“Enrico IV” di Luigi Pirandello

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fotoQuello che non si capisce è perché Franco Branciaroli, nella sua indagine sui grandi personaggi del teatro, abbia aspettato tanto ad affrontare le tematiche di Pirandello.Essere e apparire, verità e finzione sono maschere che ogni uomo indossa quotidianamente secondo le circostanze, figuriamoci l’attore che fa della finzione tra personaggio e uomo la sua professione. E non c’è dubbio che Pirandello sia nelle corde di questo grande poliedrico attore dalla eccelsa polifonia vocale e straordinaria gestualità. Salutiamo quindi questo Enrico IV dagli echi shakespeariani visto ieri sera al Piccolo Teatro.

È propedeutico raccontare la storia pregressa prima di entrare nel vivo dell’azione scenica. Un nobile prende parte ad una mascherata in costume nella quale impersona Enrico IV; alla messa in scena prendono parte anche Matilde (donna di cui è innamorato) che interpreta il ruolo di Matilde di Canossa, e il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV, il quale nella caduta batte la testa, sviene e quando riprende i sensi con ancora indosso i paludamenti regali, si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando.

Ed ora inizia lo spettacolo che è costruito su due livelli e due linguaggi. Commedia il primo, tragedia il secondo. Nella prima parte assistiamo a una troupe di vecchi amici che vengono a far visita al Personaggio (al quale Pirandello non dà nome) allo scopo di tentare di recuperalo alla vita normale con l’ausilio di uno psichiatra. La seconda parte è caratterizzata dal movimento drammatico del prigioniero volontario che, guarito dopo dodici anni dalla pazzia, vive rinchiuso in questa villa in compagnia di quattro giovani consiglieri che sono in verità pagati dalla famiglia per assecondarne l’allucinazione. La situazione precipita quando, disvelata la sua guarigione, il Personaggio che non ebbe allora la donna amata si riprende la figlia che gli ripete l’immagine di lei e si vendica uccidendo l’antico rivale. Ma piuttosto che vivere in quella reale dolorosa realtà e in una società vacua e artificiosa, decide di rientrare nella finzione indossando la maschera di Enrico IV. Il carcere della solitudine si rinchiude per sempre.

Franco Branciaroli (che è anche regista) è un doloroso istrione, passa dal tragico grottesco della follia ad una sorta di straniamento che gli permette di vivere autenticamente il personaggio del finto imperatore.

Sono bravi tutti gli altri attori: Melania Giglio una Matilde di nevrotica sensibilità, Giorgio Lanza, Tommaso Cardarelli, Antonio Zanoletti, Valentina Violo, Daniele Griggio. Bravi (anche se l’eccessivo macchiettismo non li aiuta) i quattro giovani “consiglieri”Andrea Carabelli, Pier Paolo D’Alessandro, Sebastiano Bottari, e Mattia Sartori.

Tutti bravi dunque, ma quando c’è Branciaroli è solo lui che conta.

Molto belle le invenzioni sceniche e i costumi di Margherita Palli, funzionale il servizio luci di Gigi Saccomandi.

 

 

 

 

 

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