Festival dei 2 Mondi di Spoleto, il secondo weekend fra Tim Robbins, Bob Wilson e il San Francisco Ballet

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fotoTim Robbins, Bob Wilson, il San Francisco Ballet: il secondo weekend del Festival dei 2Mondi di Spoleto, il più denso di appuntamenti, ha registrato il tutto esaurito con una proposta artistica eterogenea e di altissima qualità.

Al Teatro Caio Melisso è tornato in scena Danza macabra di August Strindberg, spettacolo che ha inaugurato il Festival lo scorso 27 giugno insieme al Trittico di opere.

Diretto da Luca Ronconi (presente lo scorso anno con Pornografia) e interpretato da con Giorgio Ferrara, Adriana Asti e Giovanni Crippa, lo spettacolo è ambizioso, raffinato, crudele e racconta la normale e noiosa quotidianità di una coppia di coniugi: routine che diventa improvvisamente infernale causa l’ingresso di un elemento perturbante.

Ronconi lavora su questo testo strinberghiano del 1900 concentrandosi soprattutto sul sadomasochismo dell’autore svedese, mettendo in scena un sottile e inarrestabile gioco al massacro nella quotidianità domestica: protagonisti in scena il capitano Edgar (lo stesso Giorgio Ferrara, sottile e sarcastico, volutamente grottesco) e la consorte Alice (l’infida e vendicativa Adriana Asti, moglie anche nella realtà di Ferrara) che si odiano e tentano di distruggersi a vicenda in seguito all’arrivo dell’ufficiale di quarantena Kurt (un misuratissimo Giovanni Crippa) vecchia conoscenza della coppia.

Sulle scene plumbee e angosciose di Marco Rossi e i costumi cupi di Maurizio Galante, si consuma l’inferno quotidiano della coppia Edgar-Alice che in realtà di infernale avrebbe ben poco: Ronconi non risparmia il vampirismo dei suoi personaggi che si mordono l’un l’altro a consumarsi sulla scena con tocchi feroci, inquietanti e sopra le righe, quasi sorprendenti, salvo poi tornare all’apparente, piatta e assoluta normalità per festeggiare addirittura le nozze d’argento.

Il secondo weekend ha offerto altri spettacoli di altissima qualità spaziando dalla prosa al balletto. Oltre al debutto della favola dark di Peter Pan secondo Bpb Wilson, grande successo anche oer Tim Robbins, il celebre attore hollywoodiano (premio Oscar per Mystic River di Clint Eastwood) che ha debuttato a Spoleto come regista al Teatro San Nicolò con Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare con la sua storica compagnia Actors’ Gang, fondata nel 2004.

“Questo tra i testi di Shakespeare è uno dei miei preferiti, ci sono così tanti strati di verità, falsità, sogno, realtà, magia e inganno – ha detto Robbins qui in veste di regista – una disputa coniugale mette a soqquadro l’intera realtà e dalla confusione che ne è generata scaturiscono comportamenti scandalosi e selvaggiamente divertenti”.

Il Sogno visto da Robbins, è irriverente e scandaloso, scatenato e irreale, tremendamente fisico e quasi violento: la compagnia di attori gioca non solo sulla purezza della parola, ma anche della gestualità scomposta quasi violenta. È uno spettacolo ricco di energia, in cui gli attori si cambiano in scena, in cui il bosco si anima di fate e di elfi scatenati e poco composti, in cui la forza eversiva dell’amore e del desiderio sembrano voler avere la meglio su tutto. Divertente e spassoso il commento musicale dal vivo di Dave Robbins (fratello di Tim) e di Mikala Schimtz, travolgente e quasi geniale la scena degli artigiani che travolgono il pubblico. Uno Shakespeare fresco ed energico che mescola impunemente i tre mondi, fate ed elfi, reali ed artigiani, ma lo fa con spirito modernissimo, entusiasmante, travolgente, molto poco reverenziale nei confronti di Shakespeare.

Nel secondo weekend di programmazione al Festival dei 2Mondi è tornata protagonista anche la grande danza con la prima ed esclusiva assoluta italiana della compagnia del San Francisco Ballet con la direzione artistica di Helgi Tomasson. La compagnia, che torna a Spoleto dopo 30 anni, si è esibita nel suggestivo scenario all’aperto del Teatro Romano (tutto esaurito anche per le repliche) incantando il pubblico: dinamica, multietnica, tecnicamente impeccabile, ha divertito e ammaliato, quasi a rapire il pubblico con l’eleganza del portamento, la leggiadria dei corpi, la pienezza dei movimenti, la perfezione della coordinazione.

La compagnia (i principals Joan Boada, Frances Chung, Jaime Garcia Castilla, Mathilde Froustey, Tiit Helimets, Luke Ingham, Davit Karapetyan, Maria Kochetkova, Vitor Luiz, Pascal Molat, Carlos Quenedit, Sofiane Sylve, Yuan Yuan Tan, Sarah Van Patten, i solisti Dores André, Sasha De Sola, Shane Wuerthner) corpo di ballo Elizabeth Powell, Myles Thatcherè una goduria per gli occhi e per lo spirito in qualsiasi programma si diletti. Si passa dall’eleganza quasi algida di 7 for Eight di Helgi Tomasson, spettacolo del 2004 sulle musiche di Bach, quintessenza della raffinatezza in bianco e nero alla forza strutturata delle Variations for Two Couples di Hans van Manen (coreografo residente al Dutch National Ballet), alla meraviglia radiosa di Voices of Spring, il pas de deux sul Valzer di primavera di Strauss creato da Sir Frederick Ashton nel 1977 per la Royal Opera House con Maria Kochetkova intenta a gettare petali di rose sul palco, fino a From Foreign Lands, grandioso viaggio poetico attraverso l’Europa creato da Alexei Ratmansky su costumi e variazioni delle danze popolari italiane, spagnole, polacche. Sempre incantevoli, dinamici, perfetti tecnicamente, giubilanti e leggerissimi i ballerini del San Francisco Ballet hanno regalato una vera propria iniezione di giubilante felicità al pubblico gaudente.

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