Il signor Bruschino ossia Il figlio per azzardo

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Foto di Michele Crosera

Farsa giocosa per musica in un atto

Libretto di Giuseppe Foppa, da Le fils par hasard, ou Ruse et Folie di René de Chazet e Maurice Ourry

Musica di Gioachino Rossini

 

Personaggi e interpreti:

Gaudenzio: Omar Montanari

Sofia: Irina Dubrovskaya

Bruschino padre: Filippo Fontana

Bruschino figlio; un delegato di polizia: David Ferri Durà

Florville: Francisco Brito

Filiberto: Claudio Levantino

Marianna: Giovanna Donadini

 

Maestro concertatore e direttore: Francesco Ommassini

Regia: Bepi Morassi

Scene, costumi: Scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia: Erika Muraro (scene), Nathan Marin (costumi), Marta Zen (costruzioni)

Orchestra del Teatro La Fenice

Maestro al fortepiano: Roberta Ferrari

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

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Il signor Bruschino chiude l’Atelier della Fenice, progetto che dal 2012 ha coinvolto l’Accademia di Belle Arti di Venezia nella realizzazione delle cinque farse proposte da Rossini al Teatro San Moisè: La cambiale di matrimonio, L’inganno felice, La scala di seta e L’occasione fa il ladro. L’iniziativa è degna di considerazione perché ha dato la possibilità agli studenti di confrontarsi col mondo ove in futuro potranno, chi scrive glielo augura, lavorare come professionisti.

Seppur di breve durata, Bruschino è sintesi perfetta dello stile rossiniano, un concentrato irresistibile di arie, duetti, terzetti, onomatopee e bizzarrie, come gli archetti dei secondi violini battuti sui leggii nel mentre della celebre sinfonia. Il libretto di Foppa, per quanto possano dirne altri critici, è formalmente efficace, soprattutto se si tiene conto che è riduzione da cinque atti a uno dell’intricatissima commedia Le fils par hasard, e piega in maniera assai funzionale la parola alla musica.

L’allestimento presentato al Teatro Malibran è piacevole, anche perché grande quantità della comicità, più che agli effetti scenici, viene affidata alle doti recitative degli interpreti. Bepi Morassi legge la farsa in chiave metateatrale, come se la recita fosse la prova della compagnia che, durante la sinfonia, si presenta alla ribalta, dove un mimo affida i ruoli agli attori, con tanto di plastico e figurini per spiegarli la vicenda. In seguito, però, lo spettacolo acquisisce i connotati di un “manuale del giovane regista”, sparpagliando eccessivamente qua e là scintille, fumo, dialoghi dai palchi di proscenio, flirt del soprano col direttore d’orchestra, coriandoli dorati e ulteriori ingenue amenità. Le scene di Erika Muraro sembrano ritagliate e dipinte nel cartone, o addirittura enormi stickers, all’insegna d’una semplicità di mezzi di gusto antico, mentre i colorati costumi di Nathan Marin si inseriscono nel solco di una rassicurante tradizione.

Ottimo il cast. Omar Montanari si trova a suo agio nella parte di Gaudenzio, dimostrando come sappia interiorizzare e fare proprio lo spirito buffo del Pesarese. Bravissima Irina Dubrovskaya, intonata e disinvolta nelle agilità richieste a Sofia. Spigliata, maliziosa al punto giusto, attrice graziosa, è gioia per gli occhi e per le orecchie, sensazione confermata dall’eccellente resa di Ah donate il caro sposo, aria solista con corno inglese concertante. La prestazione di Francisco Brito, l’amoroso Florville, va tutta in crescendo. Filippo Fontana è Bruschino padre, abbigliato “alla Verdi”, dalla voce sempre presente nonostante qualche incertezza nel terzetto Per un figlio già pentito. Bene il Filiberto di Claudio Levantino. David Ferri Durà riesce meglio qui che in quanto sentito nella Vedova padovana dello scorso dicembre, forse perché impegnato nel doppio e limitato ruolo di Bruschino figlio e di un delegato di polizia. Giovanna Donadini, Marianna, si conferma deliziosa e simpatica caratterista.

Francesco Ommassini dirige con sicurezza e piglio elegante e arioso, sebbene non sarebbe inopportuna una maggiore incisività in alcuni passaggi fondamentali della partitura. Mette, comunque, a loro agio i cantanti per farne risaltare al massimo le qualità vocali e l’orchestra trova momenti di ampio respiro nelle scene d’assieme.

Roberta Ferrari accompagna al fortepiano, con un pizzico d’ironia, tanto da citare il Can can de La boutique fantasque di Respighi mentre Gaudenzio legge la lettera di Bruschino padre.

Applausi entusiasti e successo per tutti.

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