“Da Balla a Dalla”. Storia di un’imitazione vissuta

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fotoÈ un sortilegio. Il palcoscenico si tramuta in un non-luogo sospeso nel tempo, e si viene ammaliati dalla voce e dalla poesia, e in alcuni momenti anche dalla faccia, di Lucio Dalla.

Sogno o realtà? È il sogno di Dario Ballantini che si avvera e si offre alla commozione del pubblico.

Raccontando la sua biografia, il versatile imitatore del sarto Valentino a Striscia la notizia, ripercorre le tappe musicali dell’immenso artista bolognese che ha idolatrato fin dai banchi di scuola, quando credeva che “4 marzo 1943” fosse la storia vera di un bambino livornese e che “Piazza Grande” fosse la piazza di Livorno, la sua città. Basterà? si chiede.

Si sviluppa e si radica il suo amore devoto per il musicista, aspettando trepidamente l’uscita di ogni disco, disegnando sui diari l’immagine di Lucio in tutte le espressioni, estasiato dalla sua abilità nel musicare i cerebrali testi di Roberto Roversi. Lo incanta la poliedricità che lo fa passare da “Fumetto” alle canzoni prive di testo con la musica potenziata dai suoni grammelot come in “Pezzo nero”, o le favole in musica o il monologo sull’avvocato Agnelli.

Ballantini debutta in televisione nel 1983 in un programma di Corrado e continua a disegnare e a realizzare le prime mostre. Basterà?

Chiuso il sodalizio con Roversi, Dalla si scrive anche i testi ed esce “Come è profondo il mare”, o affronta aspetti sociali anticipando con “Cucciolo Alfredo” i temi dell’immigrazione.

Ballantini canta le canzoni di Dalla, imita tanti personaggi e continua a dipingere e allestire mostre, affiggendo i manifesti anche a Bologna con la segreta speranza di farsi notare dal cantante. Basterà?

Il fermento creativo di Lucio lo pone sempre più spesso in vetta alle classifiche discografiche con le sue canzoni intense, ironiche, irriverenti e suggestive come “Futura” scritta davanti al muro di Berlino.

Ballantini è un pittore affermato, Dalla lo nota, lo riconosce, lo apprezza, diventa suo sostenitore. Basterà? Inviandogli gli auguri per capodanno entra in crisi, si chiede cosa augurare a chi ha scritto “L’anno che verrà”.

Arriva il successo mondiale della ‘canzone del cuore’ dedicata a Caruso scritta di getto a Sorrento e arriva per Ballantini, dopo vent’anni, la consacrazione del sogno di una vita: Lucio Dalla presenzia all’inaugurazione della sua mostra alla Triennale Bovisa di Milano e canta mentre Dario dipinge. Basterà?

Con questo spettacolo, voluto da Massimo Licinio che ne cura la regia, e scritto in una notte come dice nel finale, si chiude il cerchio: Dario è Lucio, canta con il cuore e la passione di Lucio, come solo uno che con lui si è identificato per tutta la vita con la forza della passione, può fare.

Nella prima parte Dario racconta e canta: chiudendo gli occhi sembra di sentire Lucio. Alla fine del primo atto, dopo alcuni minuti davanti allo specchio buio nell’angolo del palcoscenico, si accende il riflettore e c’è Lucio, col berretto di lana, la barba dipinta e gli occhiali tondi.

Nella seconda parte si passa ai travestimenti, tutti a vista davanti al separé: in pochissimi minuti la barba sparisce e Dario racconta, poi la barba riappare con camicie e giubbotti e Lucio canta, accompagnato dai musicisti diretti dal maestro Stefano Cenci che ha ricreato arrangiamenti magistrali evocando le sonorità del cantautore, mentre sul fondo scorrono le immagini di Dalla disegnate da Ballantini. Pezzi famosi e meno noti ma significativi della creatività dell’artista bolognese: Stella di mare, Corso Buenos Aires, Fortuna, Washington.

Canzoni, aneddoti, riflessioni su due vite che si sono intrecciate e continuano a farsi compagnia alimentate dal ricordo.

Un plauso a Ballantini per quest’omaggio di cui anche Dalla si sarà rallegrato.

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