Inciarmi: storie di donne, amanti, guerriere

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fotoSabato 31 maggio, ore 21.15, spettacolo a Villa Caccia a Romagnano Sesia, nell’ambito della Rassegna Teatrale “Una sera… a teatro”.

Cosa hanno in comune un’eroina del 1400, un’orfana del ‘600 e una contadina del 1800?Un’accusa e una condanna: stregoneria.

Sabato 31 maggio nell’incantevole cornice di Villa Caccia a Romagnano Sesia, alle ore 21.15 andrà in scena il nuovo allestimento di “Inciarmi: storie di donne, amanti e guerriere”, regia di Serena Piazza e Roberto Galluccio. Lo spettacolo, che si inserisce nella rassegna organizzata dall’amministrazione comunale “Una sera… a teatro – Donne: attrici, streghe, regine”, è proposto dall’Associazione Culturale “Il tempo ritrovato”. Ad interpretare le vicende delle 3 donne, ingiustamente accusate di stregoneria, Cristina Barberis Negra (Antonia), Claudine Buffat (Margherita) e Alessandra Cavanna (Giovanna); nei panni dei loro persecutori Stefano Paiuzza e Roberto Galluccio, che vestiranno i panni di diavoli, inquisitori e assassini, e le giovanissime Angelica e Sara l’alter ego fanciullo delle tre protagoniste.

Ma chi sono queste tre streghe? E quali sono le loro storie?Margherita Guglielmina De’ Gaudenzi, nota come “Gatina” linciata a Cervarolo il 22 gennaio 1828; secondo i suoi compaesani la donna avrebbe lanciato il malocchio su due uomini, facendone ammalare uno e addirittura uccidendone un altro. Antonia Giuditta Renata Spagnolini, sospesa tra realtà e leggenda, aveva vent’anni quando fu condannata al rogo dal tribunale di Novara perchè definita “figlia del demonio”; quale fu la sua vera colpa, ancora oggi non ci è dato sapere, tuttavia morì nell’oblio. Giovanna d’Arco, eroina di Francia, bruciò sul rogo quale vittima sacrificale del perverso gioco di potere temporale e politico.

Perché parlare oggi di queste donne? Perché queste tre storie, all’apparenza lontane nella memoria e perse nella polvere dei secoli, sono invece molto attuali. Possono cambiare i nomi, i luoghi e il tempo, ma la violenza sulle donne, l’ignoranza e l’ingiustizia nei confronti di chi è più fragile e indifeso continuano purtroppo ad essere fatti di cronaca. Ecco perchè Antonia, Giovanna e Margherita sono ancora oggi immagine, esempio e specchio di una folta e silente schiera di donne, le cui urla si infrangono contro l’indifferenza di una società che si vanta di esser civile, ma che, troppo spesso, condanna e brucia senza scrupolo alcuno chi non è conforme, chi non può difendersi.

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