Non solo “Carmen”

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fotoNon c’è solo la mise en scène di Carmen, il balletto di Davide Bombana, al Teatro della Pergola per il 77° Maggio Musicale Fiorentino ma molto di più a cominciare dalla nuova realtà in cui si è trasformato lo storico Corpo di Ballo del Teatro del Maggio Musicale, diventato Firenze Danza by Mag.Da., Compagnia residente Opera di Firenze.

Un soggetto artistico diretto da Davide Bombana e gestito dalla società privata Mag.Da. che propone un nuovo modello di conduzione di una compagnia per salvare un organico che ha ancora qualcosa da dire come ha dimostrato nel Gala per l’inaugurazione del Teatro dell’Opera di Firenze in La Valse di Bombana su musica di Ravel, diretta da Zubin Mehta. Senza dimenticare il 7 giugno allo Stadio Artemio Franchi di Firenze quando ha spiazzato tutti con Omaggio in Viola. Un evento sui generis che ha visto duettare ballerini e calciatori in Fair Play, una coreografia di Alessandro Bigonzetti, accogliere Eleonora Abbagnato con Sébastien Coleau nella Medea di Bombana e sempre di Bombana mettere in scena Prelude à l’après midi d’un faune e un assaggio di Carmen.

E proprio questa Carmen merita una particolare attenzione come balletto in sé, già collaudato da prestigiosi complessi come il Balletto dell’Opera di Vienna o il Balletto Nazionale del Canada, e ora riproposto da Firenze Danza nell’appropriata cornice della Pergola e con interpreti che danno il meglio di sé in uno spettacolo applaudito, garbato e interessante sotto il profilo della drammaturgia.

Bombana firma una pièce chiara e leggibile nel ritrarre la leggendaria storia della sigaraia di Siviglia e dei suoi tormentati amori con García e José ma se la fabula è lineare, è l’intreccio psicologico che rivela la sensibilità del coreografo, una sensibilità visibile nella scelta registica, coreutica e musicale.

Non passa inosservato il risalto dato al personaggio di Micaëla, spesso considerato di secondo piano, e al suo disperato amore per José. Alla coppia è infatti affidato il compito di aprire i due atti con un passo a due di forte sapore contemporaneo e davvero brava è Gisela Carmona Gálvez sia dal punto di vista tecnico che interpretativo. Non solo ma l’ossessivo amore di Josè per l’indomabile Carmen getta sull’uomo, un convincente Cristiano Colangelo, una luce sinistra che lo condiziona al punto di lasciarsi dominare da uno smanioso furor amoris. Furor che lo porterà ad uccidere l’amata ma soprattutto ad aggredire quella parte disumana di sé che non riesce a controllare e che lo allontana dalla dolce e disperata Micaëla, simbolo della donna salvifica.

Carmen poi in questo ritratto di Bombana è un personaggio femminile che per l’incoercibile forza con cui sente le pulsioni sessuali viola con proterva determinazione le regole e i valori sociali tradendo lo stesso García, un possente Antonio Guadagno, e non solo lui. Inoltre il mito della donna fatale romanticamente borghese e decadente si carica di un surplus di fatalità legandosi alla tradizione folklorica spagnola e ai modelli antropologici. Modelli raffigurati dalla trasformazione di Escamillo, Michelangelo Chelucci, in un brutale toro e dal congiungimento carnale della donna con l’animale in un richiamo – come dice lo stesso Davide – all’immagine del Minotauro di Picasso. Una lettura originale che va oltre il classico triangolo amoroso e si segnala anche per la decisione di caratterizzare la sigaraia con un danza di stampo neoclassico, forte, viscerale, in cui Federica Maine si dimostra a suo agio confrontarsi con i pretendenti. La stessa musica assume un preciso significato per il coreografo quando sceglie le celebri arie di Bizet e quelle rivisitate di Ščedrin per raccontare la nota vicenda e poi virare sulle sonorità percussive di Monk, Kneifel o dei Tamburi del Bronx per sottolineare i complessi e laceranti conflitti interiori. A loro volta esalatati dalle scene, da costumi e dalle luci di Dorin Gal, tutti giocati sul rosso e nero, dai video di Davide Montagna ed Enrico Mazzi che proiettano figure stilizzate e dissolte in un mare di sangue.

Nell’insieme Carmen è un balletto moderno, ben costruito che ha nella forma del passo a due il suo punto di forza rispetto alle scene corali e impressi restano quelli dei quattro protagonisti, compreso l’ultimo in un’arena chiusa da sbarre di ferro. La prigione che opprime la mente di José e lo porta ad uccidere Carmen, una donna che decide di morire per consegnare all’immortalità il suo indomito spirito di indipendenza.

L’organico di Firenze Danza non delude e aspettiamo di vederlo ancora a fine luglio in Dance Quartet al Teatro dell’Opera di Firenze. Un polittico formato da Uneven di Cayetano Soto, Spectre de la Rose di Marco Goecke, la Valse e Prelude à l’après midi d’un faune di Bombana.

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