Sigmund e Carlo

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fotoUno strano signore magro e allampanato irrompe sulla scena e subito si dà alle pulizie: disinfettante spray e pezzuola e via a strofinare invisibili macchie, con determinazione e puntiglio… come fosse facile cancellare colpe e responsabilità dal palo di un lampione e dalle doghe di una panchina verde…

Un secondo bizzarro personaggio arriva furtivo e guardandosi intorno, temendo di essere seguito, pedinato, controllato, ha un moto di stizza nello scoprire che un altro è arrivato prima di lui.

I due si fiutano, si guardano, si analizzano e si studiano…dopo un attento esame il risultato è identico per entrambi: non si piacciono. Da qui parte la storia surreale di “Sigmund e Carlo” che chiaramente sono o potrebbero essere, il padre della psicanalisi Freud, viennese e borghese, colui che ha inventato la teoria scientifica e filosofica dell’inconscio e l’ economista marxista Marx…(chi più marxista di lui?) il più influente (nell’ovvio significato che molto ha influito sui movimenti d’opinione e non solo) filosofo politico ed economico del Novecento.

“Due strani tipi, vestiti come esibizionisti, si disputano una panchina, dichiarando ben presto di essere Marx e Freud, sopravvissuti a se stessi e pronti ad accusarsi reciprocamente dei mali del mondo. In un vorticoso e divertente tourbillon di mimetizzazioni, per paura che un’ipotetica polizia segreta li arresti, i due affrontano temi e argomenti profondi: la deformazione del concetto di ideologia, la questione della responsabilità collettiva, sino al colpo di scena finale, ma lo fanno in chiave grottesca, rendendo leggero lo spettacolo. Si parlano addosso, litigano e si commuovono e così speriamo faccia il pubblico, fra una risata e l’altra”. Così Niko Mucci presentava la sua opera dichiarando di averla scritta dopo una suggestione derivata dalla lettura di un testo colombiano che ipotizzava un incontro fra i due protagonisti della storia. “Ma io ho pensato come potrebbe essere attualizzata e ambientata ai nostri giorni”. Operazione felicemente arrivata al bersaglio!

Teatro d’attore, anzi d’ATTORI perché Niko Mucci è travolgente nei panni di Carlo e Roberto Cardone intrepreta alla perfezione il primo strizzacervelli della storia… Mi viene da pensare che Woody Allen farebbe follie per questo testo e potrebbe realizzarne uno splendido film…

Lo spettacolo è una produzione LIBERA SCENA ENSEMBLE, la storica formazione nata nella cantina di via Martucci 18, dove un gruppo di attori e scenografi diretto da Gennaro Vitiello fondò il CENTRO TEATRO ESSE, la prima esperienza di Avanguardia Teatrale napoletana e una tra le prime in Italia. Dopo un’intensa e proficua attività a cui collaborarono artisti ed intellettuali tra i quali Anna Caputi, Odette Nicoletti e Mauro Carosi, Giulio Baffi, Leopoldo Mastelloni, Peppe Barra, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone e tanti altri, la quasi totalità dei componenti di questa prima esperienza sentì l’esigenza di continuare la strada non facile del teatro di ricerca e di sperimentazione.

E con la messinscena del “Ur-Faust” di W. Goethe al “teatrino di corte” del Palazzo Reale di Napoli in collaborazione col Goethe-Istitut, nacque la Coop. LIBERA SCENA ENSEMBLE.

Nel 1995 aderirono fra gli altri Renato Carpentieri e Lello Serao, fondatori di un altro gruppo storico della sperimentazione teatrale napoletana: Il Teatro dei Mutamenti.

Dal 2007 la Direzione Artistica di Libera Scena Ensemble è affidata a Lello Serao.

Forse lunga la parentesi dedicata alla storia dell’associazione Libera Scena Ensemble ma necessaria perché in un momento storico in cui si assiste alla sempre più invadente improvvisazione di tanti che arrivano alla ribalta e come meteore scompaiono, va dato merito a quanti hanno contribuito alla storia del Teatro con bravura, competenza, studio, umiltà ed amore.

E proprio l’Amore per il Teatro rende speciale questo spettacolo e l’interpretazione di Niko Mucci e Roberto Cardone, due eccellenti istrioni della scena: nevrotici, confusionari, teneri, drammatici e clowneschi ( e proprio bravi) conquistano la simpatia del pubblico. Bella prova d’attore per la dinamicità del corpo, la straordinaria mutevolezza delle espressioni del viso, le infinità sfumature vocali, la capacità di passare repentinamente dal pianto al riso, e le tante trovate che rendono divertente un testo problematico ed impegnativo.

Sembrano due esibizionisti, coperti solo da un impermeabile, da cui escono gambette e gambone con calzini improbabili, ma sono due giganti che si confrontano, uscendo dalle pagine della storia per arrivare a sedersi su una panchina dinanzi ad un istituto femminile.

Aspettano le ragazze ingenue (sembra di vederle da lontano) con i capelli lunghi, sciolti sulle spalle per impressionare nelle loro vergini menti un marchio che forse…rimarrà come trauma per tutta la vita…

Il disagio che avverte lo spettatore fin dall’inizio è lo stesso che dovrebbe portare al risveglio delle coscienze intorpidite di un popolo che ha perso la propria individualità confondendosi in una massa globalizzata e controllata . Il potere si fa sentire con l’assordante rumore delle automobili che passano e Sigmund e Carlo aspettano che la cerimonia inaugurale dell’anno scolastico termini ed escano le ragazzine, ma con loro anche tutte le autorità che hanno presenziato e poi…arrivano i “politici”…

Nell’uomo, nell’individuo tutto è causato dalle storie di ciascuno, ma la storia è determinata da cause sessuali…o sociali…???? Nel manifesto dello spettacolo, in fondo, si legge “Si ringraziano la Storia e la Psicoanalisi per gli spunti gentilmente offerti”

 

È uno spettacolo da vedere per apprezzare la bravura degli attori e per ricordare che “Tutto fa spettacolo ma che il TEATRO è un’altra cosa”.

Le musiche originali di Luca Toller bene accompagnano ed evidenziano i passaggi salienti della discussione nell’attesa, che a tratti ricorda Godot e i costumi e le scene di Barbara Veloce nella loro essenzialità esaltano l’azione scenica. Ricordiamo anche Marina Cavaliere come assistente alla regia.

Un ringraziamento va a Niko Mucci, che ha firmato anche la regia, per aver avuto il coraggio di portare in scena “Sigmund e Carlo”.

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