“Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams

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fotoMettere in scena “Improvvisamente l’estate scorsa” è stato un atto di grande coraggio da parte di Elio De Capitani che ne firma la regia. I commenti all’uscita dal teatro erano improntati ad un consenso contenuto reso problematico dal confronto con la versione cinematografica di Joseph Mankiewicz che evidentemente molti spettatori avevano visto ed apprezzato. Ciononostante, i giudizi erano complessivamente positivi con qualche riserva sulla pur brava Cristina Crippa nel ruolo di Violet, la madre possessiva e iperprotettiva. D’altra parte il confronto con la grande Katharine Hepburn avrebbe fatto tremare i polsi a qualsiasi attrice. Ottima la prova di Elena Russo Arman nella difficilissima parte della giovane Catharine e di Christian Giammarini in quella del dott. Cukrowicz. Simboli e metafore sono presenti nelle belle scene di Carlo Sala (il giardino-giungla di Sebastian) e nel testo di Williams che ripete il gioco della vita dove non ci sono vincitori e i vinti. Le vittime di soprusi, di perversione, vendetta, cannibalismo ci fanno precipitare nel pathos della tragedia greca. D’altra parte le fonti alle quali l’autore ha tratto ispirazione sono il Tito Andronico di Shakespeare, metafora di una società “cannibale” a scapito dei più deboli, le Metamorfosi di Ovidio, che tratta l’impossibilità di comunicare la verità. La commedia, per grandi linee autobiografica, è stata portata sulle scene di Broadway nel1958 incontrando l’ostilità della censura che in quegli anni era chiamata a custodire la morale corrente specchio del perbenismo, dell’ipocrisia e della sessuofobia della società americana.

La ricchissima Violet Venable, che ha perso il figlio Sebastian da poco tempo, vuole convincere il giovane neurologo dottor Cukrowicz a effettuare una lobotomia alla nipote Catharine che – unica testimone della misteriosa morte del figlio avvenuta durante le vacanze, l’estate scorsa, in una località esotica – è da allora rinchiusa in manicomio. Le domande a questo punto si moltiplicano, la ragazza è davvero pazza o forse cela un tremendo segreto (che la signora Venable vuole nascondere) sullo spessore etico/comportamentale di Sebastian? Quale rapporto incorreva tra Violet e il figlio scomparso e tra lui e la cugina? La sconvolgente (per quei tempi) verità verrà fuori grazie alle insistenze del dottore che, prima di praticare l’intervento, pretende un confronto a tre (lui, la madre e la nipote) nel corso del quale sottopone la ragazza ad una seduta psicoanalitica, in realtà un drammatico interrogatorio, da cui esce la verità. E così Violet Venable, nella sua ostinata lotta contro il tempo, è costretta ad ascoltare dalla nipote il racconto raccapricciante della morte del figlio vittima di una banda di ragazzini affamati da lui adescati per soddisfare le proprie pulsioni omosessuali. La madre si dispera e impazzisce pur conoscendo il segreto del figlio che, nelle lunghe vacanze esotiche, aiutava a reclutare le giovani vittime. “La natura è crudele” è uno dei concetti su cui ruota l’esistenza di Violet.

Elio de Capitani è stato bravissimo nel dare la giusta misura, il giusto tono a questa opera tagliente, corrosiva e profonda, caratterizzata dal lento precipitare dei personaggi negli abissi dell’anima e nella riflessione sull’istinto di morte.

Oltre ai menzionati Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Cristian Giammarini, meritano un applauso anche Corinna Agustoni Enzo Curcurù e Sara Borsarelli.

Belli i costumi di Ferdinando Bruni, funzionali i suoni di Giuseppe Marzoli e le luci di Nando Frigerio.

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