Farfalle

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fotodi e con Andrea Robbiano

produzione lamoQuette

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In occasione del “Giorno della memoria”, Farfalle cerca una strada diversa per raccontare l’affronto più grande dell’uomo a se stesso: il campo di concentramento.

Lo fa partendo da un fatto realmente accaduto che diventa spunto drammaturgico per raccontare di un uomo prigioniero della sua memoria e di una cartolina spedita da un padre, rinchiuso in un lager, ai suoi familiari e ritrovata dopo 70 anni ad un’asta.

Uno spettacolo scritto e interpretato da Andrea Robbiano con delicatezza e poesia, capace di delineare con umanità immagini sfocate e riavvolgere i fili rossi dei ricordi, posandosi sul cuore come una farfalla, interrogandosi su cosa significa avere un numero sulla pelle.

Per non dimenticare e perché tutto questo orrore possa servire a trovare una “grammatica umana” che possa valere sempre.

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Note allo spettacolo

Farfalle racconta di un circo dagli animali strani, di un uomo che russa male, di numeri sulla pelle, di una lettera mai arrivata, di un bacio alla stazione e di come le farfalle, appunto, sono scomparse.
Farfalle è una lavagna su cui scrivere il nome dei buoni e quello dei cattivi.
Farfalle racconta di un lager e della memoria ad esso legata.
Farfalle è la storia di un uomo chiuso dentro la sua memoria, che intreccia, sbanda e confonde gli eventi storici e la loro collocazione nello spazio e nel tempo.
E’ il racconto di un uomo a un altro uomo, nella speranza che la memoria non sia solo quella storica di cifre, date ed eventi, ma quella profonda dell’esperienza fisica ed emotiva.
Per provare a far sÏ che quello che è stato non accada più, qualunque sia la faccia del carnefice e qualunque sia la faccia della vittima.
Perchè una volta entrati in un lager i contorni della vita si perdono nella memoria.
Farfalle racconta come.
Farfalle è stato scritto nell’intento di cercare una strada diversa per raccontare l’affronto più grande dell’uomo a se stesso: il campo di concentramento.
Nel corso del XX secolo (e in questo XXI purtroppo le cose non sono cambiate) in diversi ambiti, in diverse parti del mondo gruppi di uomini hanno deciso deliberatamente di recludere altri uomini e di privarli di libertà fondamentali in nome delle ideologie più diverse o in preda ai timori più reconditi e tribali.
Ovviamente tutto parte dall’esperienza dei lager nazisti e fascisti ma il fatto che siano i più conosciuti e quelli che hanno mietuto più vittime non dev’essere un’occasione per restringere il campo dell’analisi ed escludere dalla visuale il vero nocciolo della questione. Fondamentale per proseguire il cammino dell’umanità.
Lo spunto per lo spettacolo parte da un fatto realmente accaduto.
Una cartolina arrivata in ritardo di quasi 70 anni da un campo di prigionia, scritta da un padre alla moglie e ai figli per tranquillizzarli, una cartolina ritrovata per caso in un’asta di oggetti vintage dal vicino di casa dei destinatari.
Il contenuto della cartolina non è pubblico, lo spettacolo è stato scritto provando a immaginare cosa si può scrivere ad una famiglia da una località simile.
E soprattutto, visto il tempo trascorso, immaginando il percorso che la cartolina può aver fatto nel tempo e nello spazio, negli eventi che si sono susseguiti in quel periodo così lungo.
E insieme il significato che una cartolina può avere dopo 70 anni, la domanda è: cosa può restare di quelle parole dopo tutto questo tempo? Cosa può veramente giungere a destinazione e cosa invece è stato assorbito dal resto della vita trascorsa?
Diciamo che il protagonista dello spettacolo è il risultato di tutti questi elementi, un uomo che ha perso la memoria, che intreccia insieme pezzi di passato e di presente, che mischia le date e gli eserciti in gioco, che non ricorda neanche più qual’è il suo ruolo, vittima o carnefice?
Un uomo a cui, però, rimane l’essenziale, l’unico messaggio che può rimanere integro anche a distanza di secoli, l’unico segnale che non può essere corrotto dall’instabile coerenza del potere.
Una farfalla. O qualcosa di simile.
La drammaturgia è pensata per arrivare a fasce d’età diverse, dai ragazzi delle medie fino al pubblico adulto, proprio perchè il messaggio non ha bisogno di uno studio approfondito a monte dello spettatore e nello stesso tempo non affronta in maniera didascalica o didattica date, eventi e protagonisti.
I protagonisti di quella storia siamo noi, noi tutti, i presenti e i trapassati, senza facilitarci il punto di vista sedendoci di default dalla parte dei “buoni” ma scomodandoci in tutti i ruoli, perché il problema, a questo punto, e vista la varietà dei “lager”, non è stare dalla parte giusta ora e qui, ma trovare una grammatica umana che valga sempre e per sempre, qualunque siano le circostanze.
Le stesse persone che commemorano le vittime dei lager nazisti o di quelli comunisti hanno messo le basi o silenziosamente acconsentito alla costruzione dei Centri di Permanenza Temporanea per immigrati clandestini, attenendosi alle circostanze in maniera superficiale, senza che quell’esperienza passata insegnasse nulla.
Serve allora studiare la storia?
O è più importante interrogarsi su quanta percentuale di “Kapò” c’è in ognuno di noi?
Farfalle mischia tutto, parte dalle idee per arrivare agli animali e agli uomini, si interroga su cosa voglia dire avere un numero tatuato sulla pelle e su cosa voglia dire “essere” un numero tra tanti, si chiede, parafrasando Levi, se questo è un uomo ma anche se “quello” è un uomo, ribaltando la pietà.
Un insieme di immagini dai contorni fuori fuoco per lasciare in primo piano poche cose essenziali che traccino un cammino.
Un bacio, una lettera e una bambina che viene accompagnata a scuola.
E le farfalle, ovviamente.

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Informazioni e prenotazioni:

Teatro Leonardo da Vinci

Via Ampère 1, angolo piazza Leonardo da Vinci, Milano

Tel: 02 26.68.11.66 dal lun al sab dalle 15.00 alle 19.00 biglietteria@teatroleonardo.it – www.teatroleonardo.it

Date e orari: ore 20.45,

Prezzi: intero: 22,00 euro – ridotto under 30: 15,00 euro, over 60: 11 euro –

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