Skianto

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Foto di Sebastiano Mauri
Foto di Sebastiano Mauri

Uno spettacolo di e con Filippo Timi

Voce e chitarra: Andrea Di Donna

Costumi: Fabio Zambernardi

Produzione: Teatro Franco Parenti, Teatro Stabile dell’Umbria

 

Il Teatro di Mirano affida l’inaugurazione della stagione ad un nome di grande richiamo, Filippo Timi. Skianto è uno spettacolo semplice nell’allestimento ma molto profondo in quanto a materiale umano. È il monologo di un bimbo umbro afflitto da un deficit cerebrale, storia farcita con dettagli autobiografici dell’attore che già erano apparsi in Tutt’al più muoio, esordio letterario scritto a quattro mani con Edoardo Albinati. La realtà è vista con gli occhi innocenti di questa creatura sensibile che non può né parlare né esprimere, se non in maniera impacciata, i più benevoli sentimenti. Cresce nell’isolamento totale, tra le quattro mura della cameretta, fino alla maturità, trattato dagli adulti come se fosse ancora un infante. Gli rimane come unica certezza il comune ritrovarsi un giorno là dove non ci sarà nessuna differenza.

In Skianto a momenti spensierati se ne alternano, in maniera equilibrata, altri più seri. Si ride per le avventure erotiche del nonno, per la visita notturna all’ospedale che diventa un viaggio a Rio de Janeiro, per la formidabile imitazione della Lollo nelle vesti della Fata turchina. Si riflette sull’incapacità dei genitori di accettare la diversità del figlio, sul suo disagio nel sentirsi imprigionato dentro un corpo incontrollabile ma bisognoso di affetto e d’amore.

Alte pareti delimitano una palestrina minuscola – luogo del paradosso per un diversamente abile. Solo quattro finestrelle rettangolari comunicano con il mondo esterno. Dei pois e una palla stroboscopica diffondono nella sala luccichii che rimandano a quel mondo di sogno, accettato da bambino ma ripudiato da uomo, in cui il protagonista è stato relegato a forza.

È il bagaglio di una vita a offrire gli spunti per i testi di Timi. Si percepisce, nella sua opera letteraria e teatrale, la necessaria espiazione di un difficile passato che richiede tempo per essere metabolizzato. Qui inserisce i riferimenti culturali della formazione, veri e propri feticci di un’epoca ormai passata: Candy Candy, Heater Parisi e Fantastico, i Mini Pony, Britney Spears, il pattinaggio artistico… Timi è attore preparato e assai versatile, sebbene l’indubbia vena comica rimanga pervasa da sfumature malinconiche. Il forte legame che lo lega al dialetto della terra natale, l’Umbria, conferisce al recitato una sorta di sapore antico, di novellare quasi pascoliano, soprattutto nei ricordi d’infanzia.

Andrea Di Donna interviene con la chitarra e il canto durante alcuni punti salienti dello spettacolo, rivelando una voce interessante e grandi doti di musicista.

A scena aperta e al termine, gli applausi della sala tutta esaurita hanno decretato il successo di uno spettacolo intimo e prezioso nella sua essenza.

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