Singolarità del femminile: Oriana Fallaci

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fotoMercoledì 16 aprile alle ore 18.00 nella sala Squarzina del Teatro Argentina, protagonista assoluta dell’ultimo appuntamento di stagione della rassegna Singolarità del femminile ideata e condotta da Emilia Costantini, sarà Oriana Fallaci. A raccontare la singolarità femminile della grande scrittrice e giornalista, sarà Cristina De Stefano (giornalista e scrittrice) che nell’autunno scorso ha pubblicato la prima biografia autorizzata della Fallaci, intitolata Oriana. Una donna. Dialogherà con l’autrice e con il pubblico in sala, Michele Mirabella, ancora una volta protagonista maschile della rassegna.

Giornalista di fama internazionale e scrittrice tradotta in tutto il mondo, la Fallaci è forse uno dei personaggi più difficili da raccontare e da rappresentare. Probabilmente perché lei stessa era una grande narratrice di se stessa e degli avvenimenti storici in cui si è trovata coinvolta. Oriana, infatti, non ha mai scritto libri di pura fantasia, ma sempre strettamente aderenti alla realtà, ai personaggi, ai fatti da lei vissuti in prima persona. Dal suo esordio, nel 1958, con I sette peccati di Hollywood alla Trilogia composta da La rabbia e l’orgoglio (2001), La forza della ragione e L’Apocalisse (2004), passando per Lettera a un bambino mai nato (1975), Un uomo (1979) e Insciallah (1990), il suo percorso narrativo è sempre legato alla sua esperienza esistenziale e mai avulso dalla sua avventura professionale di giornalista. D’altronde, lei stessa afferma che “il giornalismo è stato un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura” e che, già da quando aveva l’età di quattro-cinque anni, non concepiva “nemmeno lontanamente un mestiere che non fosse quello di scrittore”. E nella prefazione a Interviste con la storia (1974), tiene a precisare: “Non mi sento e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento. Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che sento come se mi riguardasse personalmente e dovessi prendere una posizione. Perché io, semmai, sono uno scrittore prestato al giornalismo. Piuttosto sono uno storico, cioè quel giornalista che scrive la storia nell’istante in cui accade”.

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