“Don Giovanni” di Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin

0
292
Condividi TeatriOnline sui Social Network

fotoSenza voler dare pagelle dobbiamo dire che del complesso drammaturgico la cosa che ci ha più colpito è la pregevole e innovativa scenografia impostata secondo gli stilemi della video projection mapping dell’artista francese Fabien IIilou: un fondale in movimento con disegni, animazioni ed effetti speciali sempre funzionali all’azione scenica. Molto apprezzato anche Andrea Farri che ha mischiato con perfetta sintonia musiche originali con musiche che svariano da Mozart ai Pink Floyd. Gli attori sono di buon livello Alessandro Preziosi e Nando Paone nelle vesti rispettivamente di Don Giovanni e il servitore Sganarello si contendono la palma del migliore.

Ma veniamo al testo. Si dice che la commedia sia attuale, è vero, ma non è attuale per merito di Molière che ha magistralmente descritto i vizi e l’ipocrisia della società a lui coeva, ma è la natura umana che non cambia e che ha, in un certo senso, il merito di rendere attuali capolavori del passato. Dobbiamo riconoscere che la polvere del tempo ha tolto brillantezza al testo che particolarmente nel primo atto è di buona fattura, elegante ma piuttosto noioso. Per dare linfa vitale al Don Giovanni bisogna avere il coraggio che hanno avuto, per esempio, Filippo Timi o Antonio Latella anche se i risultati non sono sempre eccellenti perché sono spesso il frutto molto kitsch di un’intelligente provocazione.

Alessandro Preziosi (in qualità di regista) gioca col testo di Molière, ne esalta l’aspetto erotico (con intelligente ironia) così come Don Giovanni gioca l’arma della seduzione per far cadere nella sua rete le belle dame che incontra. Don Giovanni è un essere schiavo del suo amore per l’amore stesso, innamorato del genere femminile e di ogni suo esemplare, senza mai farsene possedere davvero, godendo del rischio e del gioco di sottomettere una donna per poi fuggire verso una nuova avventura. Don Giovanni ricerca l’equazione dell’amore, quindi della vita, nel paranoico impulso libertino. Il suo appagamento si nutre della conquista più che degli sviluppi sessuali ché anzi (nel gioco) lo riportano ogni volta alla casella di partenza. L’impenitente libertino ateo e irriverente ha un pessimo rapporto col padre e col trascendente. “ Infatti, se Dio è amore e tutti amano Dio, è impossibile per Don Giovanni avvicinarsi a qualsiasi forma di religiosità, dal momento che vuole essere lui stesso l’unico corpo da venerare”. Nel suo parossistico andare e venire, questo irrefrenabile narcisismo, segnerà la sua fine e quando Don Giovanni muore Sganarello suo servo e coscienza critica cinicamente dirà “E adesso chi mi paga?” Il Don Giovanni secondo Molière dovrebbe In fondo essere tormentato dal senso di colpa e da una fondamentale infelicità che viene in questa versione però sfumata dall’interpretazione di Preziosi che veicola (giustamente a mio avviso) il messaggio critico di Molière con una buona dose di divertissement.

Oltre a Preziosi e Paone dobbiamo ricordare l’ottima prova di Lucrezia Guidone, Barbara Giordano, Roberto Manzi, Daniele Paoloni, Daniela Vitale, Matteo Guma

Belli i costumi Marta Crisolini Malatesta, funzionale il servizio luci di Valerio Tiberi.

LEAVE A REPLY