L’arte è una caramella

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Foto di Flavio Boretti
Foto di Flavio Boretti

Di e con Carlo Vanoni

Regia di Gian Marco Montesano

 

Visto in anteprima il 19 settembre 2014 alla Fondazione d’Arte Bisazza (Vicenza), debutterà al Teatro Nuovo Di Verona il 10 Ottobre 2014 e replicherà a Bologna al Teatro Dehon il 22 gennaio 2015.

Carlo Vanoni è alla sua prima esperienza d’attore e devo dire che in questo suo primo spettacolo se l’è cavata molto bene, inoltre il format teatrale con cui si propone, è piuttosto originale e adatto a qualsiasi situazione conviviale.

Carlo Vanoni di professione fa il venditore d’opere d’arte, sia in gallerie che presso un canale televisivo (Orler Tv), è scrittore assieme a Luca Berta (“A letto con Monna Lisa. Arte contemporanea per pendolari ed altri curiosi”, La Toletta edizioni) e musicista (suona appassionatamente e abilmente le sue chitarre). Certamente un personaggio poliedrico, il quale rappresenta in tutto e per tutto la società in cui viviamo oggi giorno e soprattutto spiega come un artista o una persona che si occupi d’arte nel 2014 e che non sia già divenuto popolare (per popolare intendo apparso con continuità in televisione nei primi 10 canali del digitale terrestre o sul grande schermo), debba essere in grado di saper fare qualsiasi cosa, in questo caso persino l’attore!

Fatto vuole che questo spettacolo parla di contemporaneo, nello specifico di arte e di conseguenza mi sembrava davvero l’aggettivo che meglio qualificasse il nostro protagonista: come un’opera sta al suo pittore, così Carlo Vanoni sta al contemporaneo di oggi, il che è davvero esilarante come esilarante è venire a conoscenza del fatto che un mucchio di caramelle sia oggi esposta in gallerie e musei.

Perché?

L’arte è una caramella”, lo spettacolo, fin dall’inizio soverchia le nostre certezze su cosa sia o non sia artistico e lo fa attraverso un piacevolissimo viaggio, passando di opera in opera, partendo proprio dall’unico elemento presente sulla scena (una montagna di caramelle sopra un piano rialzato) chiedendoci, provocatoriamente: “Com’è possibile che un mucchio di Caramelle esposto in una galleria sia considerata un’opera d’arte?”

Egli ci dice essere “la sua opera preferita” ma poi null’altro aggiunge, tenendoci sulle spine fino alla fine e compiendo un salto temporale di tre secoli indietro, discostando abilmente la narrazione verso una delle opere d’arte più chiacchierate al mondo: la Monna Lisa di Leonardo Da Vinci. Questa viene narrata come una splendida avventura, arricchita di aneddoti e curiosità (che non vi voglio svelare) sul perché questo piccolo quadro, di questa sconosciuta nobildonna dell’500 sia divenuto si’ famoso sino ai giorni nostri.

Da Monna Lisa passa poi allo scandaloso quadro di Manet “Colazione sull’erba”, capolavoro dell’impressionismo; “ma come?” direte voi. Come fa ad essere scandaloso un quadro che è un capolavoro?

Carlo Vanoni ci stuzzica e ci provoca: “Bhè il nostro gusto non è lo stesso dei primi che videro esposta quest’opera a Parigi nel ‘Salone dei Rifiutati’: se per noi adesso dire che quest’opera di Manet non sia meravigliosa, all’epoca dire che non fosse orribile era assolutamente inconcepibile. Lo stesso concetto valse per Olympia, famoso nudo di Manet, concepito all’inizio come una tela assolutamente deplorevole poiché sconvolgeva improvvisamente il concetto di nudo classico: non era più dipinto che rappresentava bellezza ideale, sulla tela era semplicemente “dipinta grossolanamente” una donna spogliata: “che orrore!” esclamarono i contemporanei di Manet.

Gli impressionisti fecero letteralmente impressione all’epoca ma nell’accezione più negativa del termine, infatti Carlo Vanoni ci svela che la parola impressionisti, deriva da ‘impressione’: altro non era che la prima mano stesa di pittura da un imbianchino su di una parete. Che assurdità, diremo noi oggi ma quello che era inconcepibile all’epoca, ora non lo è più, anzi, siamo increduli nel sentire che questi giudizi, in passato, siano stati realmente espressi.

Vanoni abilmente passa da un artista all’altro, da Cezanne, Matisse, Picasso e ci mostra come questi grandissimi pittori (così noi oggi li consideriamo), all’epoca erano derisi, insultati ed evitati perché il pubblico, avvezzo ai canoni rinascimentali di pittura intesa come imitazione della realtà, evitava tutto ciò che stava al di fuori di questa standardizzazione, segnalato come brutto, orrendo e impossibile da considerarsi arte.

Allora tutto ciò che noi riteniamo bello oggi potrebbe un giorno semplicemente cadere nel dimenticatoio mentre ciò che ha segnato l’umanità, scandalizzando all’inizio ma rivoluzionando poi, completamente, il nostro punto di vista , non solo è ricordato ma è amato ed apprezzato come un passaggio fondamentale per la crescita e la trasformazione dell’uomo.

L’abilità di Carlo Vanoni e del regista Gian Marco Montesano sta nell’avere accostato opere d’arte che per distanza storica e temi rappresentati non hanno a che fare, apparentemente, l’uno con l’altro ma per una straordinaria intuizione registica, in questo spettacolo sembrano concepirsi come un’unica parte di un tutto composto da molti diversi.

Vengono affrontati temi importanti su cosa sia o non sia arte, chi decide e come la storia si sia susseguita, portandoci in esempio le opere di Kandinskij, di Duchamp o la “Merda d’artista” di Piero Manzoni, venduta a peso d’oro inizialmente (il valore dell’oro nel 1961) ma poi comprata in una famosissima asta d’arte al prezzo di 110.000 euro e con ciò che significa? “Che la merda vale più dell’oro? No, significa che l’arte vale più dell’oro”.

Una perfetta lezione d’arte, un monologo divertente, educativo, spiritoso, interessante; uscendo dalla sala mi sono chiesta perché a scuola non mi abbiano mai spiegato l’arte contemporanea in maniera così intuitiva, semplice e con così largo respiro, tanto da avere un quadro generale di quali artisti e del perché abbiano sconvolto il nostro modo di concepire l’immagine nella storia; sicuramente è uno di quegli spettacoli che vale molto più di cento documentari e lezioni in classe; consigliato, certamente si e mi raccomando, portate i vostri bambini, un giorno, vi ringrazieranno.

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