“In-Erme” del Balletto Civile e “Gli Eretici” di Kaos, Balletto di Firenze

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Balletto-civile-In-erme-foto-Stefano-Vaja-003-TRA TEATRO “TOTALE” E DANZA “DANZA”

Il Teatro Cantiere Florida di Firenze è uno spazio incline ad accogliere quello che ormai oggi afferisce alla sperimentazione performativa, intendendo con questa definizione le modalità espressive che puntano a contaminare stilemi teatrali e coreografici, oppure scelgono di sondare le possibilità metamorfiche dell’idioma danza.

Due scuole di pensiero a cui non è estranea la necessità di confrontarsi con la realtà in nome di una militanza artistico-culturale che riflette su temi attuali e dimostra quanto il corpo, al di là della parole, possa avere ‘voce’.

Inseriti nel cartellone della quarta edizione di DOTLINE – “un progetto di programmazione e promozione della danza contemporanea” in Toscana – In-Erme del Balletto Civile e Gli Eretici di Kaos, Balletto di Firenze bene si prestano a rappresentare questi due modi operandi proponendo due spettacoli diversi eppure accumunati dal forte impegno civile.

In-Erme per la regia e coreografa di Michela Lucenti e drammaturgia di Alessandro Berti, è un’amara presa d’atto degli orrori del Novecento, il “Secolo breve” di Hobsbawm, che la “coreo-regista” mette in scena sottolineando la caoticità degli eventi a partire dall’epoca nazifascista per arrivare alla guerra delle Falkland e a missioni pseudo pacifiche di un anonimo presidente americano. Eventi davanti ai quali l’uomo comune resta “inerme”, ovvero disarmato in quanto “in” richiama il prefisso negativo che corrisponde all’alpha greco privativo, oppure trasformato in “erme”, ovvero statue, sculture attonite di fronte alla mancanza di senso che storicamente ha contrassegnato il XX secolo.

E Michela Lucenti, dopo una bella esibizione par terre, in cui mostra un’invidiabile fluidità e padronanza del corpo, chiama a raccolta gli eterogenei componenti del ‘suo’ Balletto Civile per ‘raccontare’ questo “secolo breve”, accompagnata dalle musiche della violoncellista Julia Kent, dai costumi di Marzia Paparini, dalle luci di Stefano Mazzanti.

Il pluripremiato Balletto Civile, esponente di un linguaggio scenico “totale”, proteso alla contaminazione tra teatro, canto, recitazione, danza e per certi versi assimilabile al cosiddetto “teatro fisico”, si muove per quadri. Quadri caratterizzati dalla presenza di figure emblematiche (un generale, una bionda star stile Marilyn, un eccentrico speaker, tristi eroi di guerra, improponibili uomini di chiesa) che nel disordine con cui si presentano riflettono lo stesso inspiegabile andamento confusionario della storia che, come diceva Montale, “non è magistra vitae”.

In-Erme è una pièce in cui a farla da padrone è l’impostazione teatrale, mentre la danza lascia il posto al movimento, e se resta impresso per l’impegno che traspare dalla complessità delle tematiche, non sempre è facile seguire fino in fondo il significato dell’accadimento scenico.

foto con scritta2Anche Gli Eretici di Kaos, Balletto di Firenze, è uno spettacolo engagé che ‘mette in danza-danza’ il ruolo e il peso di individui scomodi – e quindi eretici nel senso sociale e non religioso – nel portare avanti le loro idee e la loro identità di esseri diversamente ‘ortodossi’.

Tre coreografi, Christian Fara, Roberto Sartori e Michele Pogliani sviluppano il loro concetto di eretica diversità modulando il linguaggio del corpo e avvalendosi degli otto componenti di Kaos, delle luci di Giacomo Ungari, del videomaker Alessio Bianciardi e di un accurato medley musicale.

Il trittico si apre con Storia di un diverso qualsiasi di Fara, in questo caso ballerino e autore, che parte da una frase di Diderot per affrontare il tema del disagio di chi è e si sente altro rispetto alla realtà che lo circonda. Attraverso i moduli espressivi del solo – quello a lui più congeniale – del duo, del trio, dell’ensemble, Christian sviluppa la sua danza con movimenti distorti, distonici, per approdare ad una disarticolata espressività coreutica che piace per il forte impatto visivo e l’intonata scelta dei costumi di Stefania Coretti.

Di tutt’altro stile è la danza morbida ed elegante di Roberto Sartori in A Tesla. Un pezzo ispirato a Nikola Tesla, uno scienziato incurante del profitto economico, che ha trovato il modo di distribuire nel mondo l’elettricità grazie alla ionosfera.

Un tributo quello di Sartori caratterizzato dal fluire armonico di passaggi in cui i danzatori tessono una trama di figurazioni contemporanee armonizzando presenze maschili e femminili, vestite con cura da Tiziana Barbaranelli.

My name is Dite di Michele Pogliani chiude il polittico chiamando in causa Dite, la Morte che “ha visto il tutto e ora che sa, ha voglia di parlare”, in una coreografia che si riflette nel sostrato delle musiche elettroniche e si esprime con un dettato velocissimo e dinamicissimo. Tra solo, duetto, terzetto, insieme, tutto scorre come nella “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner – non a caso colonna sonora di una sequenza – e l’applaudito Balletto di Firenze sa rispondere alle esigenze dei singoli autori, assecondando le differenti cifre artistiche e confermandosi una realtà, piccola ma di qualità, della danza contemporanea italiana.

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