Tommaso Maestrelli, l’ultima partita

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fotouno spettacolo di G. Serafini Prosperi, R. Bastanza, P. Galeotti

con Nello Mascia

e con Max Vado, Carlo Caprioli, Aglaia Mora, Gino Nardella

scene e costumi Francesco Ghisu, Helga H. Williams

musiche Stefano Ianne

regia Giorgio Serafini Prosperi

 

Il Teatro Parioli Peppino De Filippo presenta, da giovedi 23 ottobre a domenica 9 novembre, lo spettacolo “Tommaso Maestrelli, l’ultima partita”, con Nello Mascia, regia Giorgio Serafini Prosperi. Quello di un “padre” con i suoi figli, ecco il rapporto di Tommaso Maestrelli con i suoi giocatori. Figli da amare ancor di più proprio perché sradicati, caratteriali, difficili. Giocatori non tutti eccelsi, alcuni ricchi di talento, magari scartati da altre società, comunque da amare più che da addomesticare. Solo lui, il “Maestro”, avrebbe potuto riuscire nell’impresa. Solo lui, un padre, avrebbe potuto farli sentire accettati, compresi, sostenuti. Avrebbe potuto chiedergli anche molto di più di quello che potevano dare. Tommaso Maestrelli riuscì a fare di una banda di scalmanati dei campioni, ma, prima di tutto, fece di loro degli uomini. Insegnò loro che il calcio non è solo questione di tattica e allenamento, ma di coraggio, compattezza, dedizione. Senza clamori li portò ad un trionfo che forse non ha eguali nella storia dello sport. Le favole, però, non sempre hanno il lieto fine. O per lo meno non nel senso convenzionale. La storia che raccontiamo è un po’ il seguito del “miracolo Maestrelli”, non la cavalcata dell’incredibile scudetto del ’74, ma i risvolti e le implicazioni umane che ne seguirono. Maestrelli, ad un anno esatto dal trionfo, si ammalò di un male incurabile che lo costrinse a lasciare in balia degli eventi la squadra e i suoi “figli”. La compagine sembrò, senza guida, sfaldarsi, navigare allo sbando, priva del suo timoniere. Ed ecco che Maestrelli compì il suo secondo “miracolo”, ottenendo una deroga insperata dal male che lo attanagliava. Maestrelli si riprese, per il tempo necessario a salvare i suoi ragazzi dall’onta della serie B: assunse ancora una volta su di sé il ruolo e la responsabilità del padre evitando il “disastro”, tanto da dichiarare apertamente che per lui quella salvezza era certamente più importante dello scudetto. Per poi spegnersi serenamente, conscio del messaggio – più umano che sportivo – che, di nuovo, aveva inciso nella mente dei suoi giocatori.

“… Per un autore che si cimenti anche con la regia non è semplicissimo. Bisogna diventare altro da sé, abbandonare quelle immagini che hanno costellato il momento della scrittura e tradurle in azione. Ci provo. Lavorare su personaggi che fanno parte dell’immaginario collettivo, tra l’altro, aggiunge un ulteriore livello di difficoltà. Bisogna sgombrare il campo, sganciarsi dal “culto” dei personaggi reali e, ispirandosi a loro, reinventarli… Questo Tommaso Maestrali non sarà il Tommaso Maestrali che potreste trovare sulle pagine dei rotocalchi sportivi. Le notizie biografiche qui riportate non sono che un trampolino che mira a proiettarsi più in alto: quello che vogliamo rappresentare è soprattutto il mondo interiore di Maestrali e dei suoi “satelliti”, delle persone cioè che accompagnano la sua avventura umana. Usare la loro storia per parlare ad un pubblico ben più vasto dei calciofili. Abbiamo scelto volontariamente degli interpreti che non fossero proprio somigliantissimi ai loro modelli per suggerire, appunto, un piano di interpretazione ulteriore, ben più universale. Il teatro – si sa – è proprio il luogo dell’immaginazione, della suggestione più che della ricostruzione… Abbiamo scelto un’altra strada. Con decisione. E a questo contribuiscono anche le bellissime musiche, composte per l’occasione, da Stefano Nanne, come pure i costumi di Belga Lillianes, non riproducono le atmosfere degli anni Settanta, ma le ricreano attraverso una personalissima mediazione artistica. Speriamo di condurvi nel nostro “sogno” di Tommaso Maestrali e di tenervi agganciati ad esso per la durata dello spettacolo…(Giorgio Serafini Prosperi)

 

 

 

Teatro Parioli Peppino De Filippo

Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma

Tel . 06 8073040

www.teatropariolipeppinodefilippo.it

INGRESSO: PLATEA 25 EURO, GALLERIA 20 EURO

 

 

 

 

 

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