Le tre verità di Cesira

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fotodi Manlio Santanelli

regia Antonello De Rosa

con Rino Di Martino

scene Tonino Di Ronza

costumi Giusi Giustino

disegno luci Salvatore Palladino

 

Madre natura, la madre di tutte le madri, impegnata com’è a pensare alla ruota del pavone, al corno del rinoceronte e via dicendo, può anche avere qualche ‘passaggio a vuoto’, come si usa dire nel linguaggio tennistico. Chi è senza distrazioni scagli la prima accusa. E così Cesira, popolana discendente da una famiglia di “acquaiuoli”, ossia gestori di chioschi in cui si vendono dalle acque ‘sine nobilitate’ alle bibite più fornite di blasoni liquidi, nell’età dello sviluppo è costretta ad assistere inerme alla crescita, a spese del suo labbro superiore, di un paio di  baffi setolosi e inestricabili come una foresta subtropicale. Per il vello che a volte deturpa le più belle gambe femminili c’è pronta la ceretta. Per il boschetto sotto le ascelle si può sempre ricorrere al provvidenziale aiuto di un rasoio. Lo stesso vale anche per i baffi, dirà più d’uno.

Ma Cesira non vuole dissipare il suo prezioso tempo ogni mattina. E poi, nella fattispecie il rasoio dovrebbe ritirarsi in buon ordine, par far posto ad un più funzionale falcetto, di quelli in dotazione ai giardinieri. La donna, inoltre, non è fatta della stessa pasta di quelle che non accettano il naso adunco o il mento a lampada di Aladino, e si spericolano in operazioni di plastica facciale (che, detto fra noi, a volte rende le sue vittime meno avvenenti di prima).

E dunque tutti a bere dalla donna con i baffi aranciate, limonate, chinotti, acque sulfuree, gassose e il ben noto Diego Armando Maradona, un miscuglio di ingredienti molto poco esotici se si eccettuano i detriti di un’arachide a conclusione del manufatto! Finché un bel giorno compare un signore con uno strano aggeggio, molto simile alle più competitive telecamere, e con flemma da professionista lo sistema su un tre piedi e lo punta sull’acquaiola.

Sollecitata nella sua vanità di esemplare unico e irripetibile, Cesira svelerà non una ma ben tre verità (tre per quanti sono i canali della TV di Stato), verità delle quali  sarei pronto a mettervi a parte se non fossi a conoscenza di quella buona norma che suggerisce di non spifferare ai quattro venti lo sviluppo e la conclusione di un giallo (anche se in questa sede si tratta piuttosto di un verde, o un rosso amaranto, o un nero fumo di Londra, o come più vi aggrada).

Manlio Santanelli

 

 

Note di Regia

 

Sulla scena compare Cesira, ombra leggera e incerta sulla linea sottile che divide il femminile dal maschile.

Cesira, venditrice di limonate dei quartieri spagnoli di Napoli…

Cesira che racconta a un supposto cameraman del telegiornale tre curiose verità sui suoi baffi.

Tre diverse versioni per giustificare un paio di baffi su un ” corpo di donna femminile”, tipico esempio della condizione esistenziale della donna del sottoproletariato napoletano, e non solo.

Le tre verità di Cesira”, tre monologhi, tre racconti surreali di Manlio Santanelli.

Una comicità che apre amari squarci sulla verità: la verità sulla condizione esistenziale della protagonista, sulla condizione sociale, la verità dell’ambiguità del linguaggio e della comunicazione.

La scena lentamente si riempie di voci, suoni, immagini, e Cesira risponde,parla,ride,grida,insulta,si agita,sempre oscillante tra il riso e il pianto, tra il comico e il tragico.

Ho voluto una messinscena semplice, scarna, tutta centrata sul corpo/attore, e un sapiente gioco di luce aiuta a creare uno spazio ideale dove possono prendere corpo le fantasie e il suo racconto, dove anche il reale e’ destinato a sfumare nel sogno e la verità nella finzione.

Antonello De Rosa

 

Info Spettacoli:

Piccolo Bellini, 25 novembre – 7 dicembre 2014

 

Orario spettacoli: feriali ore 21.15, domenica ore 18:00

Biglietti: Intero 15.00 euro – ridotto 10 euro (Under 29 – Cral – Over 65)

Durata spettacolo: 1 h.

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