Nola Rae in “Napoleone in fuga inseguito dai conigli”

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fotoNola Rae conferma l’ormai decennale fedeltà al Teatro di Rifredi e torna a Firenze con uno spettacolo in cui ad andare in scena è la meraviglia. Diretta da John Mowat, insieme al quale nel 1974 ha fondato il London Mime Theatre, la regina dell’arte mimica internazionale regala un divertente e spietato ritratto di uno dei più grandi personaggi storici di tutti i tempi, Napoleone.

A duecento anni dal suo sbarco sull’isola d’Elba, dove restò esiliato per dieci mesi, l’affascinante figura di Napoleone viene evocata attraverso la storia degli umili soldatini che subirono le sue gesta belliche e dei folli dittatori che le vollero imitare.

Un cuoco di un esercito in ritirata si trascina barcollando, smarrito e solo. Lo spettacolo si apre così, con un uomo che cammina senza meta. Non ha coscienza di sé, cammina e basta, fino a quando non trova una tenda da accampamento. Un letto, un pastrano, il simbolo dell’ape imperiale e un cappello dalla forma strana, è tutto ciò che vi è al suo interno. Non tanto, a dire il vero, ma abbastanza per farlo sentire diverso. D’un tratto niente più solitudine, né smarrimento. È la nascita di un despota.

Dal carisma omicida alla volontà di ferro, passando attraverso i simboli di regime. Nola Rae unisce alla sua sconfinata fantasia uno sguardo analitico sulla realtà. La cura dei dettagli è tale che il potere prende forma davanti ai nostri occhi. L’abilità dell’artista sta, però, nel sovvertire la tragedia e nel saperla trasformare in uno spettacolo da clown. Il progetto è ambizioso, il tema delicato, ma l’obiettivo è centrato.

Linee essenziali e tonalità sobrie delineano la scena, che nel rispetto del linguaggio usato dall’artista non lascia spazio a fronzoli o inutili orpelli. Matthew Ridout mette a disposizione una scenografia dalle infinite potenzialità, in cui niente è lasciato al caso e dove tutto è volto all’emozione. Nola Rae gioca con ogni elemento, compone e scompone ambientazioni, crea e distrugge immagini, facendo della scenografia uno dei principali elementi comunicativi. Uno strumento per liberare la propria fantasia, incantando il pubblico.

Ad accompagnare l’artista, accentuandone espressioni e stati d’animo, vi sono, poi, musiche e luci. Un continuo cambio di toni, colori e tonalità, che guida lo spettatore in un viaggio emotivo attraverso le fantasie e le ossessioni dell’uomo. In sala si scatenano risa, ci si diverte, ma un attimo dopo, quando si è messi di fronte alle atrocità della storia, scende il silenzio. È un silenzio potente, che non ci si aspetta, e che ci lascia soli con noi stessi nell’impossibilità di staccare gli occhi dalla scena.

Il tema è complesso, ma l’arte mimica di Nola Rae riesce ad incantare ad ogni età. Grandi e piccoli ridono, sognano e si emozionano insieme. Il segreto di tutto ciò è racchiuso in una scelta: liberarsi della parola. Questa è la vera forza dello spettacolo. Dall’eliminazione di un filtro ha origine un mondo d’immediatezza, fatto di gesti, espressioni e oggetti che prendono vita. Un incontro con la parte più autentica di noi stessi, in cui anche i meno avvezzi al genere non potranno non meravigliarsi nello scoprire quante cose sia possibile dire senza parole.

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