Sik Sik, l’artefice magico

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Foto di Pepe Russo
Foto di Pepe Russo

Ad introdurre il “Sik Sik, l’artefice magico” diretto da Pierpaolo Sepe è la stessa voce di Eduardo De Filippo, in una registrazione che, a sipario chiuso, intenerisce il pubblico ancora prima che Benedetto Casillo entri in scena. “Il personaggio che più mi sta a cuore, che più amo, è proprio Sik Sik l’artefice magico. Quest’atto unico, diviso in due parti, non ebbe neanche l’onore di nascere in una camera d’albergo o in un camerino di teatro. Fu scritto in treno, durante il percorso Roma-Napoli”. La voce del grande drammaturgo novecentesco introduce la figura del Sik Sik e l’umana fragilità che lo caratterizza. “Si chiama così perchè ero magro magro. E in napoletano si dice sik sik”. La penombra e la malinconia della musica accompagnano l’entrata in scena di Benedetto Casillo, nei panni del famoso prestigiatore, e di Aida Talliante, la moglie gravida Giorgetta. Una parete di legno su cui campeggia la scritta “silenzio” ci suggerisce che siamo all’esterno di un teatro. I due protagonisti aspettano invano l’arrivo di un “complice” in ritardo. Il prestigiatore è allora costretto a ripiegare su un giovane di passaggio, Rafele, spiegandogli tutti i segreti dei trucchi che realizzerà durante lo spettacolo e invitandolo ad essere il suo complice, la persona che farà salire sul palco come “controllore” per la buona riuscita dei numeri di magia. La faccenda si complica quando con ritardo arriva il vero complice Nicola che pretende di sostituirsi a Rafele. Ne nasceranno gag comiche e situazioni esilaranti con il risultato di veder fallire miseramente lo spettacolo. Ma al di là delle risate, Sik Sik nasconde un retrogusto amaro, che nella messa in scena di Pierpaolo Sepe si riconosce a partire dall’entrata in scena dei due coniugi. La povertà delle vesti e l’atteggiamento dimesso dei protagonisti, la successiva messa in scena che fallirà tra risate amare, la drammaticità dello stesso personaggio del prestigiatore, costretto a continui espedienti per continuare a vivere. La miseria della vita che si fa spettacolo. Non solo personaggi comici dunque, la regia di Sepe si ferma sulla tragicità velata della vicenda, che trova in Benedetto Casillo un interprete eccellente.

La messa in scena di Sepe, in sodalizio artistico con Benedetto Casillo da diversi anni, nasce dalla preziosa testimonianza del critico teatrale Giulio Baffi, che durante una replica del “Sik Sik, l’artefice magico” del 1979 al San Ferdinando registrò l’atto unico su cassetta. La preziosa registrazione è diventata un libro (edito da Guida) che testimonia come la versione del ’79 presentasse molte più battute e lazzi improvvisati rispetto alla stesura originale del ’29.

 

Presentato da Fondazione Salerno Contemporanea Teatro Stabile d’Innovazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli, Teatro Festival Italia in collaborazione con Benevento Città Spettacolo.

Con Benedetto Casillo Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi e Aida Talliente

Info: http://www.teatronuovonapoli.it/

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