“Sik Sik l’artefice magico” di Eduardo De Filippo

0
200
Condividi TeatriOnline sui Social Network

Sik Sik l’artefice magicoè l’atto unico scritto da De Filippo nel 1929 e messo in scena dopo cinquant’anni al teatro San Ferdinando di Napoli in una versione rivisitata ed estesa. Fu l’ultima volta che il grande attore, autore e regista calcò le scene.

In “Sik Sik l’artefice magico” il grande Eduardo smette la veste del drammaturgo che indaga le problematiche esistenziali della società e della famiglia, per vestire i panni – in un certo senso più dimessi, ma sicuramente più sgargianti – del commediografo il cui intento è divertire, far ridere gli spettatori.

E’ una storia buffa, la rappresentazione della miseria, dello squallore e dell’innocenza. E’ uno spettacolo che non si può raccontare come non si può raccontare l’avanspettacolo. La storia di un guitto illusionista che, rimasto senza “compare”, tenta di coinvolgere un povero diavolo smarrito e un po’ tonto che, intempestivo e stralunato, sbaglia ogni mossa con esilarante puntualità. L’ultima amara risata è la scena del colombo trasformato in pollastro.

La commedia è ben diretta da Pierpaolo Sepe anche se la brevità della commedia (50 minuti) abbia lasciato un po’ delusi gli spettatori. Meglio sarebbe stato abbinarla ad un altro atto unico anche di autore diverso. Nell’edizione del ’79 Eduardo lo abbinò a “L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello” e Carlo Cecchi con una commedia di Thomas Bernhard. L’altro punto discutibile è stata la scelta registica di smaterializzare gli oggetti e strumenti di scena (colombo, lucchetto, cassa ecc.) affidandone la comprensione attraverso la gestualità e la mimica. Insomma il virtuale scalza il reale. D’altronde Sik Sik è un illusionista…

Benedetto Casillo dimostra grande padronanza scenica e una variegata gamma di intonazioni comiche e misurata gestualità. Aida Talliente nella parte della partner del mago è molto spiritosa quando si muove in modo sgraziato (è incinta) e con espressione ebete. Bravi e spassosi i due compari Roberto Del Gaudio e Marco Manchisi.

 

LEAVE A REPLY