Il mistero dell’assassino misterioso

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fotoDifficile comprendere il segreto del successo de “Il mistero dell’assassino misterioso”, che ha spinto il teatro Puccini di Firenze ad aggiungere agli spettacoli già in cartellone, previsti per venerdì 7 e sabato 8 febbraio, una replica pomeridiana straordinaria che facesse fronte al tutto esaurito registratosi poco dopo l’apertura del botteghino.

Questa commedia scritta da Claudio Gregori, in arte Greg, appassiona il pubblico da ormai ben 14 anni, quando per la prima volta venne presentata all’Ambra Jovinelli di Roma.

Stupisce constatare come una pièce così poco brillante possa farsi portabandiera della comicità italiana anche all’estero, ove è stata esportata addirittura in Spagna.

Ma veniamo alla trama…

Cosa potrebbe mai accadere se durante la messa in scena della commedia “Il mistero dell’assassino misterioso” improvvisamente uno dei protagonisti, in preda alla febbre, si sentisse mancare le forze e dunque si dichiarasse incapace di continuare la rappresentazione?

Sarebbe in grado il venditore di bibite del teatro, interpretato da Lillo, pseudonimo di Pasquale Petrolo, di prendere il posto dell’attore, momentaneamente debilitato, per consentire allo show di proseguire?

Questi i punti di partenza di uno spettacolo in cui le tinte del giallo, che pretenderebbero di ricalcare quelle delle mystery novel di tradizione anglosassone in stile Agatha Christie, si congiungono con la narrazione metateatrale e la comicità, invero poco divertente e spesso scontata, di Lillo e Greg.

Claudio Gregori (Greg) è Mallory, detective impegnato nel compito di individuare l’assassino della contessa Worthington, misteriosamente uccisa nel suo castello.

Quattro i principali indiziati: Margareth (Vania Della Bidia), figlia della nobildonna, figura tanto sensuale quanto percorsa da brama di denaro, Greta ( Dora Romano), fedele governante tedesca, nonché unica erede della defunta.

Convincente è l’interpretazione del terzo presunto colpevole, Danilo De Santis, alias Henry, folle nipote della Worthington, non mosso da avidità ma dalla gelosia nei confronti della contessa per la relazione con il giovane ed interessato Ashton, anche lui probabile assassino che ha il volto di Pasquale Petrolo.

Come se la caverà il “bibitaro” (Lillo) nei panni del toy boy della nobildonna? Ricorderà le battute che ha ascoltato ogni sera durante lo svolgimento del suo lavoro a teatro, pur non avendo mai assistito ad una rappresentazione integrale dello spettacolo?

Il venditore di bibite, quasi del tutto ignaro del copione e delle posizioni da assumere sulla scena, è la vera causa scatenante della comicità.

Lo stratagemma della metateatralità, innescato e reso necessario dall’inesperienza attorale del bibitaro, svelerà, con la complicità di un sipario traslucido, il “delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano la maggior parte dei rapporti umani”.

Gelosia, dissidi e volontà di primeggiare animeranno gli attori, resi visibili al pubblico nelle loro discussioni, pur trovandosi nella finzione scenica dietro le quinte.

Ciò che muoverà i membri della compagnia teatrale sarà infatti la preoccupazione di sfigurare agli occhi di un noto produttore, presente in platea, alla ricerca di un detective da ingaggiare per una serie televisiva…

E se la commedia si propone di divertire cioè proprio di de-vertere, e dunque di volgere altrove il pubblico, il duo comico romano, con poche gag veramente riuscite, non riesce nell’intento di offrire una piacevole distrazione.

 

1 COMMENT

  1. Gent.le Dott.ssa Cerulli, mi sono casualmente imbattuto nella lettura di questo Suo articolo che mi lascia molto perplesso.
    Se l’intento è di introdurre una riflessione su quanto la comicità sia un concetto misterioso e incomprensibile, posso concordare che non tutti hanno la stessa sensibilità o lo stesso senso dell’umorismo per definire qualcosa “divertente”, ma relativamente all’opera da Lei presa in esame, trovo la Sua critica profondamente ingenerosa. Lo spettacolo ha un ritmo incalzante e tiene costantemente alta l’attenzione dello spettatore, con soluzioni indiscutibilmente funzionanti e originali. Ovviamente ci sono gag più divertenti rispetto ad altre, ma su uno spettacolo che si basa su una serie continua di situazioni comiche che si susseguono questo è più che normale. Poi come non considerare la bravura di Lillo e Greg, probabilmente scontata dal fatto che l’opera è rodata da anni, è comunque un esempio di grande talento recitativo, con tempi comici rasenti la perfezione in un meccanismo nel quale anche gli altri attori, pur rimanendo un po nell’ombra dei protagonisti, si inseriscono con grande brillantezza: in sostanza “fa ride” nel senso più bello della parola, e il fatto che in vari teatri lo spettacolo abbia avuto la necessità di aggiungere repliche, che molte compagnie lo propongono e come anche Lei citava nel Suo articolo, la pièce è stata esportata anche all’estero, dovrebbe essere una risposta alle sue perplessita e non una domanda sul perchè del successo.
    Comunque, senza entrare nel merito di quanto io stesso poi possa aver trovato lo spettacolo esilarante, perchè non penso avrebbe rilievo il mio gusto personale per contraddire le sue parole, insisto nel credere che il suo giudizio sia troppo severo e, anche se magari è sinceramente legato a cio che Lei considera divertente, è obiettivamente lontano da un senso critico obiettivo del concetto di DIVERTIMENTO.
    Per spiegarmi meglio, lo trovo come se commentassi il Suo articolo scrivendole che lei non sa scrivere, e che non capisco come mai le facciano scrivere articoli pur non avendo molto successo di commenti o di “like” …invece colgo l’occosione per dirle che pur non essendomi trovato affatto d’accordo con Lei nel giudizio (questo si era capito), ho trovato il suo modo di scrivere di altissimo livello, molto ricercato e ben sintetizzato e di ottima qualità.
    Cordialmente
    Alessio P.

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