Roberto Bolle and Friends from American Ballet Theatre

0
403
Condividi TeatriOnline sui Social Network

fotoL’INCANTO DELLA DANZA, IL CALORE DELL’AMICIZIA

Roberto Bolle and Friends è uno spettacolo in cui l’arte – in questo caso la danza – e l’amicizia – quella tra Robert Bolle e i suoi sodali dell’American Ballet Theatre – s’incontrano per risaldare quei forti legami e quelle potenti “affinità elettive” e creare una condizione di bellezza e dolcezza che trascina e coinvolge il pubblico.

Questo per spiegare il successo di un applauditissimo e affollatissimo evento di cui non va sottovalutata, oltre alla indiscussa bravura dei protagonisti, la spinta affettiva che in nome dell’amicizia spinge questi amici a ritrovarsi e a regalare ad un pubblico, altrettanto amico, una serata indimenticabile.

E al Nelson Mandela Forum di Firenze, nell’unica data toscana del Roberto Bolle and Friends from American Ballet Theatre, il pubblico percepisce questa dolce e bella complicità tra l’étoile Roberto Bolle e i Principal Dancer dell’ABT e vive a pieno l’incanto della danza e il calore dell’amicizia.

E Roberto Bolle, che torna a Firenze con il Bolle and Friends dopo cinque anni, all’epoca ad ospitare l’avvenimento fu il Giardino di Boboli, propone per questa edizione un programma che mette in luce le peculiarità tecnico-interpretative dei singoli danzatori con pezzi che spaziano dal repertorio classico a quello balanchiniano, senza dimenticare il Novecento ‘narrativo’, la giovane coreografia d’autore e il tocco di leggerezza moderno dello spirito parigino e newyorkese.

Un palinsesto studiato nei minimi dettagli a cominciare dallo spazio che Roberto ritaglia per sé stesso. Uno spazio certo da divo della danza ma non invasivo e soprattutto generoso nel non temere il confronto con i talentuosi e giovani amici e nel cimentarsi in coreografie di taglio contemporaneo.

Ad aprire la serata è proprio lui che, in forma smagliante, esegue con Isabella Boylston, il pas de deux dall’Excelsior , il balletto di Manzotti del 1881 su musica di Marenco, rivisto da Ugo Dall’Ara nel 1967. Un passo a due virtuosistico in cui la “técnicienne” Isabella si mostra particolarmente aggraziata, sorridente e per nulla intimorita dalla statuaria bellezza e bravura del famoso partner con indosso un succinto costume color carne.

E sempre in chiave classica è la proposta del “passo a due” dal II atto dello Schiaccianoci di Petipa, musica di Tchaikovsky, con la brillante Skylar Brandt accompagnata dal prestante James Whiteside, entrambi molto ‘american style’ pur nel rispetto della classicità accademica. Classicità riproposta

nel neoclassico Tchaikovsky Pas de Deux di Balanchine con l’intensa Hee Seo e l’elegante Cory Stearns, e nel classicissimo pas de deux da Le fiamme di Parigi. Un balletto di Vainonen, su musica di Asafiev del 1932, in cui rifulge accanto alla Brandt lo strabiliante e giovanissimo Daniil Simkin. Un russo dalla fulva criniera che compie prodigiosi salti e sfodera batterie mozzafiato con grande nonchalance e divertimento. Lo stesso divertimento che traspare dal delizioso Les Bougeois di Cauwenbergh su una canzone di Jacques Brel.

Un virtuosistico solo moderno, con tanto di cravatta e sigaretta, intriso di quello charme tutto francese che sprizza incontenibile joie de vivre e a cui risponde l’elegiaco Elegy su pagine di Rachmaninov di Liam Scarlett, accreditato giovane coreografo inglese. Un liricissimo duo di stampo neoclassico con Hee Seo e Cory Stearns a cui fa eco This Was Written on Water di Pontus Lidberg su musica di Levin con la Boylston e Whiteside. Un duetto dal delicato sapore contemporaneo.

Partner d’eccezione di Roberto Bolle in due pezzi doc è Julie Kent, una signora della danza e della scena, che balla con lui nel “passo a due” dal III atto de La Dama delle camelie di Neumeier su Notturni di Chopin e in Sinatra Suite di Twyla Tharp.

Il primo un emozionante passo d’addio tra Margherite e Armand in cui l’interpretazione della bravissima Kent ricorda quella della grande Marcia Haydée, per la quale Neumeier creò nel 1978 La dama, e coinvolge lo stesso Bolle in questo amore disperato. Il secondo un aristocratico divertissement con tanto di abito da sera e strass in cui insieme volteggiano sulle melodie delle indimenticabili canzoni Strangers in the night, That life e My way nel più completo e raffinato gusto newyorkese.

E nello spazio riservato a sé stesso Bolle danza Passage di Marco Pelle su musica e video di Fabrizio Ferri. Un solo che si relaziona con le immagini di un Roberto che corre all’impazzata tra pareti scrostate, scale, ringhiere, fino ad incontrare lei, la splendida Polina Semionova, ed ‘amarla’ con passione in un passo a due viscerale e coinvolgente. Ma una volta fermata l’immagine, il sogno o il ricordo svaniscono e un uomo in carne ed ossa e in jeans disperatamente e inutilmente cerca di rivivere quell’incontro con un linguaggio classicamente contemporaneo. Quello stesso con cui il Bolle nazionale chiude la serata in Throught the Light di Massimiliano Volpini, i visual effects di Dmitrij Simkin e la musica di Pachelbel. Un ‘monologo’ di danza in cui Roberto con indosso una enorme gonna rossa a ruota balla di spalle e duetta con un sé virtuale.

Senza dubbio un ballerino che ancora ha delle doti indiscusse, che può permettersi di giocare a fare il divus, che spudoratamente non esita a mostrasi qual è – e perché, viene da chiedersi, non dovrebbe farlo? – ma a cui va riconosciuto un magnetico carisma, una voglia di fidelizzare più spettatori possibile e di portare in ogni luogo quell’arte, la danza, che, come l’amicizia è una delle cose più preziose dell’umanità.

LEAVE A REPLY