La brocca rotta

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fotodi Heinrich von Kleist

traduzione Cesare Lievi

con Paolo Bonacelli Patrizia Milani Carlo Simoni

e con Karoline Comarella, Valentina Morini, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Riccardo Sinibaldi, Roberto Tesconi, Irene Villa, Riccardo Zini

scene Gisbert Jaekel

costumi Roberto Banci

luci Lorenzo Carlucci

produzione Teatro Stabile di Bolzano

regia Marco Bernardi

Personaggi e interpreti

Walter, consigliere di giustizia

Carlo Simoni

Adamo, giudice del villaggio

Paolo Bonacelli

Lume, cancelliere

Roberto Tesconi

Signora Marta Rull

Patrizia Milani

Eva, sua figlia

Irene Villa

Veit Tümpel, contadino

Riccardo Zini

Ruprecht, suo figlio

Riccardo Sinibaldi

Signora Brigida

Giovanna Rossi

Un servitore

Maurizio Ranieri

Lisa

Valentina Morini

Greta

Karoline Comarella

Questa commedia nasce da una scommessa, da un gioco e poche volte un’opera d’arte ha portato così evidenti, anche al suo interno, i segni del gioco e della scommessa. Fu in Svizzera nel 1802 che Kleist e i suoi amici Wieland e Zschokke decisero di trarre una commedia, una satira e un racconto, ispirati da un’incisione di Le Veau intitolata appunto La brocca rotta, appesa nella stanza dove si trovavano abitualmente. Wieland rinunciò all’esecuzione del suo progetto, Zschokke mise insieme un mediocre racconto, mentre Kleist, leggendo con acume ispirato le fisionomie e i gesti di quella piccola gente in ambiente fiammingo-olandese, ne trasse la più bella e sostanziosa commedia di tutto il teatro tedesco. Commedia esilarante, certamente: ma che l’autore non ci vedesse solo un’occasione di riso disimpegnato risulta evidente a chiunque conosca la radicale tragicità e problematicità dell’opera di Kleist.

Il nucleo della Brocca rotta è il personaggio di Adamo, con le sue infinite risorse di mentitore e con quella fuga finale per i campi innevati, sotto gli occhi di tutti, con la parrucca, antiquato simbolo di un’autorità abusiva e coperta di vergogna, che gli sbatte sulla schiena. Adamo, il giudice del villaggio, interpretato da Paolo Bonacelli, è parente dei vecchi semidei osceni e beffardi dal piede caprino, dalla coda villosa, dalle corna di becco, dall’appendice erotica spropositata. Così come certi servi della commedia plautina, come gli Zanni della Commedia dell’Arte, come i personaggi del Ruzante, il Falstaff di Shakespeare, l’Ubu Roi di Jarry.

Commedia della piccineria umana, infestata da superstizione e corruzione: la si potrebbe leggere tutta come una parodia del potere, per questa volta senza niente di cruento o irrimediabile. Dal punto di vista artistico La brocca rotta è l’opera perfetta di Kleist. Il progressivo districarsi del nodo degli equivoci qui non stona e non disturba come nelle sue tragedie, ma anzi conferisce alla commedia una magnifica struttura e uno sviluppo ascendente unitario. Un esercizio perfetto, che ha estasiato generazioni di spettatori.

«Il fascino del testo è tutto nella miracolosa capacità di Kleist di farci divertire parlando di cose serie, anzi serissime, come sono le vicende di un funzionario pubblico corrotto e depravato, bugiardo e pusillanime fino alla patologia» afferma Marco Bernardi, giunto alla sua sessantesima regia «in questa commedia infatti si riesce a ridere e allo stesso tempo a riflettere sulla domanda fondamentale che si pone l’autore: la giustizia è uguale per tutti?».

Per la messa in scena della più bella commedia della letteratura teatrale tedesca, Bernardi ha scelto di dirigere lo stesso cast guidato da Paolo Bonacelli, Patrizia Milani e Carlo Simoni che ha portato al successo Il Malato immaginario di Molière per oltre 170 repliche.

La brocca rotta è una produzione del Teatro Stabile di Bolzano, un ideale ponte culturale tra tradizione teatrale italiana e tedesca.

NOTE DI REGIA

La brocca rotta” è considerata la più bella commedia del teatro tedesco. Tra le opere di Kleist ci appare come un miracolo: una commedia vera e propria in mezzo a testi prevalentemente drammatici e onirici. E’ come se l’autore avesse voluto prendersi una vacanza dall’oppressione dei suoi fantasmi poetici: ne è uscito un capolavoro. Un testo perfetto che rivela una conoscenza sorprendente dei meccanismi del teatro comico: battute, tempi, situazioni. Ma c’è di più, “La brocca rotta” è una commedia molto divertente che si pone una domanda molto seria: è la giustizia uguale per tutti? Kleist scrive un’allegoria sulla corruzione dell’amministrazione prussiana dei primi anni del diciannovesimo secolo che si adatta molto bene all’Italia di oggi. E’ un testo concepito in un periodo di grave crisi politica, simile a quella che stiamo vivendo ora.

L’invenzione più teatrale è il personaggio di Adamo, il giudice del villaggio, interpretato da Paolo Bonacelli, parente dei vecchi semidei osceni e beffardi dal piede caprino, dalla coda villosa, dalle corna di becco, dall’appendice erotica spropositata. Così come certi servi della commedia plautina, come gli Zanni della Commedia dell’Arte, come i personaggi del Ruzante, il Falstaff.di.Shakespeare.l’Ubu.Roi.di.Jarry.

La struttura drammaturgica della “Brocca rotta” è così perfetta che bisogna stare attenti a non rovinarla. Già Goethe, che fu il primo regista a metterla in scena a Weimar nel 1808, sbagliò nel non voler rispettare la sua compattezza: si inventò due intervalli e infranse questo straordinario “piano sequenza” che inizia e finisce senza soluzione di continuità, in tempo reale davanti agli spettatori.

Ho cercato di assecondare questa caratteristica fondamentale, come se lo spettatore assistesse a un processo in diretta nell’aula di un tribunale. La storia vola via con ritmo serrato per un’ora e mezza con il suo grottesco divertimento, ma allo stesso tempo graffia a fondo sull’arroganza sfacciata del potere. Chi vi assiste potrà fare, se lo vorrà, molte similitudini con la storia italiana contemporanea.

Marco Bernardi

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