La vedova scaltra

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fotoUscita nel 1748 dalla prolifica penna di Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793) e rappresentata nello stesso anno con un successo durato ininterrottamente per ben quindici anni, ‘La vedova scaltra’ rappresenta la seconda commedia di carattere (dopo La donna di garbo che nel 1743 ne segna l’incipit), espressione di quella straordinaria riforma teatrale che, superando la ‘Commedia dell’Arte’ imperante all’epoca, oltre ad approfondire la psicologia dei personaggi, a eliminare gradualmente le maschere e a inserire l’azione con problematiche effettive nella vita reale dell’epoca concludendola con una morale, si fonda su un copione completamente scritto per evitare improvvisazioni, lazzi…

Protagonista Rosaura, rimasta vedova dopo che l’anziano marito l’ha sposata sul letto del trapasso garantendole una posizione economica ottima: ancora giovane e piacente, si pone il problema di scegliere un marito tra quattro spasimanti che le ronzano intorno, ciascuno dei quali esprime in modo esasperato lo stereotipo dell’uomo francese, inglese, spagnolo e italiano secondo l’immaginario collettivo del tempo.

Interpretata da una Debora Caprioglio, abile nel mostrarsi vezzosa e civettuola, che apre la stagione al San Babila di Milano – dopo avere chiuso con successo la precedente proprio con La donna di garbo – la nostra vedova, al di là di ammodernamenti e aggiornamenti del testo, mantiene la sua autonomia e indipendenza perché è lei che approfittando del Carnevale veneziano (di cui si può comprendere lo spirito solo se lo si vive ancora oggi, naturalmente in loco) mette in atto un intelligente stratagemma per provare la serietà dei quattro e scegliere con cognizione di causa: iniziativa assolutamente rivoluzionaria per il ‘700 e comunque utilissima a scoprire l’animo maschile ancora sfuggente, evasivo e a volte anche subdolo ai nostri giorni in cui, evolutasi la posizione della donna, le unioni paiono sempre più fragili, instabili e precarie.

In questa pièce Goldoni pone le basi per l’esaltazione di una figura femminile autonoma, operosa e intelligente al di là delle origini familiari, immagine che raggiungerà l’apoteosi nel personaggio di Mirandolina, La locandiera che incarna le infinite sfaccettature dell’eterno femminino.

Divertente, simpatica e accattivante La vedova scaltra della Caprioglio che trova un’ottima spalla in Marionette, interpretata dalla brava Daniela Morozzi capace di mettere in luce la fine perspicacia della domestica più pronta a fare da consigliera-psicologa che a svolgere le proprie incombenze.

Una compagnia vivace e pungente ben diretta da Emanuele Barresi, il simpatico e svenevole Monsieur Le Blau, che, pur calcando la mano sui vizi dei protagonisti, riesce a mantenere la vis comica nei limiti di una piacevole godibilità.

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