A parole – Cosa saresti disposto a fare pur di non scomparire?

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Foto di Roberto Rognoni
Foto di Roberto Rognoni

Un argomento molto impegnativo trattato con grande professionalità, impegno ed entusiasmo da Debora Virello – anche autrice del testo insieme a Susanna Baccari (regista del lavoro) – che impersona una figura discussa e controversa come Isabel Martinez de Perón (María Estela Martínez, La Rioja, 1932), soprannominata Isabelita.

Terza moglie di Juan Domingo Perón (dittatore amatissimo grazie anche alla mitica figura della seconda moglie Evita Perón) alla cui morte nel 1974 succede quale Presidente dell’Argentina – dopo esserne stata Vicepresidente con il marito – è destituita da un golpe nel 1976.

Dopo una lunga prigionia durata fino al 1981, ripara in Spagna dove vive tuttora essendo stata respinta nel 2008 la richiesta di estradizione per crimini di guerra avanzata dallo Stato Argentino.

Una persona quasi dimenticata, pur essendo stata la prima donna Presidente dell’America Latina, che, indipendentemente dai giudizi di carattere politico-storico, si trova da subito alle prese con un confronto impari, quello con Evita.

María Eva Duarte de Perón (nata Eva María Ibarguren a Los Toldos nel 1919 e scomparsa a 33 anni a Buenos Aires nel 1952), attrice, sindacalista, filantropa e First Lady dal 1946 alla sua scomparsa, è stata soprattutto donna di tempra – formatasi alla scuola della vita per essere l’ultima di cinque figli illegittimi (situazione che le è costata infinite umiliazioni e dolori) ed è ancora oggetto di venerazione e celebrazioni postume (quali il film musical ‘Evita’ tratto dall’omonimo spettacolo teatrale).

Storie pubbliche e private che vanno inserite all’interno di quella di uno Stato martoriato come l’Argentina connotato da mancanza di democrazia e di consapevolezza democratica, da corruzione e continui golpe (lo stesso Perón ne è stato vittima) e non vi è dubbio che ciascuno in tale clima possa diventare più prepotente per soverchiare l’altro e non esserne vittima: argomenti di grande complessità visto che l’aspetto pubblico è sempre connesso in modo imprescindibile con quello privato.

E la nostra Isabelita/Debora con grande pathos confessa il suo dramma, racconta solitudine e incertezze, ripercorre la sua esistenza di ballerina e cantante di night fino all’incontro nel 1955 con Perón a Panama (dove il dittatore trascorre uno dei suoi esili) fino al matrimonio nel 1960 e al trionfale ritorno in patria nel 1973: gelosie, invidie, rancori, aspirazioni, speranze, gioie, dolori nella stessa donna o in una donna che è insieme tante, debole, forte, dura, algida, passionale… sfumature e variazioni di carattere per raggiungere e avere una fama e una venerazione che un fantasma onnipresente le sottrae per sempre e la perseguita come un’ossessione.

Numerosi applausi sottolineano l’ottima e difficile prova dell’umanissima e misurata Debora Virello.

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