Lo stupro di Lucrezia

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Foto di G. Caira
Foto di G. Caira

di William Shakespeare

regia, versione italiana e adattamento teatrale di Valter Malosti

dalla traduzione di Gilberto Sacerdoti

costumi Federica Genovesi

interpreti Lucrezia Alice Spisa, Tarquinio Jacopo Squizzato, Collatino Valter Malosti

L’attore e regista torinese Valter Malosti torna a misurarsi con l’opera in versi di Shakespeare e arriva a Scandicci con Lo stupro di Lucrezia, uno spettacolo che ha riscosso sin dagli esordi grande successo di pubblico e stampa.

Pubblicato nel 1594, il poemetto narra di come Tarquinio stupri Lucrezia, invasato di lei dopo le lodi del marito Collatino all’interno di una bizzarra gara tra generali, e di come il suicidio della vittima spinga il popolo romano a ribellarsi e a liberarsi dal giogo della tirannia monarchica, già raccontata succintamente da

Tito Livio e Ovidio e poi da Chaucer. In Shakespeare la voce della donna si dilata e diviene uno dei più alti esempi di meditazione sulle conseguenze dello stupro visto dalla parte femminile, attraverso un’ingegnosa serie di lamentazioni, introspezioni, allegorie, invettive contro il Tempo, la Notte, l’Occasione, e in una ekphrasis che è capolavoro assoluto: la descrizione di un quadro di argomento troiano, memore forse di Giulio Romano e di Mantova, in cui il sacco della città diviene la sua propria violazione.

Non è un caso che Lucrezia e il suo suicidio provocarono vibranti polemiche e contrapposizione sul giudizio morale da dare a questa figura esemplare all’interno del mondo cristiano, vera “causa celebre” della casistica (vedi Agostino: “ammazzando sé stessa ha ammazzato un’innocente”).

Shakespeare qui dispiega la sua potentissima lingua e la capacità geniale di mescolare l’orrore all’anti-tragica parodia, con una sorta di equilibrio incantatore che ci inghiotte nella musica delle parole senza concederci una qualche sospensione liberatoria. Una lingua tesa, turgida che viene resa in italiano attraverso la versione teatrale di Valter Malosti tratta e adattata dalla recente traduzione in endecasillabi di Gilberto Sacerdoti.

In scena i protagonisti sono due giovani attori Alice Spisa e Jacopo Squizzato a cui Malosti richiede un lavoro fisico e verbale violento ed estenuante, dentro una partitura sonora inquieta e multiforme. I corpi presentati nella loro crudezza ed evidenza appaiono come imprigionati in una sorta di ring/tribunale, un universo concentrazionario circondato da microfoni, spiati da un ambiguo narratore-voyeur che si sovrappone lentamente alla figura del marito di Lucrezia, Collatino, cui dà voce e ombre Valter Malosti.

Per le scene di nudo e la tematica affrontata, la visione è consigliata a un pubblico adulto.


BIGLIETTI: intero 14.00 euro, ridotto 12.00 euro, ridotto studenti 8.00 euro

TEATRO STUDIO

Via Donizetti, 58 – Scandicci (FI)

info e prenotazioni 055 7591591 biglietteria@teatrostudiokrypton.itwww.teatrostudiokrypton.it

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