes amants”, e che tradisce Gertrude, senza pietà. Essere o non essere… l’uomo del destino, colui che vendicherà non solo il padre ucciso a tradimento, ma soprattutto il suo amore per Gertrude, incauta madre, incauta moglie e forse, inconsapevole assassina. Tutto troverà la sua risposta nella festa mascherata organizzata nell’ Hotel du Nord… forse! La guerra che scoppia alla fine dello spettacolo svuoterà di colpo l’albergo, mentre Amleto, solo, si aggirerà tra valigie e maschere abbandonate in terra, alla rinfusa, come dei corpi senza più vita.

Giancarlo Sepe

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