Uto Ughi in concerto

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fotoUto Ughi violino

Marco Grisanti pianoforte

in ricordo di Adriana Panni

 

Con l’esecuzione della Partita in re minore per violino solo BWV 1004 di Bach, un brano che lo accompagna fin dal suo esordio a soli 7 anni, Uto Ughi apre la stagione n. 194 della Accademia Filarmonica Romana giovedì 23 ottobre al Teatro Olimpico (ore 21). Rinsaldando il legame di affetto che lo lega da sempre all’istituzione romana, il grande violinista che quest’anno ha festeggiato 70 anni e ha recentemente pubblicato per Einaudi la sua autobiografia Quel diavolo di un trillo. Note della mia vita, si conferma fra i musicisti più rappresentativi del nostro paese, erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche. Con questo concerto il maestro rende omaggio alla memoria di Adriana Panni fra le protagoniste dell’organizzazione musicale italiana del secondo Novecento, instancabile animatrice e presidente della Filarmonica di cui quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa. «Adriana, prima di tutto una carissima amica! – racconta il maestro Ughi – Aveva una fede incrollabile in quello che faceva, era carica di entusiasmo e convinzione, le era naturale un modo diretto e spontaneo di comunicare con le persone».

Alla fantasia, alla libertà e al rigore bachiano, con cui Ughi apre il suo concerto, segue nella seconda parte un programma caratterizzato dal grande virtuosismo che vedrà Ughi, accompagnato al pianoforte da Marco Grisanti, alle prese con le due Polacche e Legénde del compositore e violinista Henryk Wieniawski, con la scrittura raffinata ed elegante di Introduzione e Rondò capriccioso op. 28 di Saint-Saëns e la vivacità di Tzigane di Ravel. «Ma non è solo virtuosismo – tiene a precisare Ughi –. Nella musica di Wieniawski in particolare vive anche una struggente cantabilità slava, presente soprattutto nella ‘Legénde’. Affascinava il pubblico, aveva la stessa carica di virtuosità di Paganini, era capace di passaggi funambolici, però mai fine a se stessi, come qualche volta accade con Paganini. Wieniawski era polacco come Chopin e nelle due Polacche in programma potremmo percepire proprio questa capacità di essere sia trascinante, brillantissimo, che lirico, sognante, alternando spesso i due caratteri. In una scrittura che riserva al pianoforte un ruolo tutt’atro che secondario». Grande virtuosismo e gentilezza melodica convivono anche in Saint-Saëns e Ravel, in cui la ricerca del colore, tipica dei musicisti francesi di fine Ottocento e inizio Novecento, si alterna al ritmo e alla sfida tecnica che mette a dura prova l’interprete.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei Guarneri esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

In programma fino al 17 maggio (a chiudere saranno i sorprendenti Mummenschanz) la nuova stagione della Accademia Filarmonica Romana, firmata dal direttore artistico Matteo D’Amico, presenta oltre trenta appuntamenti fra musica, danza e teatro, con originali incontri, combinazioni imprevedibili e alcune novità, spaziando dal repertorio barocco alla musica dei nostri giorni fino al jazz con un omaggio alla Roman New Orleans Jazz Band e al rock dei Marlene Kuntz. La programmazione sarà dislocata fra Teatro Olimpico, per il periodo autunnale e per gli spettacoli di danza, il Teatro Argentina, nei mesi invernali, dedicati alla musica da camera, e la Sala Casella, cuore pulsante della Filarmonica, che accoglierà Il cerchio della musica un ciclo di appuntamenti in cui si potrà entrare in contatto con gli interpreti di grande rilievo, compositori e artisti, impegnati a stringere con il pubblico un rapporto più intimo e diretto.

In stagione i grandi nomi del concertismo internazionale: oltre al già citato Uto Ughi, i due violoncelli a confronto degli eccezionali Sol Gabetta e Mischa Maisky, il violinista Sergej Krylov, i pianisti Maria Perrotta e Behzod Abdurajimov, il controtenore Tim Mead, il quotatissimo Quartetto Ebène, i clavicembalisti Trevor Pinnock e Rinaldo Alessandrini, i travolgenti SignumFive (al loro debutto nella capitale) le orchestre barocche dei Turchini e di Concerto Romano, e ancora i nuovi spettacoli di Corrado Augias sulla Grande Guerra, di Federico Tiezzi sul Ritorno di Casanova tratto da Schnitzler, di Sandro Cappelletto sull’ultimo anno di vita di Schubert, la nuova produzione di AsLiCo dedicata al pubblico di domani con l’opera Milo, Maya e il giro del Mondo di Matteo Franceschini.

Sette gli appuntamenti con la danza e il tetro visivo, a partire dall’atteso ritorno nella capitale dei Momix che dopo il trionfale successo dell’anno scorso, porteranno Alchemy di nuovo sul palcoscenico dell’Olimpico (18-30 novembre). A seguire un altro gradito ritorno, quello di Miguel Angel Berna con il nuovo lavoro Mediterraneo (2-7 dicembre). E dal 10 marzo al 17 maggio la quinta edizione del Festival Internazionale della Danza, in collaborazione con il Teatro Olimpico che ospiterà importanti novità, come il debutto della compagnia argentina Nestor Pastorive, HQ Program il nuovo progetto della pianista Gloria Campaner e dell’olandese Gotra Ballet di Heerlen, Il vestito di Marlene un inedito incontro fra la danza e il rock protagonisti la Mvula Sungani Company e la rock band dei Marlene Kuntz che suoneranno dal vivo, accanto a nomi di compagnie già conosciute e amatissime dal pubblico romano come Aterballetto (Don Q e Rossini Cards) e i mitici Mummenschanz, maestri di teatro visivo, “musicisti del silenzio”, sulla scena internazionale da oltre quarant’anni.

Preziose anche per questa stagione le collaborazioni che la Filarmonica ha tessuto con i teatri, le associazioni e le accademie culturali della nostra città e non solo: Teatro di Roma, Teatro Olimpico, AsLiCo – Associazione Lirico Concertistica Italiana, Académie de France à Rome – Villa Medici, Centre de musique baroque de Versailles, Nuova Consonanza, Società Umanitaria, Forum Austriaco di Cultura, Compagnia Lombardi Tiezzi.

 

Programma completo su www.filarmonicaromana.org

 

Biglietti concerto UGHI: da 20 a 30 euro. 10 euro con Login Music Card per studenti. Riduzioni per CRAL e associazioni. Info: tel. 06-3201752, email promozione@filarmonicaromana.org

 

 

ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA

CONCERTO D’INAUGURAZIONE STAGIONE 2014-15

Giovedì 23 ottobre ore 21 TEATRO OLIMPICO

 
PROGRAMMA:

Johann Sebastian Bach (1685-1750)

Partita n. 2 in re minore per violino solo BWV 1004

 

Henryk Wieniawski (1835-1880)

Polonaise de concert n. 1 in re minore op. 4

Polonaise brillante n. 2 in la maggiore op. 21

Legénde op. 17

 

Camille Saint-Saëns (1835-1921)

Introduction et Rondò capriccioso op. 28

(trascr. per violino e pianoforte)

 

Maurice Ravel (1875-1937)

Tzigane «rapsodie de concert»

 

Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, Uto Ughi ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia: all’età di sette anni si è esibito per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n. 2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Ha eseguito gli studi sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Quando era solo dodicenne e la critica scriveva: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo”. Ha iniziato le sue grandi tournée europee esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali festival con le più rinomate orchestre sinfoniche tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte altre, sotto la direzione di maestri quali Barbirolli, Bychkov, Celibidache, Cluytens, Chung, Ceccato, Colon, Davis, Frühbeck de Burgos, Gatti, Gergiev, Giulini, Kondrašin, Jansons, Leitner, Lu Jia, Inbal, Maazel, Masur, Mehta, Nagano, Penderecki, Prêtre, Rostropovič, Sanderlin, Sargent, Sawallisch, Sinopoli, Slatkin, Spivakov, Temirkanov. Uto Ughi non limita i suoi interessi alla sola musica, ma è in prima linea nella vita sociale del paese e il suo impegno è volto soprattutto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. In quest’ottica ha fondato il festival “Omaggio a Venezia”, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare. Conclusa quell’esperienza, il festival “Omaggio a Roma” (dal 1999 al 2002) ne raccoglie l’ideale eredità di impegno fattivo, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani. Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e attualmente portati avanti dal festival “Uto Ughi per Roma” di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico. Recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha nominato presidente della Commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica presso il pubblico giovanile. Il 4 settembre 1997 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti artistici. Nell’aprile 2002 gli è stata assegnata la Laurea Honoris Causa in Scienza delle Comunicazioni.

Intensa è la sua attività discografica con la BMG Ricordi per la quale ha registrato: i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Čajkovskij con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, Le Quattro Stagioni, tre Concerti di Paganini nell’edizione inedita di direttore-solista, il Concerto di Dvořák con Leonard Slatkin e la Philarmonia Orchestra di Londra; le Sonate e Partite di Bach per violino solo. Ultime incisioni sono: Il Trillo del diavolo (disco live dei più importanti pezzi virtuosistici per violino); il Concerto di Schumann diretto da Sawallish con la Bayerischer Rundfunk ; i Concerti di Vivaldi con I Filarmonici di Roma; la Sinfonia Spagnola di Lalo con l’Orchestra RAI di Torino e de Burgos; l’incisione discografica per Sony Classical, nel 2013, dal titolo”, una raccolta di pezzi emblematici del Romanticismo sul violino, con la partecipazione dell’Orchestra da Camera I Filarmonici di Roma. Altro evento di particolare rilievo è la pubblicazione del libro Quel Diavolo di un Trillo – note della mia vita, avvenuta nel 2013, edito da Einaudi: la storia di una vita incredibile, interamente dedicata alla musica.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei Guarneri esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

 

Marco Grisanti è oggi considerato uno dei più raffinati cameristi italiani, con un repertorio ricco di oltre trecento brani eseguiti in pubblico al fianco di celebri artisti quali Uto Ughi, i Premi “Paganini” Lenuta Ciulei e Sayaka Shoji, Felix Ayo, il Quartetto Beethoven di Roma, i flautisti Emmanuel Pahud e Andrea Oliva, Wolfgang Boettcher, Franco Maggio-Ormezowski, Vincenzo Bolognese, Domenico Nordio, Angelo Persichilli, Reiner Schmidt, il Residenz-Quartet di Würzburg, e l’American Brass Quintet; ha suonato in Italia, Svizzera, Francia, Germania, Austria, Romania, Lussemburgo, Spagna, Grecia, Irlanda, Canada, U.S.A., Giappone, in sale importanti quali il Teatro Colón di Buenos Aires, l’Athenaeum di Bucarest, il Teatro Olimpico di Vicenza, il Bibiena di Mantova, l’Oji Hall, Minato Mirai e la Bunka Kaikan di Tokyo.

Diplomatosi con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, ha parallelamente frequentato la classe di Composizione di Nazario Bellandi. Successivamente ha approfondito la tecnica pianistica con Fausto Zadra e Eduardo Hubert, frequentando contemporaneamente il corso di pefezionamento in Musica da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, tenuto da Riccardo Brengola e Felix Ayo.

Come pianista ha collaborato per quasi tre lustri con i corsi di perfezionamento e con il Coro stabile dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, lavorando al fianco di Ayo, Balatsch, Brengola, Maggio-Ormezowski, Mariozzi, Persichilli e Schmidt. All’Accademia Musicale Chigiana di Siena è stato l’unico pianista collaboratore di Uto Ughi, con il quale attualmente si esibisce per le più importanti stagioni concertistiche italiane.

È professore di Musica da Camera presso il Conservatorio di Campobasso, tenendo altresì con regolarità corsi di perfezionamento.

 

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