La causa delle cose

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fotoSingolare spettacolo-conferenza, curato dal regista Alberto Oliva, che offre la possibilità di conoscere e approfondire la figura di Nicolas De Staël (San Pietroburgo1914 – Antibes 1955), artista russo naturalizzato francese: figlio di un barone russo baltico (appartenente alla stessa famiglia del marito di Madame de Staël) e di una pianista, si trasferisce con la famiglia in Polonia dopo la Rivoluzione del 1917 e poi, scomparsi i genitori, dalle sorelle a Bruxelles ove studia all’Accademia delle Belle Arti.

Si arruola nella Legione straniera e si sposa con Jeannine Guillou (pittrice) di cui rimane presto vedovo con una figlia.

Né valgono l’essere convolato a nuove nozze con Françoise Chapouton da cui ha tre figli e l’improvviso successo per riprendersi da una forte depressione, le cui cause vanno forse anche ascritte ai perversi meccanismi del sistema arte, che lo porterà al suicidio.

Considerato uno dei più importanti esponenti della pittura francese del ‘900, pur essendo un astratto, De Staël conserva tuttavia ‘ricordi’ figurativi tali per cui riesce difficile incasellarlo e nel tempo smorza pian piano i forti contrasti cromatici con il risultato di opere connotate da lirismo.

Divenuto un mito grazie anche agli scritti di René Char, Jean Paul Sartre ed Émile Cioran che lo definisce “uno specialista della vertigine”, è peraltro poco conosciuto in Italia.

Roberto Borghi, critico d’arte e di teatro, nella pièce ne illustra con entusiasta partecipazione la poetica insieme alle coordinate più importanti per inquadrare il personaggio, coadiuvato dal sempre convincente Mino Manni che legge le lettere di De Staël e critiche di intellettuali francesi con il risultato di coinvolgere positivamente il pubblico.

Una forma di spettacolo decisamente intelligente da adottare come schema per rendere più conosciuti altri artisti dei quali dovrebbe essere esemplificata in qualche modo l’opera: infatti la mostra allestita presso biglietteria, foyer, sala e palco del Teatro con lavori di 9 allievi (dell’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” IED di Como) che si sono ispirati a De Staël non risulta sufficiente per capire l’artista, anzi tende a confondere chi dovrebbe ricevere benefici umani e culturali.

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