Muri prima e dopo Basaglia

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fotoproduzione Teatro della Cooperativa

in coproduzione con Mittelfest
con il sostegno di
Regione Lombardia – Progetto Next 2010
con il sostegno della
Provincia di Trieste
PREMIO ANIMA 2012
FINALISTA PREMIO RICCIONE PER IL TEATRO 2009
MURI – prima e dopo Basaglia

con
Giulia Lazzarini
testo e regia
Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
musiche
Carlo Boccadoro
progetto luci Claudio De Pace
foto di
Emiliano Boga

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Una grande Giulia Lazzarini, nella parte di Mariuccia Giacomini (ex infermiera presso l’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste), ha portato in scena “Muri”, una produzione Teatro della Cooperativa, scritto e diretto da Renato Sarti, in cui si narra il punto di vista della protagonista, nei tre decenni di manicomio da lei attraversati, in un mondo che cambia mediante la riaffermazione della dignità.

Una serata di teatro ma anche di profonda riflessione sulla cosiddetta “diversità” intesa come disturbo mentale che da sempre incute paura e provoca il rifiuto, l’isolamento e l’emarginazione di chi ne è affetto.

Purtroppo in anni non sospetti, prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia o cosiddetta 180, tutti coloro che mostravano segni di disagio mentale subivano ogni genere di sopruso e di violenza in una totale mancanza di diritti.

In questo toccante testo, scritto da Sarti con estrema delicatezza, si parla di elettroshock, lobotomie, docce fredde, punizioni, camicie di forza, psicofarmaci, soprusi, perché la malattia mentale non era compresa e si faceva prima a nascondere e rinchiudere il malato nel manicomio, nascondendolo agli occhi di tutti, piuttosto che cercarne la causa con umanità.

Nel 1971, il professore Franco Basaglia diventa direttore dell’Ospedale Psichiatrico e rivoluziona i metodi di cura, riformando la disciplina psichiatrica in Italia, inserendo la possibilità di esprimersi e promuovendo massicce trasformazioni nei trattamenti sanitari anche attraverso l’arte e il lavoro.

Giulia Lazzarini nella sua apparente fragilità porta alla ribalta queste problematiche sociali con grande potenza espressiva, attraverso un’intensa e indimenticabile interpretazione, un artista dalla lunga esperienza teatrale soprattutto al fianco del maestro Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano, capace di trasmettere tutte le emozioni, le sfumature e la commozione sulla sofferenza dell’anima.

Da sottolineare il grande messaggio, che lungo il percorso dello spettacolo, prevale sempre nell’inalienabile concetto che i diritti umani sono i diritti di ogni essere umano nella loro totale universalità e inviolabilità perché corrispondono ai bisogni vitali, materiali e spirituali di cui nessuno può esserne privato.

E metaforicamente per sottolineare questo preciso impegno verso il rispetto della dignità, in scena, crolla il Muro che non rappresenta altro se non lo “schema” che ogni individuo costruisce nella propria testa. Muri non fisici, non materiali ma muri “mentali” da abbattere contro il pregiudizio e contro le regole che vanno in senso contrario al rispetto dell’essere umano, qualunque esso sia nella propria fragilità ed esistenza.

Gli applausi finali sono piovuti copiosamente verso il palpabile amore che Giulia Lazzarini trasmette per il teatro e per l’incredibile maestrìa nel trasferirlo al prossimo.

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