“Hopper Variations” e “Anticorpi”: la danza tra quadri e anticorpi

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fotofotoHopper Variations di Emanuela Tagliavia con gli studenti della Scuola Polo Grassi di Milano e Anticorpi di Roberto Zappalà con la Compagnia Zappalà Danza, presentati al Florence Dance Festival in questa venticinquesima edizione, sono due spettacoli garbati. Garbati per la resa scenica degli autori, per l’interpretazione dei protagonisti, per il livello delle proposte che, proprio per questo, meritano attenzione. Quella stessa attenzione mostrata dal caloroso pubblico seduto nel Cortile del Bargello.

Hopper Variations della coreografa Emanuela Tagliavia, proposto l’ottobre scorso in “Autunno Americano a Milano”, è un’interessante pièce che si ispira ai paesaggi urbani del pittore statunitense Edward Hopper, riproponendo le atmosfere dei dipinti in quadri scenici viventi caratterizzati da un gioco di luci ed ombre, da pannelli che razionalizzano lo spazio, da porte-finestre che aprono una prospettiva metateatrale.

Su musiche di compositori americani contemporanei a Hopper come Ives, Cage, Feldman, Reich, e Meredith, gli allievi del corso di teatro-danza coordinato da Marinella Guatterini e fiore all’occhiello per il settore coreutico della prestigiosa scuola meneghina, si muovono con grazia guidati dall’invisibile ‘mano’ della Tagliavia. Esperta danzatrice e accreditata coreografa, fondatrice di una compagnia e docente di danza contemporanea presso la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.

I dieci “danzattori” in semplici ma eleganti abiti borghesi, specie quelli degli uomini, inanellano soli, duetti, terzetti, quintetti e ensemble per rappresentare un’umanità votata alla solitudine nonostante la forzata promiscuità delle metropoli, e i loro gesti diventano occasioni di un sperato contatto e di un ricercato incontro.

L’essenziale allestimento di Roberto Caruso, i video di Alberto Sansone e le luci di Paolo Latini, assecondano i movimenti dei protagonisti di cui colpiscono la fluidità dei legati e la dinamicità dei passaggi, specie nelle sequenze maschili, in una mise en scène che ricorda la lezione del Tanztheater di Pina Bausch. Uno spettacolo ‘di scuola’, nell’accezione positiva del termine, che mostra l’ottima preparazione di questi giovani artisti e la capacità di Emanuela Tagliavia di mettere in luce le loro potenzialità spingendoli a cogliere il senso profondo della teatralità e ad essere se stessi anche quando l’illusione scenica si trasforma in mimesi pittorica.

E anche in Anticorpi non passa inosservata la mente coreografica di Roberto Zappalà, realizzatrice del “Progetto Sudvirus”, giunto con Anticorpi alla terza tappa, e ideatrice delle luci e dei costumi dello spettacolo che ha debuttato lo scorso maggio alla Fonderia/Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia.

Figura tra le più interessanti e preparate del panorama della danza contemporanea italiana e ospite delle programmazioni straniere fra cui quella del Theatre de la Ville di Parigi, Zappalà è un artista engagé. Ovvero un dancemaker impegnato a investire la ‘sua’ danza di un ruolo sociale e culturale per seguire un ‘credo coreografico’ con cui denunciare temi scottanti, basti pensare al potente A semo tutti devoti tutti?, o affrontare pregiudizi e luoghi comuni come nel “Progetto Sudvirus”. Un Progetto nato per combattere una serie di inveterati modi di pensare e cambiare l’idea del Sud che da virus negativo diventa positivo, trasformando il contagio da mortifero in salutifero.

Su un tappeto sonoro che mischia con disinvoltura pagine di Bach a cantilene sicule e in un messinscena minimale in cui predomina l’oscurità, i sette interpreti a poco a poco danno vita agli anticorpi in un fluire continuo di sequenze e in cui il linguaggio contemporaneo voluttuosamente si autorigenera accogliendo stilemi tradizionali e fondendoli con un’originale modalità cinetica. La corsa, la caduta, il salto, diventano così l’occasione per ampliare le possibilità espressive della danza contemporanea evitando però l’improvvisazione, pratica lontana dalla razionalità coreografica di Zapplà.

Lavoro complesso e ben strutturato nella drammaturgia ‘virale’, Anticorpi perde un po’ d’incisività quando il carattere compulsivo del ritmo, una specie di “mantra”, come lo chiama Roberto, condiziona la ripetitività delle sequenze, riscattata però dalla performance della Compagnia Zappalà Danza. Un organico formato da elementi capaci di rendere quel particolare stile del coreografo siciliano in cui la danza si fa materica e sprigiona una fisicità solare e coinvolgente.

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