Teatro Alighieri (Ravenna): ecco la nuova stagione 2014/2015

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Foto di Chico De Luigi
Foto di Chico De Luigi

Si apre all’insegna delle novità la campagna abbonamenti per la Stagione di Prosa 2014/15 del Teatro Alighieri di Ravenna, che inizia lunedì 21 luglio fino a sabato 9 agosto presso la biglietteria del Teatro Alighieri.

 

Sette titoli fissi più uno a scelta

La direzione artistica di Ravenna Teatro da sempre fa del confronto con il pubblico il suo punto di forza: per questo, a seguito anche del fortunato incontro di fine stagione che si è tenuto nel maggio scorso, ha deciso che per questa stagione gli abbonati avranno la possibilità di definire a seconda dei gusti personali il proprio abbonamento che conterà sì otto appuntamenti ma sette titoli saranno fissi e uno a scelta tra due spettacoli: chi ama il teatro di regia contemporaneo potrà scegliere Orchidee di Pippo Delbono, uno degli spettacoli italiani che ha riscosso maggior successo all’estero negli ultimi anni; chi preferisce i classici potrà vedere Le rane di Aristofane messe in scena dal Teatro Due di Parma.

Ti presento i miei

Un’altra novità riguarda le fasce di pubblico più giovani. Nelgi ultimi anni le presenza dei gruppi scolastici (e comunque degli under20) è e un dato in forte crescita. Spesso si tratta di ragazzi non ancora in possesso di patente che devono spesso chiedere un passaggio ai propri genitori.

Con la formula ‘Ti presento i miei’ Ravenna Teatro vuole favorire i nuclei famigliari dando la possibilità a tutti gli under20 di acquistare non solo un abbonamento ad un prezzo assai vantaggioso per se stessi (da 30 a 18 euro per tutti gli spettacoli in cartellone) ma anche di favorire un genitore che potrà accedere a tariffe di favore.

I sette titoli fissi

La stagione si aprirà a novembre con La fondazione di Raffaello Baldini interpretata da Ivano Marescotti. A dieci anni dalla morte del poeta cittadino orario della nostra città, Ravenna Teatro partecipa una serie di iniziative che inizieranno proprio con questo spettacolo.

Il monologo, contrassegnato dall’ironia e dalla profondità del poeta, ha come protagonista un individuo tanto attaccato alle cose da rinunciare a vivere nel presente, trasformando la propria casa in una catasta di oggetti accatastati ovunque. L’attore di Villanova onora questo prezioso lascito che Baldini gli consegnò personalmente, con un’interpretazione magistrale e intensa, che spazia dal comico al tragico, restituendo con la forza evocativa del dialetto romagnolo in un’efficace mescolanza linguistica con l’italiano, quella nostalgia per l’innocenza perduta che permea i testi teatrali di Baldini.

La Stagione proseguirà con il nuovo spettacolo del Teatro delle Albe Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi. Dopo PANTANI (Premio Ubu per la drammaturgia 2013), il Teatro delle Albe guarda a oriente per raccontare la storia di Aung San Suu Kyi, una vita passata per oltre 20 anni agli arresti domiciliari, sotto la dittatura militare che opprime la Birmania da più di mezzo secolo.

Combattente, mite e determinata si oppone ai militari con il suo sguardo fermo. Una vita passata per gran parte in quella ‘casa sul lago’ nella Birmania dei fiori sfolgoranti, i fiori dai mille colori, quella pacifica delle arpe, delle pagode e dei monaci buddisti, quella dei massacri. La Birmania della dittatura militare più longeva del mondo iniziata nel 1962.

Aung San Suu Kyi che compirà 70 anni nel 2015, è la piccola Suu il cui padre, Aung San, il Gandhi birmano, l’eroe dell’indipendenza – che nei suoi scritti prendeva a modello Mazzini e Garibaldi – fu assassinato quando aveva due anni. Aung San Suu Kyi che ora è libera, in una situazione ancora politica di non-libertà.

La scrittura di Martinelli partirà dalla figura di questa donna, Nobel per la pace nel 1991, interpretata da Ermanna Montanari (premio Eleonora Duse 2013), per allargarsi a una riflessione sul mondo contemporaneo, alla necessità di cantare con gioia “la maestà della vita”, anche quando tutto attorno le nuvole nere incombono.

Il 2015 inizierà con il nuovo lavoro del Teatro dell’Elfo FROST/NIXON, considerato da molti critici il migliore mai realizzato dalla compagnia milanese. Ferdinando Bruni ed Elio de Capitani interpretano il testo del drammaturgo britannico Peter Morgan Morgan (autore anche di The Queen) adattato per il cinema da Ron Howard che ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica.

Nucleo della pièce che indaga sul potere e la menzogna è un episodio realmente accaduto: l’intervista che l’anchorman David Frost fece nel 1977 a Richard Nixon (dimissionario nel ‘74) – di cui Elio De Capitani rende benissimo le doppiezze di presidente quacchero, con le sue insicurezze e i suoi complessi di inadeguatezza – terminata con la confessione dell’ex Presidente che nessuna inchiesta aveva mai ottenuto prima, sullo scandalo del Watergate e sui limiti morali del potere.

Dopo il presidente e il giornalista, un altro duello a parole è al centro dello spettacolo, l’incontro tra Freud e Dio. Torna protagonista Alessandro Haber e Alessio Boni, che il pubblico ravennate ha apprezzato in Art, con Il visitatore, una commedia esilarante, a tratti commovente. Dopo quella di Yasmina Reza una nuova drammaturgia contemporanea firmata dal belga Eric Emmanuel Schmitt, che ci fa sorridere ponendoci quesiti seri, esistenziali, che riguardano tutti noi. Haber e Boni sono immersi pienamente nell’umanità fragile dei loro personaggi.

Nell’aprile del 1938 l’Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Bergstrasse 19 – celeberrimo indirizzo dello studio di Freud che poi diventerà un museo – il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via dalla Gestapo. Irrompe nell’angosciata solitudine un inaspettato visitatore che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con lui una conversazione sui massimi sistemi. Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza.

Dopo due drammaturgie contemporanee, è il momento di due grandi classici con due grandi interpreti, Enrico IV di Luigi Pirandello interpretato dal mattatore Franco Branciaroli e La dodicesima notte di William Shakespeare diretta e interpretata da Carlo Cecchi.

Branciaroli prosegue il proprio percorso di esplorazione dei grandi personaggi del teatro scegliendo Enrico IV, considerato il capolavoro teatrale di Luigi Pirandello insieme a Sei personaggi in cerca di autore: uno studio sul significato della pazzia e sul tema caro all’autore del rapporto tra personaggio e uomo, finzione e verità.

Vittima non solo della follia, ma anche dell’impossibilità di adeguarsi a una realtà che non gli si confà più, stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno, il protagonista decide di ‘interpretare’ il ruolo fisso del pazzo.

Cecchi invece sceglie La dodicesima notte, una commedia corale, fondata sugli scambi di identità e di genere e sugli equivoci. Il testo shakespeariano permetterà ancora una volta a Carlo Cecchi, regista e anche interprete nelle vesti di Malvolio, di orchestrare un gioco attoriale straordinario, attraverso quella maestria che ha fatto di lui il più moderno tra i grandi interpreti del teatro italiano.

Lo spettacolo debutterà in luglio a Verona nell’ambito del Festival Shakespeariano. In questa nuova avventura l’attore-regista ha voluto nuovamente accanto a sé il premio Oscar Nicola Piovani che firmerà la colonna sonora dello spettacolo.

Chiuderà la stagione il sodalizio tra l’attore Stefano Accorsi e il regista Marco Balani con DECAMERONE vizi, virtù passioni, liberamente tratto dal Decamerone di Giovanni Boccaccio. Accorsi e Baliani si incontrano nuovamente per lavorare al progetto ‘Grandi italiani’. La prima tappa, che ha raccolto critiche entusiasmanti, li ha visti protagonisti dell’Orlando di Ludovico Ariosto. Ora è la volta del Decamerone di Boccaccio, mentre Il Principe del Machiavelli chiuderà il percorso nel 2015. «Le storie servono a rendere il mondo meno terribile – spiega Marco Baliani – a immaginare altre vite, diverse da quella che si sta faticosamente vivendo, le storie servono ad allontanare, per un poco di tempo, l’alito della morte. Finchè si racconta, finchè c’è una voce che narra siamo ancora vivi, lui e lei che racconta e noi che ascoltiamo. Per questo ci si sposta da Firenze verso la collina e lì si principia a raccontare. […] Abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decamerone di Boccaccio perchè oggi ad essere appestata è l’intera società. Ne sentiamo i miasmi mortiferi, le corruzioni, gli inquinamenti, le conventicole, le mafie, l’impudicizia e l’impudenza dei potenti, la menzogna, lo sfruttamento dei più deboli, il malaffare. In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti».

L’ottavo titolo

Per l’ottavo titolo gli spettatori potranno scegliere tra Orchidee di Pippo Delbono, regista italiano amatissimo in francia i cui spettacoli sono stati acclamati in cinquanta nazioni. Lo spunto di Orchidee deriva da un lutto personale di Delbono, la morte della madre, che però non si trasforma in un’autobiografia psicanalitica, ma in un modo per vedere ciò che è nascosto, cercando di provare qualcosa che appartiene a tutti. Abituato a provocare anche nel recupero della dimensione delle piccole cose, il regista di Urlo (che vedeva in scena anche Umberto Orsini) interpreta questo ultimo lavoro, uno dei più maturi e emozionanti in cui pezzi di vita si mescolano con Shakespeare e Cechov, come una denuncia dell’offuscamento del nostro sentire.

Per chi ama invece i classici sarà possibile optare per Le rane di Aristofane del Teatro Due. In un momento quanto mai difficile per il nostro Paese, il nucleo storico dell’Ensemble di attori del Teatro Due di Parma affronta attraverso questo classico della commedia greca la cruciale questione del ruolo politico della cultura, dell’arte, della poesia e del teatro nella società civile. E lo fa con comicità e leggerezza, al ritmo di un sirtaki, lanciando frasi in un megafono, inscenando un duello poetico, affidando al voto del pubblico il responso.

Anticipi di Stagione

Ricordiamo inoltre che chi acquista l’abbonamento estivo potrà inoltre accedere a 5 euro agli spettacoli: Il pallavolista volante che vede protagonista Andrea Zorzi, il mitico pallavolista della storica nazionale di Velasco; la nuova produzione di Ravenna Teatro che unisce il lavoro di Teatro delle Albe e Drammatico Vegetale attorno alle figure storiche di Francesco Pezzi e Maria Luisa Minguzzi dal titolo (provvisorio) Amore e anarchia; Clôture de l’amour che ha debuttato al Festival d’Avignone riscuotendo immediatamente uno strepitoso successo. I biglietti per Amore e anarchia e Clôture de l’amour saranno in vendita dal 18 settembre al teatro Rasi, mentre sono già disponibili da luglio in esclusiva per gli abbonati quelli per Il pallavolista volante.

Gli Abbonati potranno acquistare sempre a 5€ anche il biglietto per lo spettacolo che avranno escluso dal proprio abbonamento (a partire dal 25 ottobre).

 

 

 

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