Trappola per topi al Teatro Vittoria di Roma

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fotoL’ambientazione della pièce più replicata nella storia del teatro contemporaneo, sul palcoscenico del Teatro Vittoria di Roma genera un forte realismo ambientale. Le scene di Alessandro Chiti ricreano il salotto di una casa degli anni Cinquanta immersa nelle brume della campagna inglese, con pesanti tendaggi che schermano le grandi finestre oltre le quali infuria la tormenta. Dalla sala si percepisce la familiarità e il calore dell’ambiente, riscaldato dalla fiamma che sfavilla nel caminetto e dalla coibentazione delle pareti rivestite di legno, mentre un brivido di freddo pervade ogni volta che si apre la porta d’ingresso per l’arrivo di qualcuno che scrolla la neve sul pavimento.

I coniugi Mollie e Giles Ralston hanno adibito a locanda la loro abitazione e attendono i primi clienti, che giungono sfidando la bufera, mentre la radio diffonde la notizia dell’efferato delitto di una donna a Londra. Inizia una girandola di siparietti, col sottofondo della filastrocca “Three blind mice” sulla musica di Pino Cangialosi, in cui ognuno esprime le sue perplessità sui padroni di casa e gli altri ospiti, rivelando le proprie eccentricità e suscitando reciproci sospetti, poiché tutti possiedono qualche elemento dell’identikit dell’assassino. Il rinvenimento del cadavere della signora Boyle semina il panico: lo psicopatico si aggira per la casa e può colpire ancora. L’arrivo del sergente Trotter, incaricato delle indagini, genera ulteriore scompiglio, facendo emergere il lato oscuro e il segreto di ciascuno, mentre la casa è in totale isolamento essendo stati tagliati i fili del telefono.

Il livello di tensione del testo permane nella trasposizione ideata dal regista, mantenendo l’alternanza dei registri stilistici. La Compagnia Attori e Tecnici, collaudata nella messa in scena del teatro umoristico inglese, affronta con grande affiatamento questo lavoro avvincente, tradotto da Edoardo Erba, per il quale il regista Stefano Messina ha scelto di non snaturare l’ambientazione un po’ retrò degli anni ’50.

L’interpretazione rende tutti i personaggi fortemente caratterizzati. Stefano Messina che cura la regia, nel ruolo del marito è protettivo con la moglie e un po’ inesperto con gli ospiti; la mogliettina di Claudia Crisafio, apparentemente ingenua, è spumeggiante nel desiderio di apparire perfetta nelle vesti di albergatrice. Elisa Di Eusanio delinea i tratti della signorina Casewell con il piglio e la grinta della donna moderna e sicura di sé che nasconde le sue fragilità. Il signor Paravicini di Marco Simeoli col vico truccato e fortemente plastico, esterna comportamenti un po’ maniacali e ripetitivi con l’eleganza e l’aplomb che evocano la figura del mitico Hercule Poirot. Carlo Lizzani tratteggia lo stravagante Cristopher Wren, stralunato e sprovveduto, con casuali momenti di saggezza e perspicacia. Annalisa Di Nola è la petulante signora Boyle, vittima designata; Roberto Della Casa il compassato e lucido maggiore Metcalf. Completa il cast Paolo Zuccari che conferisce al sergente Trotter una notevole dose di ambiguità e imprevedibilità.

La pièce è arcinota, rappresentata ininterrottamente per 55 anni dal 25 novembre del 1952 nel West End a Londra, oltre che in 45 Paesi con traduzione in 24 lingue, nata dalla creatività di Agatha Christie che adattò per il teatro il racconto Tre topolini ciechi, con un equilibrato mix di ironia e suspense. La stessa autrice, per giustificare tanto successo, sosteneva che il testo contenendo aspetti della commedia, del dramma e dell’horror, accontentava i gusti di tutti.

Una messa in scena curata e verosimile realizzata col contributo di Isabella Rizza per i costumi sobri o pittoreschi secondo il personaggio, e le luci di Emiliano Baldini.

 

Teatro Vittoria

Piazza S. Maria Liberatrice,10 – Roma

tel.: 065740170

fino al 6 gennaio 2014

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