“Malacrescita” di Mimmo Borrelli

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fotoScrivere una recensione di uno spettacolo di cui si è persa buona parte della comprensione letterale dovuta al linguaggio vernacolare e all’acustica del teatro non è impresa da poco. Mi sorregge il libretto del testo che mi spalanca enormi spazi. In ogni caso il tasso di emozione si moltiplica col procedere del monologo grazie alla viscerale e intensissima interpretazione di Mimmo Borrelli che ci aiuta a entrare nei personaggi dando a ciascuno voci e intensità diverse, espressioni mimiche e gestualità acconce. Dobbiamo anche convenire che l’impervia comprensione lessicale del dialetto flegreo non diminuisce anzi aumenta la potenza espressiva e la musicalità della parola.

In questo dramma si percepisce il mito di una Medea contemporanea ambientata fra i traffici di rifiuti tossici gestiti dalla malavita organizzata. È Maria Sibilla Ascione/Medea dall’infanzia violata e moglie del violento e noto camorrista Francesco Schiavone detto Santokanne/Giasone. L’indesiderata gravidanza e il doloroso parto gemellare poi svegliano in Medea i peggiori istinti accumulati in anni di tormenti e sofferenze. Maria Sibilla lascia vivere i figli, ma nega loro il latte materno, li cresce col vino e li abbandona come se fossero rifiuti, materiale inquinante da scartare.

Per raccontare la truce vicenda Borrelli dà voce ai due figli dementi e per dare forza alla mostruosità della vicenda agita due teste mozzate di bambole in un turbinio ossessivo di urli, litanie, rantoli. Rilevante ai fini emozionali sono i suoni onirici, evocativi ed estremamente funzionali, del musicista-rumorista Antonio Della Ragione.

Malacrescita è anche un atto di denuncia nei confronti di chi avvelena la nostra terra ed è metafora del destino di tutti noi che, ignari o consapevoli, non ci ribelliamo.

 

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