Rzeczy/Cose

0
244
Condividi TeatriOnline sui Social Network

foto2Ideazione, testo e performance Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

a partire dal reportage di Mariusz Szczygieł Reality, Nottetempo 2011

traduzione di Marzena Borejczuk

disegno luci Gianni Staropoli

collaborazione Fernanda Pessolano

organizzazione e promozione PAV

in collaborazione con la casa editrice Nottetempo

produzione Teatro di Roma

 

Siamo davvero ossessionati dalle cose, dagli oggetti di qualsiasi forma, dimensione, indipendentemente dalla valutazione economica che possono avere, ci incolliamo emotivamente a degli oggetti per farli nostri, perché ci ricordano un luogo, una persona, un sentimento provato in quell’istante.

Tagliarini, con simpatica ironia, ci racconta che durante i suoi viaggi non riesce a non portarsi a casa dei sassi; addirittura è capitato si portasse a casa una pietra da 3Kg e mezzo e subito tra il pubblico è scoppiata una risata scrosciante che per me ha significato: “quante volte è capitato anche a me! Allora non sono l’unica che si porta i sassi a casa e poi non sa che farsene ma allo stesso tempo non riesce a separarsene.”

Oppure quando Daria Deflorian ci racconta che nelle case degli altri si prova sempre tutti i profumi e i cosmetici che trova nel bagno ospitante: quest’aneddoto mi ha fatto impazzire, noi spettatori sorridevamo e ridevamo insieme perché chi almeno una volta nella vita non l’ha fatto senza sapere esattamente il perché?

È grazie a Janina Turek e ai suoi 748 quaderni di liste di eventi, incontri, viaggi, regali donati/ricevuti, scritti senza interruzioni tra il 1943 e il 2000, che la performance- installazione prende corpo. Per la prima volta a teatro, la dimensione intima di una modesta casalinga polacca ha qualcosa di incredibilmente magico e sconvolgente.

Janina Turek scrive tutti i giorni, non un diario ma bensì delle semplici e anaffettive liste, parla di sé sempre in terza persona e nomina per nome i suoi figli senza nient’altro aggiungere: “…Quando nel 1960 scorse in fondo alla strada suo figlio Leslaw in compagnia di un collega, annotò quel fatto con distacco nella rubrica ‘Persone viste di sfuggita’ al n. 36.364: Leslaw Turek (detto Lesiu) e Bogdan Zaleski. Non una parola che lasciasse capire che si trattava del figlio maggiore.” (‘Reality’, Mariusz Szczygiel, 2001, ed. Nottetempo).

Janina parlava di sé in prima persona, solamente quando scriveva e spediva a se stessa delle cartoline illustrate. Dopo il divorzio con il marito si legge su una delle cartoline ritrovate dalla figlia “Non pretendere molto. Non parlare troppo di sé” .

Com’è possibile che una persona abbia compiuto un’opera così mastodontica, per tutta la vita, con quale scopo e quale il senso dell’annotarsi ogni colazione, pranzo, cena fino al giorno della propria morte?

Daria e Antonio, gli autori-attori sono incredibili: con la delicatezza e la leggerezza che distingue il loro stile soffuso e quotidiano, ci raccontano l’intimità della casa, della vita, delle piccole azioni indifferenti del quotidiano, il teatro diventa una stanza circondata da scatoloni e cose ammucchiate, loro due parlano e sorridono seduti a terra a lume di una abat-jour e nel sottofondo un mangiadischi suona “Perfect day” di Lou Reed. Il teatro in questa scena si fa cinema e noi con loro non siamo più così distanti… such a perfect play…

 

LEAVE A REPLY