La lista di Schindler. Storia di un nazista divenuto un eroe

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fotoOskar Schindler è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni” dalla Commissione israeliana Yad Vashem per aver salvato dallo sterminio 1200 ebrei impiegandoli nella sua fabbrica.

Fu autentico eroismo? Nella sua pièce teatrale di cui cura anche la regia, Francesco Giuffrè inverte il punto di vista procedendo a ritroso. Nell’ottobre del 1974, approssimandosi la fine, Schindler è sopraffatto dai mostri della coscienza, che lo interrogano sulle motivazioni profonde delle sue scelte, sotto le sembianze dell’efferato comandante del campo di concentramento Plaszów, che lo incalza insinuando che il suo impegno civile più che dalla “pietas” per tanti derelitti sia stato indotto da motivi più prosaici, quali la soddisfazione del suo ego smisurato, la smania di passare alla storia, la supremazia intellettuale nei confronti dei nazisti con cui ingaggia la sfida, il desiderio di ottenere la gratitudine delle persone salvate.

Desideroso di una catarsi, l’uomo passa in rassegna la sua vita non irreprensibile di imprenditore e di uomo.

La fabbrica di pentole aperta a Cracovia nel 1939 utilizzando la manodopera ebrea, gli consente di stringere rapporti d’affari con i vertici nazisti. Perdurando la guerra, diventa vantaggioso produrre armamenti e recluta altro personale ebreo, accattivandosi la benevolenza di Amon Göth comandante del campo di lavoro. Benché membro del partito nazista, si prodiga per mettere in salvo quante più persone possibile, col pretesto di potenziare la produzione bellica, coadiuvato dal fido contabile Itzhak Stern, memore della citazione dal Talmud “chi salva anche una sola vita salva il mondo intero”.

Dopo la resa della Germania, per sfuggire all’Armata Rossa, si rifugia con la moglie Emilie in Argentina, da dove torna nel 1958 dopo vari fallimenti, affidandosi alla generosità dei suoi beneficati.

La drammaturgia di Francesco Giuffrè e Ivan Russo interseca i flashback con i drammatici momenti della deportazione e dell’olocausto ricorrendo all’artificio di una tenda velata, cortina tra il tragico passato e l’onirico presente in cui anche la moglie appare a Schindler per rimproveragli tradimenti e abbandono.

Il dramma di un uomo, eroe suo malgrado nel dramma collettivo della Shoa.

Carlo Giuffrè torna a teatro per interpretare il protagonista in questo lavoro del figlio, esaltando il senso di inquietudine e di smarrimento di un uomo che possiede solo la certezza della propria fragilità e ambiguità, mentre con voce tremula ammette di aver fallito per non aver salvato più vite e condotto un’esistenza più dignitosa.

Il disegno luci di Giuseppe Filipponio e le scene di Andrea Del Pinto scandiscono i diversi piani temporali, le musiche di Gianluca Attanasio ne sottolineano la drammaticità. Pietro Faiella è lo spietato Göth, Valerio Amoruso il compassionevole Stern, Riccardo Francia un ebreo.

La vicenda di Oskar Schindler è diventata un film di successo di Spielberg del 1993, tratto dal romanzo di Thomas Keneally del 1982, testimonianza della capacità dell’uomo di ribellarsi alla malvagia follia.

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