Le voci di dentro con i fratelli Servillo

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Foto di Fabio Esposito

Il 2014, anno del trentennale della morte di Eduardo De Filippo, inizia proprio nel segno del grande drammaturgo novecentesco. Al teatro San Ferdinando, teatro eduardiano per eccellenza, è di scena “Le voci di dentro”, una delle commedie più amare di Eduardo. A portarla in scena un esilarante Toni Servillo, che torna al teatro di De Filippo dopo il successo di “Sabato, domenica e lunedì”. L’attore e regista partenopeo, che con questo spettacolo ha vinto il Premio Le Maschere del Teatro Italiano (nelle categorie: miglior spettacolo di prosa, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attore e attrice non protagonista a Peppe Servillo e Chiara Baffi) e il Premio Ubu (migliore attore non protagonista), decide di riassumere in un unico tempo i tre atti scritti nel 1948 per la “Cantata dei giorni dispari”. La scena è semivuota e avvolta nella penombra, un solo mobile sul fondo, un tavolo al centro. Le luci di Cesare Accetta scandiscono i tempi e le coscienze. Maria, la cameriera di casa Cimmaruta, dorme distesa sulla tavola, di lì a poco racconterà a Donna Rosa il suo sogno inquietante: “o’ verm ianc’”. La veste onirica è motore dell’azione fin dall’inizio. L’intera commedia oscilla tra realtà e illusione, tra fatti concreti ed incubi spacciati per veri. Gli stessi incubi che spingono Alberto Saporito a denunciare i vicini Cimmaruta per l’omicidio di Aniello Amitrano. Ma il fatto è davvero accaduto? Soltanto a denuncia avvenuta Alberto realizzerà di aver sognato tutto. Ma all’ambiguità dell’illusione onirica segue la meschinità del genere umano. I Cimmaruta, nel timore che Saporito abbia davvero delle prove, si incolpano a vicenda. La coscienza sporca dei personaggi rimescola le carte della commedia, e nella seconda parte si nasconde dietro un velo che divide la scena. Sul palco si alternano momenti divertenti con altrettanti cupi, talvolta sembra di rivedere Eduardo nella battuta strascicata di Servillo e nelle divertenti allusioni “ai morti che non dovevano morire”. Si veda il personaggio di zio Nicola che, chiuso nel suo mutismo, comunica solo con i fuochi d’artificio, metafora di un rifiuto totale della realtà. Ancora nel segno del dramma e della riflessione l’urlo straziante della moglie di Amitrano che implora le prove dell’assassinio del marito. Aspetti questi che Servillo ha personalizzato rispetto alla versione originale non rinunciando a bilanciare sapientemente le risate al riso amaro. Impeccabile la verve di Peppe Servillo, anche se più viscido rispetto all’originale appare il suo Carlo Saporito che preme per vendere tutto il materiale da lavoro (i due fratelli allestiscono feste popolari). Pur essendo una commedia del ’48 “Le voci di dentro” è tanto attuale quanto sono i cupi i tempi in cui viviamo. Un testo che sa parlare allo spettatore e alle coscienze assopite di ognuno.

con Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Toni Servillo, Peppe Servillo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino
scene Lino Fiorito
costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
foto Fabio Esposito
produzione Teatri Uniti di Napoli, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma

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