Che gusti ci sono

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fotoAutobiografia definitiva di uno che ha una vita davanti

 

Prendere un bel respiro per tornare a respirare…

Un esercizio così banale, quotidiano. Banale, quotidiano… Due aggettivi che spesso vengono intesi come sinonimi. Quindi il quotidiano è banale. Noto.

Il palco è spoglio: un tavolo, quattro sedie di un colore anche un po’ triste, un lampadario.

La quintatura è semplice, nera. Pavimento: linoleum, nero. Luci: sì.

Quotidiano. A teatro te lo aspetti.

Si spengono le luci di sala e, banalmente, dalla quinta di fondo entra l’attore: Rosario Lisma. Sistema sul tavolo una tovaglia, gialla, e comincia a raccontare… e qualcosa si spacca.

Immediatamente vengono meno le distanze tra il palco e la platea; scompaiono i ruoli di attore e spettatori. Non si è più a teatro, ma a casa di un amico che ti racconta, in una serata qualunque, tutta la sua vita e la vita dei suoi famigliari e la vita dei suoi amici e la vita di milioni di persone in tragicomica e continua balia del quotidiano e la vita di attori e di cantanti e di artisti e di rivoluzionari… e di pesci rossi.

Il quotidiano s’infrange subito, con l’antipatia per gli animali, e comincia a vivere il quotidianamente straordinario.

Che gusti ci sono, in scena al Teatro della Cooperativa dal 14 al 23 novembre, è l’autobiografia fiume di un eccezionalmente quotidiano Rosario Lisma, viaggiatore-funambolo su un mondo in bilico tra normalità e poesia, passato siciliano e presente cittadino.

Il ritmo del monologo è magistralmente serrato; lo spirito, felicemente leggero, grazie anche alle musiche di Giangi Sainato.

In questo racconto epico della vita di uno che ha una vita davanti, tutto: le nuvole, il pane, i pesci rossi… perde la patina di noto e brilla di nuovi colori.

Ci sono spettacoli in cui appare cristallina la magia che il teatro ha di rendere poetiche le piccole cose. Una cena in famiglia diventa un pezzo di cabaret sugli incipit; una canzone ascoltata più e più volte, un augurio di buona continuazione di vita; il rimpianto di una storia d’amore finita per sempre, una semplice boccia di vetro da cui puoi decidere di andartene in ogni momento. Anche adesso.

Perché la magia avvenga serve la distanza. No, non fisica; no, non temporale… di sguardo.

E solo il teatro è capace di farla vedere.

Che gusti ci sono è una commedia che ogni spettatore, ogni abbonato teatrale, dovrebbe vedere ad inizio stagione; perché è solo quando si riesce a vedere così chiaramente la poesia del quotidiano che si può apprezzare a pieno la poesia dei Classici, che altro non sono che istanti quotidiani fermati per l’eternità: sono storie d’amore, serate di giorni di festa, malinconie private, chiuse in una boccia di vetro.

Come dei pesci rossi.

Gli unici animali per cui il protagonista dice di non provare antipatia sono loro: i pesci rossi. Forse perché è guardando la loro prigionia che ci si sente veramente liberi; forse perché non hanno nulla di simile a noi,

non fanno rumore, respirano nell’acqua, vivono in una boccia di vetro.

Non hanno nulla di simile a noi, eppure…

Stasera si è infranto qualcosa a teatro, il quotidiano come banalmente lo intendevo. È diventato racconto, poesia, si è staccato da me e si è frantumato, come un acquario.

Uscendo dal teatro, attraversando Milano mentre tornavo a casa, vedevo per le strade che quotidianamente attraverso particolari nuovi, straordinari e fermi lì da chissà quanto tempo, che ho ignorato chissà quante volte. Mi sono rigustata il mondo.

Prendere un bel respiro per tornare a respirare…

Andate a vedere Che gusti ci sono, spaccate anche voi il vetro della vostra boccia di preoccupazioni, pregiudizi, infelicità, e permettetevi di tornare a respirare il mondo che respira fuori dall’acquario privato di ognuno di noi.

merita!…

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