Aggiungi un posto a tavola

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Foto di Vincenzo Fedecostante
Foto di Vincenzo Fedecostante

Commedia musicale in due atti di Garinei e Giovannini, scritta con Iaia Fiastri, liberamente ispirata a After me the Deluge di David Forrest (pseudonimo di David Eliades e Forrest Webb)

Musiche: Armando Trovajoli

Coreografie originali: Gino Landi

Regia e coreografie riprodotte: Fabrizio Angelini

Direzione musicale: M° Gabriele de Guglielmo

Scene: Gabriele Moreschi

Costumi: Maria Sabato

Produzione: Compagnia dell’Alba in collaborazione con il Teatro Stabile d’Abruzzo

Personaggi e interpreti:

Don Silvestro: Gabriele de Guglielmo

Clementina: Carolina Ciampoli

Crispino: Tommaso Bernabeo

Toto: Gaetano Cespa

Consolazione: Simona Patitucci

Ortensia: Brunella Platania

La “voce di lassù”: Tommaso di Giorgio

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Nata dall’adattamento, approntato da Iaia Fiastri, Garinei e Giovannini, di After me the Deluge, romanzo a quattro mani di David Eliades e Forrest Webb, Aggiungi un posto a tavola è opera indubbiamente figlia del suo tempo, non solo nella musica, ma anche nel libretto. Certi temi su cui verte, infatti, nel 1974 suscitarono polemiche che oggi strappano un disilluso sorriso. Dio critica la Chiesa e il celibato del clero, ma c’è ancora chi crede in questa battaglia? Sempre Lui, fa scoprire i piaceri del sesso all’ingenuo Toto, ignaro della materia, ma quale ragazzetto, nell’era attuale del libero accesso alla rete, pensa che i bambini nascano sotto i cavoli? Consolazione è il vecchio stereotipo del riscatto della mondana, possibile grazie all’amore di Toto che ne diventerà il consorte, ma è topos ormai desueto per indicare la redenzione. Il Padre Eterno, inoltre, dà agli abitanti del paesino la possibilità di scampare al secondo diluvio universale, prefigurando una nuova “riprogrammazione” dell’umanità, ma Don Silvestro scenderà dall’arca per rimanere con i suoi infedeli fedeli. E’ proprio in questo finale che viene da chiedersi, spinti da suggestivi stimoli fantapolitici, cosa sarebbe successo se l’esclusiva offerta di salvezza fosse stata accettata. Una terra vergine da ripopolare? Una differente organizzazione della collettività? Un clero non più celibe? Pare quindi evidente come il prete, conscio dell’immensa misericordia dell’Onnipotente, pieghi il disegno divino alla propria volontà, facendo sì che tutto rimanga uguale o si aggiusti per ciò che conviene, in un velato gattopardismo. Aggiungi un posto a tavola va presa quindi così com’è, un musical allegro che fa ridere e divertire, frutto culturale e sociale di un’epoca ormai lontana.

La Compagnia dell’Alba ne porta in tournée, dopo quarant’anni dall’esordio al Teatro Sistina di Roma, la “prima edizione professionale italiana, autorizzata dagli autori e dagli eredi” e tutta rigorosamente “cantata dal vivo”, due peculiarità che la produzione tiene a precisare.

Il cast si avvale del talento vocale di Gabriele de Guglielmo, anche direttore del coro, nella parte del protagonista, e di Carolina Ciampoli nel ruolo di Clementina. Bravi anche Tommaso Bernabeo, Gaetano Cespa, Simona Patitucci, Brunella Platania, che fanno della loro spiccata vis comica il punto forte dell’interpretazione. Tommaso di Giorgio dà voce a un Dio adirato e “rivoluzionario”, ma anche spiritoso e malizioso.

Ben riusciti e degni di menzione sono i momenti corali, arricchiti dalle coreografie originali di Gino Landi, riprese dal regista Fabrizio Angelini, che tanto ricordano i balletti di Canzonissima. Le scene girevoli in legno di Gabriele Moreschi sono splendide nella loro umiltà e fedeli a quelle della prima al Sistina. Esse rievocano non solo quelle quattrocentesche vedute prospettiche di città ideale, soggetto assai in voga nell’arte del XV secolo, ma anche un antico modo di fare teatro, popolare e dal sapore medievale. I costumi di Maria Sabato si distinguono soprattutto per la varietà delle fogge e l’accuratezza della fattura, caratteristiche a volte considerate, non solo nei musicals, come secondarie o poco rilevanti.

Applausi calorosi da parte del folto pubblico, nonostante le festività in corso.

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