“In una foresta Tour” dei Subsonica

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fotoAndare a vedere un concerto dei Subsonica con due fan speciali dà modo di cogliere delle sfumature che nessun critico, nemmeno il più quotato, riesce a notare. Dietro questo gruppo si nasconde un mondo che mi era ignoto fino a poco fa. A farmelo conoscere sono stati Robydistrade e Scarlett23, due seguaci, fin dagli esordi, degli artisti torinesi. Proprio loro mi hanno raccontato del forum che, fino a poco tempo fa, animava il sito dei Subsonica, nel quale fan sfegatati e, a volte, anche ipercritici, dicevano la loro e si confrontavano anche con i membri del gruppo. Questo dimostra come i Subsonica, già dalla fine degli anni Novanta, quando Facebook era ancora inesistente, abbiano avuto il desiderio di comunicare con il loro pubblico con grande apertura mentale e capacità di mettersi in gioco. Oggi il forum, per questioni tecniche, ha chiuso e gli adepti ne soffrono non poco.

Il concerto “In una foresta Tour” nasce in seguito all’uscita dell’ultimo album dei Subsonica, “Una nave in una foresta” uscito il 23 settembre del 2014. Nella data Bolognese, presso l’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, il gruppo ha suonato di fronte a un palazzetto pieno, questo a dimostrazione che il loro ultimo lavoro ha riscosso un notevole successo. La canzone che dà il titolo all’album ha aperto il concerto, cui sono seguite Tra le labbra, Lazzaro e Attacca il panico, le prime quattro tracce dell’album. Durante la serata gli artisti hanno poi eseguito quasi tutti i pezzi dell’ultimo album, incluso Il terzo paradiso nato dall’incontro del gruppo con l’artista Michelangelo Pistoletto.

Il pubblico si è ritrovato fin da subito nell’atmosfera dipinta dal gruppo in questo nuovo lavoro, un’atmosfera che interpreta appieno il disagio, le paure, le inquietudini di cui sono vittime i giovani e non solo. A volte unici, a volte stupidi, con il desiderio di parlare con quelle ombre oscure che attanagliano e non c’è via d’uscita se non alzarsi e camminare per portare avanti il proprio “pensiero che irrita”. E così in un condensato di elettronica, pop e rock e con testi carichi di significato si anima un concerto spettacolare sotto molti punti di vista. Infatti, sia il palcoscenico sia le luci hanno un’impronta futuristica. Il primo si sviluppa a più livelli: in alto è sistemata la batteria di Enrico Matta (detto Ninja), al centro del palco Vicio il bassista, Max alla chitarra, Samuel alla voce e il tastierista Boosta, in scena con sei tastiere, di cui tre mobili per avere una maggiore interazione con il pubblico e con i suoi colleghi in continuo movimento su tutti i livelli, dal più alto fino al più basso che porta gli artisti a stretto contatto con il pubblico.

Altra nota di merito sono le luci, che circondano il palcoscenico come in un abbraccio e danno a tutta la scena uno stile davvero avveniristico seppure con un occhio di riguardo all’ambiente, perché tutte le luci sono a led e a risparmio energetico. I pannelli luminosi sono in continuo movimento e cambiano in continuazione colore, effetto, prospettiva puntellando ogni brano in modo diverso, accentuandone il messaggio e creando sempre, dall’inizio alla fine, un’atmosfera magica.

Naturalmente vengono riproposti anche pezzi che hanno fatto la storia del gruppo da Disco Labirinto, Il cielo su Torino e Aurora sogna per citarne alcuni. Il concerto chiude con una bellissima versione inedita, spogliata della componente elettronica, di Tutti i miei sbagli. Le luci si accendono sul palazzetto. La musica sta per finire. Ma l’energia e la carica della serata rimane dentro.

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