Garofano Verde. Scenari di teatro omosessuale

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fotoA CURA DI RODOLFO DI GIAMMARCO

SCONOSCIUTI. È il titolo di un utilissimo, documentato studio di Graham Robb sull’omoses-sualità maschile e femminile nell’Ottocento, da cui emerge sorprendentemente una storia fatta, sì, di segretezza e oppressione, ma anche di tolleranza e familiarità inaspettate, con cultura gay libera e orgogliosa (tranne che in Gran Bretagna, pour cause), con coscienze consapevoli e sofisticate. Ma se sono sconosciuti quei trascorsi aspetti civili di anti-apartheid in materia di gender, di inclinazioni, è perché noi del terzo millennio conosciamo solo lotte, pregiudizi, discriminazioni, condanne e tolleranze di facciata nei riguardi di un’identità considerata ignorantemente e offensivamente un problema, un divario, una tendenza, se non addirittura un motivo di deregulation ai danni di una presunta normalità tale da rischiare d’alimentare focolai, come ce ne sono tanti, non solo di razzismi sociali ma anche di violenze ai danni di singoli. Sembra strano e sembra insopportabile, dover far capo a questi argomenti, per il ventunesimo anno di seguito, dovendo introdurre il tema, l’orientamento, la ragione civile e il manifesto intellettuale che sono alla base, appunto da 21 anni, della rassegna Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale, una manifestazione che si serve del sapere della scena, e della forza espressiva di autori, attori e registi, per candidare permanentemente a cartellone, a calendario di appuntamenti, una serie di spettacoli, mise en espace, letture e risorse comunque teatrali che non alzino mai la voce, ma parlino dei sentimenti seri, dei problemi seri, delle risorse serie, delle ingiustizie serie, e delle bellezze serie dette e non dette di esistenze omosessuali che rifiutano ogni ghetto, ogni élitarismo, ogni clubbistica classificazione, ogni stupida caricatura, ogni deleterio sospetto di mentalità non ortodossa in quanto fuori dal mucchio.

CONOSCIUTI. Nei vent’anni scorsi abbiamo ininterrottamente conosciuto il dialogo, l’apprezza-mento, il sostegno del Comune di Roma, ma quest’anno il Garofano Verde, organizzato dalla Società per Attori, è stato considerato, alla luce dei parametri applicati da un nuovo bando comunale, una “manifestazione storica non finanziabile”, mentre s’è andata in corrispondenza rafforzando la mano tesa istituzionale ad opera del Teatro di Roma che già nel giugno 2013 aveva ospitato e contribuito a un’anteprima sullo sperone montato nella platea del teatro Argentina, sinergia tradottasi nel giugno scorso in un’ulteriore settimana di programmazione anticipatoria della XXI edizione della rassegna, sempre all’Argentina. Una conoscenza, va detto, che il neo-direttore artistico dello stabile romano Antonio Calbi ha da subito tenuto a riconfermare e a rilanciare fortemente, contribuendo con tre serate di spettacoli del vero e proprio Garofano Verde 2014 che occasionalmente, e gratificantemente, aprono la stagione dello stesso teatro Argentina. Questa fiducia, questa visibilità, questa condivisione da parte di un organismo prestigioso della scena pubblica della Capitale, e della scena italiana, ci ripagano di una coerenza culturale e sociale, in un Paese che stenta ancora a rendersi conto del peso dei pregiudizi attinenti l’omofobia, un Paese in cui giace da anni ignorata una proposta di legge volta a considerare e a punire più severamente ogni violenza di origine omofobica. Ed è anche per questa latente e perdurante ingiustizia che, oltre ad agire sulla scena del Teatro Argentina,

il Garofano Verde sta studiando una modalità di monitoraggio e di tutela di spettacoli a tema omosessuale brevettando, dalla stagione 2014-15, il marchio “Segnalato da…”

DA CONOSCERE. Le tre serate in programma all’Argentina ci faranno conoscere tre approcci artistici, tre storie simboliche o reali, tre trattamenti dell’emozione, e tre meccanismi drammaturgici, relativi alla libertà o all’intolleranza in materia di scelte libere di vita, nei nostri tempi. La Compagnia Vucciria Teatro, una formazione del 2012 scoppiata da noi e anche oltreoceano, a San Diego, col suo bagaglio di lingua siciliano-italiana, e con le radici di uno studio umano che accosta l’isolamento intimo a quello territoriale, propone Io, mai niente con nessuno avevo fatto di Joele Anastasi (anche regista e co-interprete con Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano), un dramma di tre voci che scavano nell’ingenuità e nella passione, nell’istinto di un universo popolare, nella poesia dura e ingrata di omosessualità, violenza e malattia sullo sfondo di un panorama palermitano senza filtri. Sotto l’egida di Teatri Uniti, Birre e rivelazioni di Tony Laudadio è un atto unico in otto birre scritto appositamente per la rassegna, con un confronto progressivo e scomodo tra due adulti, Roberto De Francesco e Andrea Renzi, che parlano di uno stesso giovane, amato in modo istintivamente paterno da uno dei due e entrato nella sfera affettiva del docente che va a trovare il genitore del ragazzo nel pub da lui gestito, dando luogo a otto stazioni di dialogo con svelamento e coinvolgimento. E poi irrompe, nel Garofano Verde, la tranche di un fatto di cronaca riletto, riscritto, adattato al teatro, ed è Un bacio che Ivan Cotroneo ha in particolare (ma non solo) elaborato scenicamente per la voce di Iaia Forte, consegnandole un po’ il ruolo arbitro dei due personaggi che diventarono protagonisti nel 2008, in un liceo californiano, di un avvenimento a tinte molto oscure, con omicidio ai danni di un ragazzo quindicenne ucciso da un suo coetaneo che non ne accettò il corteggiamento, attribuendo un compito testimoniale al terzo punto di vista di una professoressa in stretta relazione con i due adolescenti.

Tre serate che toccheranno tasti molto diversi, l’urlo pulsante di chi è condannato a dire, la dialettica minuta e allusiva di chi vuole dire e di chi non vuol sentir dire, e la prognosi dello scandalo del dire e dell’assassinio del dire con testimonianze scisse a futura memoria.

Il Garofano Verde ha anch’esso, malgrado tutto, una vocazione a dire, e per intanto ringrazia il Teatro di Roma che permette questo gesto.

Rodolfo di Giammarco

 

 

PROGRAMMA:

 

8 settembre 2014

compagnia diaghilev presenta vucciria teatro in

io, mai niente con nessuno avevo fatto

scritto e diretto da Joele Anastasi

con Joele Anastasi, Enrico Sortino

Federica Carruba Toscano

9 settembre 2014

teatri uniti presenta

birre e rivelazioni

di Tony Laudadio

con Roberto De Francesco, Andrea Renzi

 

10 settembre 2014

un bacio

di Ivan Cotroneo

con Iaia Forte

Enzo Curcurù, Matteo Lai

info: 06.684000346 • promozione@teatrodiroma.net

vendita on-line: www.teatrodiroma.net

orario spettacoli: ore 21 • biglietti € 15,00 – 10,00

 

 

SCHEDE SPETTACOLI:

8 settembre 2014

compagnia diaghilev presenta vucciria teatro

in

io, mai niente con nessuno avevo fatto

scritto e diretto da Joele Anastasi

con

Joele Anastasi, Enrico Sortino

Federica Carruba Toscano

Sicilia. “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” è la storia di Giovanni, incarnazione dell’ingenuità e della passione allo stato puro, dell’innocenza che supera tutte le barriere della conoscenza e dell’ignoranza: un pezzo unico di anima che dice tutto quello che pensa, che crede a tutto quello che gli viene detto. Giovanni è la forza e il coraggio di chi non riesce a vedere il mondo se non come uno spartito di note da danzare. L’istinto alla vita, alla sopravvivenza. Al di là della malattia. Al di là del male.

L’universo in cui gravitano i tre personaggi di questa pièce è un universo popolare. Uno scenario pieno di brutalità e d’istinto. Dove nulla è comandato dalla mente ma solo dall’impulso del corpo. Uomini che sono bestie, che sono angeli, che sono demoni.

La violenza si scontra con l’ingenuità, in un mare di brutalità, dove Rosaria, cugina di Giovanni, è tutto per lui. Sorella, fidanzata, madre e figlia.

C’è spazio per l’amore, c’è spazio per la rivalsa. Ma tutto ha un prezzo. Giovanni lo sconterà attraverso gli occhi ambigui e violenti e il corpo pulsante e focoso di Giuseppe, insegnante di danza, unico amore-amante di Giovanni.

E se è vero che tutto il peso ricade proprio su Giovanni, ingenuo e puro, lui sarà l’unico capace di sopportare questo peso e di non sentirne addosso la minima pressione riscattandosi attraverso i corpi e le anime dilaniate di Rosaria e Giuseppe.

Ma saranno tre corpi, quelli dei protagonisti, che non si incontreranno mai. Vivranno uniti solo nel ricordo, nella maledizione, nel tentativo ora di ricordare e ora di dimenticare.

Joele Anastasi

 

 

TEATRO ARGENTINA

 

9 settembre 2014

teatri uniti presenta

birre e rivelazioni

di Tony Laudadio

con Roberto De Francesco, Andrea Renzi

La divisione del testo in otto birre pone subito una questione centrale del testo: è una riflessione seria o è solo un delirio etilico? Come al solito, con quello che amo scrivere, lo spettacolo deve stare sul confine, oltrepassarlo ora da un lato ora dall’altro, ma senza mai discostarsene troppo, e non per il puro gusto della via di mezzo – l’impeccabile e incontestabile aurea mediocritas – ma soprattutto perché su quel confine si gioca, spesso, tutta la partita delle vite umane e dei loro paradossi. “Birre e rivelazioni” è un testo con due personaggi in scena e uno continuamente evocato che non compare mai. Il protagonista è quest’ultimo. La sua assenza sulla scena, illumina tutto il testo: il figlio, il giovane, la nuova generazione, con i suoi problemi, i suoi turbamenti, le scelte da compiere, la scoperta dei propri anfratti remoti. È per loro, d’altronde, per le nuove generazioni, che gli adulti lavorano, si impegnano, esistono. Ma possono poi gli adulti, i padri, i professori, gli uomini responsabili, avere anche una loro autonomia, un’esistenza individuale, una vita sessuale? E i loro lati oscuri, il pensiero torbido, il dubbio, quanto inficiano il ruolo funzionale? Non c’è altro: personaggi e dialoghi, quindi attori, questo è quanto.

Una visita che sembra casuale, e non lo è, discorsi che alludono, girano intorno, coprono l’oggetto vero dei pensieri, e poi trasformano le intenzioni, modificano il paesaggio interiore e puntano ad altro, a qualcosa che i protagonisti stessi non controllano e che sfocia in un finale di totale incomprensione. Questo lento e costante svelamento che, birra dopo birra, costituirà la trama di questa relazione umana, è il vero obiettivo del testo. Nell’arco di otto birre si scoprirà che ciò che si crede di conoscere degli altri, di chiunque ma persino del proprio stesso figlio, è il vero mistero, e quando si tratta dei nostri cari è un mistero doppio perché ci toglie lucidità. I sentimenti, pure indispensabili per essere felici, offuscano la lettura della realtà.

Questo dialogo a due diventa una ricerca di verità, dentro i turbamenti che la conoscenza sempre impone, specie se l’oggetto del proprio interesse è qualcuno per cui provi amore. E ad ogni svelamento una porzione di quell’amore viene messa alla prova. Fino alla prova finale e alla conoscenza più difficile: quella di se stessi. Cosa sei disposto a fare?

L’omosessualità è qui un tema centrale – i pregiudizi, le accettazioni umilianti, certi stereotipi – e però, allo stesso tempo, mano a mano diventa marginale. Il sesso, qualunque esso sia, diventa unico, univoco, universale, proprio perché in qualsiasi atto d’amore – e tra questi c’è anche il desiderio di conoscenza – la sostanza assume caratteri che vanno al di là dei corpi.

Tony Laudadi

 

TEATRO ARGENTINA

10 settembre 2014

un bacio

di

Ivan Cotroneo

con

Iaia Forte

Enzo Curcurù, Matteo Lai

La storia di “Un bacio” è molto liberamente ispirata ad un fatto di cronaca americano, l’omicidio di Larry King, 15 anni, studente di un liceo californiano.

Sulla nuda spina della cronaca, il racconto costruisce una narrazione a tre voci, ambientata in Italia, in una piccola città del centro nord mai nominata. Le voci sono quelle di Lorenzo e Antonio, due ragazzi liceali, e della loro professoressa, Elena.

Insieme, i tre racconti e i tre punti di vista ricostruiscono una storia unica, una storia di prime volte, di ricerca della felicità, di insicurezza, di vite spezzate dalla incomprensione e dalla paura. Soprattutto una storia in cui la logica del gruppo e il timore di ritrovarsi isolati costituiscono i veri detonatori della violenza che esplode improvvisa e lacerante.

 

Due giovani studenti e la loro insegnante. Tre punti di vista diversi di uno stesso episodio.

Un omicidio senza senso.

La scrittura asciutta e tesa di Cotroneo restituisce una tale forza agli avvenimenti, che mi ha rapito, come una riscrittura contemporanea della tragedia classica.

Leggendolo mi ha invaso una strana inquietudine.

C’è un assassino, ma si avverte che la vera colpa risiede altrove. Anche in noi stessi, che ci crediamo innocenti lettori, osservatori, spettatori.

Iaia Forte

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