“7 minuti” per la regia di Alessandro Gassman con Ottavia Piccolo

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fotoUna storia vera. Tante storie vere. Lo spettacolo “7 minuti” di Alessandro Gassman andato in scena all’Arena del Sole di Bologna racchiude molte vicende come quella narrata, intrise di ricatti, di giochi di potere in cui è sempre l’anello più debole a dover cedere qualcosa, a pagare conseguenze che, a volte, sembrano di poco conto ma celano dietro una continua indagine per vedere cosa si è disposti a rinunciare pur di lavorare, pur di ricoprire un ruolo, pur di portare a casa uno stipendio.

Il pre-testo della pièce è un fatto di cronaca che ha colpito particolarmente l’autore, Stefano Massini, tanto da decidere di far diventare quell’episodio un archetipo della lotta per non rinunciare ai propri diritti di lavoratori, di persone, di esseri umani.

Nel 2012 a Yssingeaux nell’Alta Loira, presso la fabbrica di uno dei massimi colossi francesi avviene un duro scontro tra le operaie tessili e i nuovi dirigenti subentrati al controllo. L’idea drammaturgica è nata facendo riferimento alla lunga riunione del consiglio di fabbrica che doveva decidere se accettare o meno una rinuncia dei propri diritti pur di continuare a lavorare. A Yssingeaux le fabbriche funzionano, la manodopera è quasi tutta femminile. Tutto procede per il meglio finché i proprietari decidono di vendere a un gruppo internazionale che, da subito, minaccia licenziamenti. Dopo estenuanti lotte e riunioni, si giunge a un accordo, ma i nuovi proprietari pongono un veto per mantenere i livelli occupazionali: rinunciare a 7 minuti di pausa. Una rinuncia da poco apparentemente, ma quei minuti persi sono la metà della pausa prevista in un turno di otto ore e rappresentano l’unico spiraglio di riposo. E allora diventano preziosi, infiniti, irrinunciabili.

Nell’allestimento di Alessandro Gassman in scena ci sono undici donne, ognuna diversa per nazionalità, storie di vita, età, esigenze. Difficile prendere una decisione. La portavoce, Bianca (interpretata dalla bravissima Ottavia Piccolo), dopo ore di colloqui torna negli spogliatoi con una missiva: tutti possono tornare a lavoro purché rinuncino a metà della loro pausa. L’assemblea deve decidere se accettare oppure no questo piccolo, “trascurabile” dettaglio. Le colleghe di Bianca sembrano non avere nemmeno un dubbio e felici di non aver perso il loro lavoro, ringraziano perfino chi ha chiesto loro un così piccolo sacrificio. Ma Bianca no, lei non è d’accordo e vuole discutere, vuole ragionare su cosa comporta accettare questa richiesta, vuole capire cosa si è disposte a perdere pur di lavorare. Oggi sono sette minuti. Che poi sommandoli nell’arco dell’anno sono ore e ore di lavoro non retribuito, dato in cambio del nulla. E attraverso una notte di litigi, discussioni, ripensamenti si snoda il racconto di queste donne costrette a prendere una decisione ingiusta, undici donne che rappresentano tutte quelle persone, oggi sempre di più e in tantissimi settori della società, che per paura di perdere tutto si trovano costrette ad accettare qualsiasi condizione. Dietro le parole “il momento è quello che è” si nasconde un sistema fatto di soprusi, in cui la paura prevale sulla dignità e salvarsi, stare a galla a qualunque costo, diventa la parola d’ordine.

La regia di Gassman è sobria ma efficace. In una parete trasparente, che cattura la scena dietro essa, vengono trasmesse alcune immagini che riguardano sia le singole storie di vita, sia l’estenuante nottata di cui le donne sono protagoniste. Bellissimo il gioco di luci che evidenzia il passaggio delle ore in questo spogliatoio femminile dove si decide il futuro di molte donne.

Nell’arco di questa nottata infinita alcune protagoniste cambieranno idea, perché attraverso la riflessione e il dialogo riescono a capire che questo non è un torto che subiscono solo loro, ma anche chi, là fuori, cerca un lavoro e non lo troverà perché hanno accettato di lavorare 7 minuti in più, anche tutte quelle persone che hanno voglia di lottare per i propri diritti e che si sentiranno dire “tanto c’è gente disposta a rinunciare, a sottomettersi”. Per cui, avanti il prossimo. E così i diritti invece di aumentare diminuiscono inesorabilmente.

Il finale è aperto, non sappiamo bene cosa hanno deciso queste donne perché l’ultimo voto non viene detto. Ma questo lascia aperto anche uno spiraglio alla possibilità di cambiare davvero le cose.

 

di Stefano Massini

uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con Ottavia Piccolo e Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga Rossi, Balkissa Maiga , Stefania Ugomari Di Blas, Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Arianna Ancarani, Stella Piccioni
scenografia Gianluca Amodio
costumi Lauretta Salvagnin
light designer Marco Palmieri
musiche originali Pivio&Aldo de Scalzi
videografie
Marco Schiavoni

una produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile del Veneto

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